giovedì 16 febbraio 2012

Attenzione, amianto!


Si fa un gran parlare di amianto, in questi giorni e dei danni che può procurare ai polmoni di chi ne respiri le polveri.

Stupisce dunque che a Milano ci sia un luogo accessibile al pubblico dove su tutti i muri sono incollati cartelli con scritto: "ATTENZIONE!!! Presenza di manufatti a matrice amiantifera. NON TOCCARE", con tanto di punto esclamativo gigante al centro del foglio.

Il luogo, all'apparenza, è uno dei più incantati della città. Si tratta del Centro ricreativo della Polizia Locale di via Bazzi, al numero civico 20. Ci sono due campi da tennis in terra rossa, un campo da calcetto in erba sintetica, una palestra superattrezzata e un boschetto, chiamato "Belgiardino" con tanti cartelli stradali, strade, incroci, semafori e anche una vecchia fontanella – di quelle che in giro per Milano non se ne vedono quasi più –, dove da anni vengono portati i bambini delle scuole per insegnare loro la segnaletica stradale.

Una casetta invasa dall'amianto

E c'è anche una casetta – pare si tratti di un ex casotto daziario donato in passato al corpo dei vigili urbani – dove c'è un ufficio, gli spogliatoi dei tennis con le docce, ma anche uno spazio adibito a "dopolavoro", con tanto di biliardo al centro della sala, televisione e bancone del bar (anche se quest'ultimo è ormai in disuso).

Qui i cartelli che segnalano la presenza di amianto sono ben visibili già sulla porta d'entrata e sono posti su tutti i muri interni della casetta. Negli spogliatoi, poi, ce ne sono molti, uno per ogni parete. Amianto d'appertutto, in un posto frequentato abitualmente dai vigili che vogliono fare un po' di sport e da coloro che lavorano nell'ufficietto, dove si registrano le prenotazioni e si pagano le ore di tennis e calcetto.

Uno spazio accessibile a tutti,
anche ai bambini

Ma non solo, perché l'accesso è consentito, previo abbonamento annuale, anche a persone esterne, che non fanno parte del Corpo di Polizia Locale. Le quali possono in qualsiasi momento venire a contatto, con i "manufatti a matrice amiantifera". E questo può succedere non solo a persone adulte: i bambini che vengono condotti nel giardino con i cartelli stradali se devono andare in bagno lo fanno qui, in questa casetta. E spesso si tratta di bambini in età pre-scolare, che non sono nemmeno capaci di leggerli, quei cartelli di avviso.

L'appello al Comune di Milano, a questo punto, è d'obbligo: visto che i campi di gioco sono stati oggetto di un lavoro di risistemazione negli anni scorsi, non è forse il caso di abbattere una volta per tutte questa piccola struttura e sostituirla con un'altra? Non è il caso di aspettare oltre, quel "casello" è lì dal 1971, non vorremmo avesse già fatto troppi danni...



Se vuoi saperne di più sulla diffusione e sui pericoli dell'amianto, leggi questo interessante articolo pubblicato sul sito "Urbano Creativo".

 

Aggiornamento

Nel 2013 il casotto è stato chiuso e non viene più utilizzato da vigili e visitatori, né come punto per le iscrizioni né come spogliatoio, che sono stati spostati nella vicina Scuola di formazione dei vigili urbani di via Boeri. Per ora rimane lì, all'interno del suo bel parchetto, vuoto e abbandonato, in attesa di essere, probabilmente abbattuto. Ma è già un bel passo avanti, non c'è che dire.



 

Casotto d'amianto di via Bazzi, aggiornamento/bis

Nel corso dell'estate 2014 la casetta piena d'amianto è stata abbattuta. Al suo posto c'è ora una spianata di terra che chissà quando verrà mai sistemata.

Poco importa: la cosa fondamentale è che questo pericolo sia stato finalmente eliminato (ma, ci chiediamo, servirà una bonifica anche del terreno su cui poggiava?).

L'abbattimento ha coinciso con la chiusura del centro per alcuni giorni, forse per evitare che le polveri di amianto, durante le operazioni di abbattimento, fossero inalate da sportivi e persone varie di passaggio.


Anche questa segnalazione di Milanau è dunque andata a buon fine, chissà che il nostro umile blog non abbia qualche piccolo merito...




