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martedì 18 dicembre 2012

Scandalo rimborsi in Regione,
l'altra faccia del federalismo...

Il Consiglio regionale della Lombardia
Finalmente, forse, abbiamo scoperto qual è la vera essenza del "federalismo all'italiana". Per anni partiti politici fondati su questo unico principioLega Nord prima di tutti – ci hanno riempito la testa con concetti come «vogliamo che i nostri soldi restino al Nord», «basta farsi portare via i soldi dallo Stato», «se non ci fosse il Sud, il Nord sarebbe la nazione più ricca del mondo». Tutte frasi a effetto, pare, studiate per convincere i cittadini come il federalismo rappresenti la via migliore per poter affermare la supremazia morale, civica, economica del Nord sul resto dell'Italia. Ma gli obiettivi perseguiti, sembra di capire dalle rivelazioni degli ultimi giorni, sembrerebbero essere ben altri.

Milioni di euro in rimborsi spese

La regola primaria da applicare, in particolare, sembrerebbe essere «Non lasciare che altri prendano quello che potresti prendere tu!». Cioè: perché permettere che i nostri soldi vengano "presi" (tanto per usare un eufemismo) da quelli che stanno a Roma, quando li possiamo "trattenere" comodamente noi qui, stando in casa nostra? Un concetto che, come risulta dall'inchiesta che sta interessando il Consiglio regionale della Lombardia, sarebbe stato applicato in modo quasi perfetto in questi ultimi anni dagli esponenti politici che ne fanno parte.

Secondo quanto sostenuto dagli inquirenti, gli esponenti della maggioranza, tra i quali ci sono anche i leghisti del famoso "Roma ladrona", avrebbero applicato questa semplice norma in modo sistematico, quasi scientifico. Non contenti dei 10mila euro netti mensili del loro stipendio, in questi ultimi anni si sarebbero "mangiati" milioni di euro di rimborsi spese per comprarsi iPad, iPhone, computer; per pranzare e cenare nei migliori ristoranti della città a suon di ostriche, champagne e tartufi; per comprarsi libri, francobolli, oggetti di antiquariato; per pagarsi pranzi di nozze e viaggiare ogni giorno in taxi, anche per spostamenti personali. Tutto pagato con i soldi dei contribuenti, naturalmente. Che vuol dire: tutto a spese nostre.

Ecco perché i soldi devono restare qui, sembrerebbe dimostrare l'inchiesta della Polizia tributaria che è in corso in questi giorni. Perché così è più facile "trattenerli". A Roma c'è gente esperta in questo, che lo fa da anni, ma qui gli spazi di azione sono molto più semplici da affrontare e la gente comune, che guarda al potere centrale con sospetto, sembra essere molto più indulgente – o forse più ingenua – quando si tratta di atti compiuti da persone provenienti dalla sua stessa terra.

Non di solo Minetti si tratta

Un'ultima cosa. Il fatto che Nicole Minetti abbia comprato con i nostri soldi il libro "Mignottocrazia" (qualcuno ha detto, scherzando, che si sarebbe trattato di un aggiornamento professionale...), oltre ad avere speso centinaia di euro per cene e aperitivi, è davvero deprecabile. Ma non ci piace il giochetto che qualcuno vorrebbe mettere in campo: concentrare l'attenzione sulla consigliera che il presidente regionale Roberto Formigoni ha voluto a tutti i costi con sé (inserendola nel suo listino bloccato), perché almeno così non si parla di tutti gli altri. La Minetti già di per sé rappresenta una degenerazione del modo di fare politica portato avanti dalla maggioranza che sta per lasciare la Lombardia dopo vent'anni di potere, in relazione al suo caso non c'è bisogno di questo nuovo scandalo per aggiungere altro. 


Paolo Valentini (Capogruppo Pdl in Consiglio regionale)
Molto meno accettabile è invece il fatto che i rimborsi a suon di centinaia di migliaia di euro li abbiano chiesti i rappresentanti "normali", quelli che sono stati messi lì per sostenere gli interessi di tutti i cittadini, di quelli che li hanno votati ma anche di quelli che non la pensano come loro. Ne citiamo solo due, presi ad esempio per il ruolo che occupano all'interno del Consiglio regionale. Sono i capigruppo di Pdl e Lega Nord, Paolo Valentini e Stefano Galli. Anche loro hanno chiesto rimborsi che sono andati su tutti i giornali e che ora sono al vaglio degli inquirenti. Ci auguriamo che entrambi, come tutti i loro colleghi, siano in grado di giustificare le loro spese e che, soprattutto, possano dirsi tranquilli con la loro coscienza

Stefano Galli (Capogruppo Lega Nord in Consiglio regionale)
Perché mentre loro 
hanno speso i soldi 
dei cittadini in cene 
luculliane offerte ad 
amici e parenti, (se 
l'inchiesta dovesse 
confermare quanto 
trapelato in questi 
giorni sui giornali), 
molti di quegli stessi 
cittadini che gliele 
hanno pagate fanno 
ogni giorno i salti 
mortali per riuscire 
a dare da mangiare 
ai propri figli.



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martedì 25 settembre 2012

Consiglio regionale,
com'è dura la vita/3


Le scuse di Antonio, il nostro amico che ha lavorato per un certo periodo in Consiglio regionale, sono doverose, visto che per continuare il suo racconto, iniziato lo scorso settembre 2011, ha aspettato circa un anno. Nelle due precedenti puntate aveva parlato soprattutto del lavoro effettuato dai consiglieri regionali – gente che guadagna qualcosa come 10mila euro netti al mese – in ufficio e nelle commissioni.

E' tempo, ora, di fargli raccontare qualcosa di quanto accade nell'aula del Consiglio, durante le sedute. «Anzitutto – inizia Antonio – bisogna ricordare che i giorni in cui l'aula è al lavoro sono solo due la settimana, il martedì e il mercoledì. Pochi, verrebbe da dire, ma sarebbero giusti se negli altri giorni i consiglieri svolgessero le attività che dovrebbero a livello di ufficio e di commissione (che come abbiamo visto nelle puntate precedenti, per molti sono del tutto sconosciute). Due giorni, dunque, con riunioni che possono però protrarsi anche fino a tarda ora, che in questo caso coincide con le 19, 19 e 30, anche se nel programma vengono sempre indicate le 24».

La puntualità qui non è di casa

«Le sedute iniziano alle 10. Ma sarebbe meglio dire "le sedute dovrebbero iniziare alle 10", perché a quell'ora di consiglieri, sugli 80 previsti, se ne vedono sì e no una decina. Gli altri arrivano alla spicciolata, con grande flemma, anche con mezz'ore di ritardo. Stessa cosa dopo la pausa per il pranzo. In effetti una sola ora e mezza è forse poca per un lauto pranzo – che ogni buon consigliere regionale è giusto si conceda – ecco che quindi, invece che alle 14 e 30, l'inizio dei lavori pomeridiani può slittare anche di un'ora. Ma nessuno sembra preoccuparsene. O pochi, comunque: se qualcuno lo fa notare al presidente, si becca i sorrisini se non i rimbrotti dei suoi colleghi, che sembrano dire "