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lunedì 13 febbraio 2012

Formigoni a San Valentino sarà finalmente il "Presidente di tutti"


Domani, 14 febbraio, festa di San Valentino, per tutti gli innamorati ci sarà una grande opportunità. Quella di scambiarsi baci sul secondo grattacielo più alto d'Italia, quello della sede della Regione Lombardia. Lo ha comunicato il presidente della Regione, Roberto Formigoni, in un messaggio rivolto ai cittadini di Milano e dintorni.

«Vi aspettiamo qui da noi», ha sottolineato Formigoni, in un video in cui non appare il simbolo della Regione ma solo l'indirizzo del sito privato del presidente, quasi che a invitare i cittadini sia l'uomo – che peraltro, come ha fatto notare qualcuno anche all'interno della Regione, si è fatto sistemare un appartamento privato al penultimo piano, spendendo solo per arredarlo, la bella cifra di 127mila euro – e non l'istituzione.

Un'apertura a tutte le coppie innamorate?

Ma va bene così, per una volta guardiamo il gesto e non cerchiamo la polemica a tutti i costi. Anche perché quella di Formigoni sembra essere – anche se forse non proprio volutamente – un'apertura a tutte le coppie innamorate, comunque esse siano composte. Un messaggio forte, dunque, che si scontra con decisione contro la deriva omofoba che negli ultimi giorni l'ha fatta da protagonista nella nostra città (e non solo qui).

Da giorni si discute infatti se sia il caso di bruciare in piazza o no un paio di libretti che parlano in modo poetico e delicato, accessibile anche ai bambini, di amore anche tra persone dello stesso sesso. Si tratta delle pubblicazioni edite dalla casa editrice "Lo stampatello":"Piccolo uovo",  scritto da Francesca Pardi e illustrato dal papà della Pimpa, Tullio Altan, e "Piccola storia di una famiglia", dove si parla di due mamme che decidono di avere tanti bambini insieme e costruire così la loro bella e numerosa famiglia.

Salvini, Giovanardi, Forza Nuova e i libri da bruciare

La loro pubblicazione e la loro distribuzione nelle biblioteche cittadine ha sollevato gli strali dei soliti tribuni anti-omosessualità. In prima fila il leghista Matteo Salvini, quello dei cori ai napoletani e dei posti in metropolitana vietati agli extracomunitari, che ha accusato il Comune di Milano di diffondere pubblicazioni che parlano in modo naturale delle cosiddette "famiglie arcobaleno" e osano mettere sullo stesso piano le coppie eterosessuali e quelle omosessuali. Qualche giorno prima ci avevano pensato gli esponenti di estrema destra di Forza Nuova, che avevano parlato – e ci saremmo stupiti del contrario – di roghi da fare con questi libri.

"Il piccolo uovo di Altan, odiosa cultura omosessuale insegnata ai bambini, roghi in piazza", questo il messaggio twittato dagli esponenti dai neonazisti di Forza Nuova. Infine ci ha pensato il solito Carlo Giovanardi, politico di lungo corso che ormai fa parlare di sé solo per le sue sparate. «Due donne che si baciano per strada», ha detto il sedicente ultracattolico esponente del centrodestra, «sono come fare pipì in pubblico». Un bell'esempio di applicazione della famosa massima evangelica "ama il prossimo tuo come te stesso", non c'è che dire.

Civati e Scalfarotto: «Tutti in cima al Palazzo della Regione!»

Ecco perché, tornando all'inizio del nostro discorso, l'apertura di Formigoni per San Valentino è un'occasione da non perdere per tutte le coppie che vivono a Milano e dintorni, comunque siano composte.
Se n'è accorto Ivan Scalfarotto, vice presidente del Pd, che ha annunciato attraverso Twitter che il 14 sarà sul piano più alto del palazzo della Regione per dirsi, anzi ridirsi, "sì" con il suo compagno. E ha anche invitato attraverso il suo sito "tutte quelle famiglie e quegli amori che per la legge e per il Presidente Formigoni non contano nulla" a salire in cima al Pirellone Bis per dimostrare la loro esistenza e quella dei loro sentimenti.

Ecco perché questa volta Formigoni, rischia davvero di diventare – suo malgrado – il "Presidente di tutti"...

P.s.: della serie "diamo a Cesare quello che è di Cesare", bisogna sottolineare che la proposta di utilizzare l'invito di Formigoni come un'occasione di "apertura" per tutte le coppie è venuta, in origine, dal blog del consigliere regionale Giuseppe Civati. Scalfarotto ha raccolto l'invito e l'ha fatto suo, diffondendolo ancor più sul web.
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martedì 7 febbraio 2012

Là dove c'era il muro...

Finalmente non c'è più. Finalmente è stato abbattuto il muro di via Patellani, transennato dallo scorso aprile 2011 perché pericolante. Lo si vedeva a occhio nudo che rischiava di cadere, da tempo. Era ora lo facessero, avevano pensato tutti, ma le transenne messe per evitare che i pedoni ci passassero accanto, da accorgimento momentaneo – messe per preservare i cittadini fino all'abbattimento del muro – erano ormai divenute, con grande scorno di tutti, un arredo urbano ormai definitivo.


Ce n'è voluta, per farlo abbattere. Molti i cittadini che si sono mossi. Non solo per un aspetto estetico, bisogna dirlo. Perché quella corta via collega viale Bligny alla circonvallazione di viale Beatrice d'Este. All'interno delle mura, oltrepassata la strada a scorrimento veloce, ci sono scuole, asili nido, giardinetti pubblici. Ogni giorno decine e decine di bambini, con genitori e tate erano costretti – per non dover camminare a ridosso delle transenne, praticamente in mezzo alla strada – a percorrere il vialetto che c'è in mezzo alla via (nella foto a fianco), spesso sporco oltre ogni limite, la mattina, e non sempre "ben frequentato" già con il primo calare delle tenebre. Con l'aggiunta di dover percorrere un percorso a rischio, cosparso di neve e ghiaccio, quando come in questi giorni la temperatura scende ben sotto lo zero.

E' stata dura, dicevamo. Molti hanno telefonato in Comune – quando c'era la Moratti e anche dopo, con l'arrivo di Pisapia – ottenendo solo risposte evasive, fatte di "non sappiamo", "deve chiamare l'ufficio competente", "presto interverremo", ecc. ecc. Davvero demoralizzante.

Ma, per fortuna, c'è chi non si è arreso e ha scoperto, dopo mesi di "rimbalzi" telefonici, che il muro, insieme alla struttura che gli sta a fianco, era stato venduto dal Comune già a inizio 2011... come tanti altri immobili facenti parte del "Fondo Milano 2". Per farla breve, il muro (con tutto il resto) è stato acquistato da un potente gruppo bancario (Bnl). Non vogliamo fare troppa pubblicità a colui che ha risolto la situazione - che non è andato di sicuro in cerca di quella – ma solo dire che è uno dei componenti degli EelST (e non aggiungiamo altro) e che presentandosi, come tale, a un responsabile della banca è riuscito a ottenere finalmente l'abbattimento del muro.

Insomma, tutto è bene quello che finisce bene, si diceva una volta. Anche se adesso, per favore, non lasciate il cantiere aperto per mesi, se no ci tocca ricominciare da capo...

(Leggi: quando era "vietato gigioneggiare" davanti al muro)



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lunedì 30 gennaio 2012

Controlli fiscali. Fatti, non parole

Ci risiamo. Il blitz della Guardia di Finanza – coadiuvata dalla polizia locale – nelle zone della movida e dello shopping milanese ha destato un nugolo di proteste molto simile a quello che aveva fatto seguito all'operazione svolta a Cortina d'Ampezzo durante le vacanze natalizie.

A  molti non piace il modo di fare dell'Agenzia delle Entrate che con questi interventi, viene detto, spettacolarizza una questione molto seria, quella legata al complicato mondo dell'evasione fiscale.

A Milano viene fatto uno scontrino su tre

Nel caso di Milano c'è anche chi ha parlato di «Operazioni alla John Wayne, con lo Stato che va a rompere le palle ai cittadini alle due di notte» (nel caso specifico si tratta di Matteo Salvini, esponente cittadino della Lega Nord), mentre i commercianti si sono difesi con un «non siamo criminali» che ben illustra la loro sensazione di essere vittime di un modo di fare, da parte dell'autorità statale, al limite della legalità.

E invece sono loro, o meglio una buona parte di loro, che vive e opera nell'illegalità. In una serata e nella mattinata successiva – tra sabato 28 e domenica 29 – i controlli di Guardia di Finanza e Vigili urbani hanno dimostrato che in genere, nei locali pubblici e negozi milanesi, viene fatto uno scontrino su tre. E che molte sono le irregolarità amministrative, che molti registratori di cassa non sono a posto, che numerosi dipendenti non sono in regola. Ma tutto ciò non è sufficiente per far sentire "colpevoli" questi nostri concittadini. Perché sono comportamenti, questi, che ritengono siano provocati dalle numerose tasse, imposte, accise, vessazioni di ogni genere che devono pagare. «Se non facessi così – è il loro pensiero –, chiuderei domani».

L'unico modo per guarire un sistema malato

Un ragionamento che dimostra come ci sia solo un modo per uscire da una situazione in cui le tasse sono viste esclusivamente come una ghigliottina e non come il sistema attraverso cui lo Stato si procura i soldi per offrire i servizi ai cittadini. Ecco appunto, l'unico modo per guarire questo sistema malato è dimostrare che i servizi, se vengono pagate regolarmente le tasse, i cittadini li possono davvero avere.

Una sensazione che cresce sempre più, da quando il governo Monti è entrato a regime. Non è un governo simpatico, forse, difficile sostenere il contrario. Perché da quando è arrivato ha alleggerito le nostre già povere tasche, bacchettandoci oltrettutto in continuazione per come abbiamo vissuto finora. Ma è anche un governo serio, che sta facendo di tutto per toglierci dal fango in cui eravamo finiti. Si ha l'impressione che finalmente quello che viene detto dai nostri amministratori possa avere un seguito. Quando si sente dire che L'Aquila verrà finalmente ricostruita, si ha la sensazione che sarà davvero così. Quando si dice che la mafia verrà finalmente contrastata, anche al nord, si intravede una vera intenzione di farlo. Quando si dice che la lotta all'evasione fiscale verrà finalmente combattuta, si comincia a credere che siano non solo parole gettate al vento, ma una precisa indicazione per l'agenda governativa futura. E questo non accade solo a livello nazionale. Anche in città, anche a Milano molti hanno l'impressione che qualcosa sia finalmente cambiato.

La gente è stufa di sprechi, abusi, corruzione e illegalità

Ma forse è proprio questo che fa più paura. Che alle parole facciano seguito i fatti, una vera novità per il nostro Paese. Perché da sempre si parla di lotta alla mafia, ma poi si scopre che ormai quello non è più un solo problema del sud e c'è chi insorge se lo si sostiene ad alta voce. Da sempre si parla di liberalizzazioni, tutti le vogliono, ma appena si toccano i vari interessi acquisiti le categorie insorgono e parlano di abuso di potere. Da sempre si parla di lotta allo smog, tutti d'accordo nel volerlo debellare ma poi quelli appena appena toccati dai provvedimenti si sentono perseguitati e raccolgono firme per contrastare le scelte effettuate. Da sempre si parla di lotta all'evasione fiscale, appunto, si dice che finalmente bisognerebbe cominciare a combatterla seriamente, ma poi se lo si fa si sollevano polveroni di proteste dai controllati, che si sentono vittime di un modo di agire poco consono al loro modo di intendere il "fare commercio". Gli esempi potrebbero essere migliaia...

E in tutto ciò, spicca la figura misera di svariati esponenti politici che non hanno ancora capito che in Italia la mentalità sta, anche se molto lentamente, cambiando. La gente è stufa, arcistufa, e lo dimostra in continuazione, di sprechi, abusi, corruzione, illegalità. Abituata a conviverci per anni, anzi per decenni, ha finalmente rialzato – anche se ancora in modo leggero – la testa, e adesso pretende rigore, pulizia, onestà. C'è chi ancora non se n'è accorto e vorrebbe che la situazione restasse quella di sempre, e vive giorno per giorno cavalcando lo scontento di quelli che nell'illegalità in tutti questi anni ci hanno sguazzato e ci si sono arricchiti.

Ci auguriamo non ci sia futuro per tutti questi figuri, vera malattia che incancrenisce il nostro Paese, finalmente desideroso di cominciare a contare per quello che potrebbe essere e non per quello che, da molte parti, si è sempre voluto fosse.

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mercoledì 25 gennaio 2012

Il bersagliere con i "baffetti"


Tutto il rispetto per chi mette in piedi una nuova attività, magari con grandi sacrifici. Niente da dire, poi, su chi cerca di reclamizzarla, questa attività, cercando di farla conoscere al pubblico. Ma la situazione che è visibile in corso di Porta Romana, nell'ultimo tratto verso piazza Missori, appare davvero un po' fuori luogo. La palazzina interessata, raffigurata nella foto a fianco, risponde al nome di Casa Bettoni ed è una delle più belle dell'intera via, grazie anche alle due statue di bersaglieri poste ai lati del suo portone.

Al suo riguardo Wikipedia recita:
"Questo curioso edificio (progettato in stile eclettico nel 1859 da Giuseppe Palazzi e completato nel 1865), in Corso di Porta Romana a Milano, bene esprime e documenta, con le sue sculture "patriottiche" di bersaglieri e i suoi rilievi di tema risorgimentali, il tripudio della borghesia milanese per l'Unità d'Italia".

 

Dall'Unità d'Italia alle ascelle

Quella borghesia milanese anelante all'Unità d'Italia che oggi non potrebbe che inorridire davanti a ciò che è stato esposto sulla finestra a fianco del bersagliere di sinistra: una serie di annunci di offerte di un centro estetico che parlano di "baffetti", "inguine" e "ascelle" (clicca sulla foto per ingrandirla).

Niente da dire, come detto, ognuno è libero di fare quello che vuole – anche se la Sovrintendenza per i beni storico-artistici, in questo caso, un occhio lo potrebbe buttare lì – ma l'estetica, diciamocelo, è davvero un'altra cosa.


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martedì 24 gennaio 2012

Della Commissione comunale antimafia e di chi non la vuole

Ieri il Consiglio comunale milanese ha votato l'istituzione della Commissione consiliare antimafia, un organo interno di cui faranno parte 18 consiglieri, 10 di maggioranza e 8 di opposizione. Un atto dovuto, vista la situazione sempre più allarmante, dal punto di vista delle infiltrazioni mafiose, registrata a Milano e dintorni. I dati diramati negli ultimi mesi decrivono infatti la Lombardia come il nuovo fronte della malavita organizzata italiana. Questa è la regione più ricca d'Italia, non c'è da sorprendersi se mafia, camorra e 'ndrangheta decidono di venire qui a fare i propri affari.

Tutto normale, quindi. Se non fosse che, ancora una volta, il centrodestra si è messo di traverso, contestando apertamente la scelta fatta dalla maggioranza del sindaco Pisapia. La Lega Nord se n'è addirittura andata, è uscita dall'aula e non ha ritenuto nemmeno di discutere (pro o contro) l'istituzione della Commissione. Il Pdl, invece, è rimasto in aula ma ha contestato duramente il nuovo organo consultivo, prima di astenersi dal voto (così come ha fatto, partendo da altra posizione politica, il Movimento 5 Stelle).

Per De Corato la malavita organizzata a Milano non c'è

Il più risoluto contestatore della Commissione è stato l'ex vice sindaco Riccardo De Corato, colui che da sempre viene descritto dai suoi alleati e dai suoi elettori come il paladino della sicurezza cittadina. Nel suo intervento De Corato ha cercato di minimizzare la presenza della malavita organizzata nella nostra città. In fondo, ha detto, qui la mafia non ha mai ucciso nessuno, forse dimenticando che il vigile urbano e le altre quattro persone morte nell'esplosione del Pac di via Palestro, quella del 27 luglio 1993, sono vittime da ascrivere alla violenza mafiosa.

E' facile controbattere – ma questo lo sa bene anche De Corato – che i danni, la mafia li può fare anche senza uccidere. Gli appalti vinti in modo illegale, i rifiuti tossici nascosti sotto le strade, i pizzi richiesti ai negozianti, gli incendi dolosi di locali e negozi, e tutto quello che riempie ogni giorno le nostre cronache cittadine dimostrano che una Commissione antimafia, qui come altrove, non può mancare. Anche e soprattutto in vista dei lavori di Expo 2015, vera tentazione per chi vuole impiegare denari "sporchi" in attività, diciamo così, pulite.

Il Pdl, la Lega Nord e quelle strane coincidenze

Una scelta strana, quella di Pdl e Lega, che risponde però a una tendenza che, negli ultimi tempi, sembra andare sempre più delineandosi. Perché questa decisione viene dopo quelle di votare alla Camera il no all'arresto di Nicola Cosentino, il deputato accusato dai giudici di essere uno dei terminali politici della mafia, e dopo quella di "rifiutare" la cittadinanza onoraria milanese a Roberto Saviano, simbolo internazionale della lotta italiana contro le mafie.

Solo coincidenze? Siamo certi di sì. Ma siamo anche sicuri che, proprio per fugare ogni dubbio, gli esponenti di questi due partiti (che hanno governato l'Italia negli ultimi anni e che continuano a governare, oggi, la Lombardia) dovrebbero spiegare meglio la natura di queste scelte. Dovrebbero farlo ai propri elettori, sì, ma anche al resto degli italiani. Perché con la mafia, con le mafie, lo sappiamo bene tutti, non è il caso di scherzare.

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mercoledì 18 gennaio 2012

Roberto Saviano, un milanese

Il sindaco Giuliano Pisapia con Roberto Saviano
Roberto Saviano è diventato cittadino onorario di Milano. Un cittadino illustre in più, per la nostra città, un ragazzo che ha fatto della lotta alle mafie il significato della sua vita. E questo dovrebbe bastare.

Devo dire che non sono d'accordo quando vogliono presentare Saviano come un grande scrittore. Ho letto "Gomorra", per ora solo quello, e devo dire che l'ultima cosa che mi ha colpito è lo stile con cui Saviano scrive. Non è importante come sia scritto, quel libro. Importante è quello che dice. Saviano mi ha aperto un mondo che nemmeno mi immaginavo. Non è un grande scrittore, per me. E' un grande e coraggioso cittadino che ha scelto di parlare.

Credevo che la mafia fosse solo giù al sud

Credevo, o volevo credere, che la mafia fosse radicata solo giù, al sud, e che dalle nostre parti ci fossero solo episodi sporadici, frutti più del caso che di un'organizzazione perfetta. Volevo credere che gli sfarzi di certi locali che aprono a Milano fossero frutto di sforzi compiuti in lunghe vite di sacrifici e lavoro. Volevo pensare che i negozianti, dalle nostre parti, non fossero soggetti all'odioso rito del pagamento del pizzo. Credevo questo, e tante altre cose. E Saviano, con la sua scrittura asciutta e cruda mi ha aperto la mente, mi ha fatto vedere davvero come stanno le cose.

Un eroe del nostro tempo. Così dovrebbe essere visto da tutti coloro che vivono in una società che non vuole essere governata con violenze, prevaricazioni, uccisioni. Saviano ha sacrificato la propria tranquilla esistenza, per denunciare tutto questo. Si è arricchito? Forse, anzi di sicuro. Ma ha anche sacrificato la propria libertà, costretto com'è a vivere senza fissa dimora, sempre protetto da una scorta che lo segue in ogni attimo della sua vita.

Saviano, un eroe che dà fastidio

Un eroe. Sì, un eroe, Che però dà fastidio a molti. Dà fastidio perché dice le cose che altri dovrebbero dire, ma non dicono per paura o per interesse. Dà fastidio perché con il suo comportamento, con le sue parole rischia di rompere quell'equilibrio tra Stato e antistato che troppo spesso fa andare avanti le cose in questa Italia. Dà fastidio a chi ha il potere, perché se la situazione dovesse cambiare a causa delle denunce di Saviano, magari rischierebbe di perderlo.

Tre tweet, oggi, descrivono bene la situazione. Quello di Saviano che dice, semplicemente: «Oggi alle 18,00 a Palazzo Marino divento milanese». Quello di Carlo Masseroli, capogruppo del Pdl in Consiglio comunale che dice: «Cittadinanza onoraria a Milano per Saviano. Non partecipo. Non ha dato alcun contributo significativo alla città». E quello del leghista Davide Boni, presidente del Consiglio regionale – sempre più decimato dagli arresti dei suoi componenti, come l'ultimo in ordine di tempo che riguarda il consigliere Massimo Ponzoni del Pdl che nel 2005, secondo quanto sostenuto dai giudici, avrebbe ricevuto soldi dalla 'ndrangheta per sostenere la sua campagna elettorale (poi sarebbe diventato assessore nella giunta di Roberto Formigoni) – il quale dice: «Oggi Saviano diventa milanese Lega e Pdl disertano la cerimonia».

Questa sì che è coerenza: si vota no, in Parlamento, alla carcerazione di Nicola Cosentino – uno dei fondatori di Forza Italia, accusato dai magistrati di essere in contatto con il clan dei casalesi – e si dice no alla cittadinanza di Saviano. I conti tornano, verrebbe da dire.

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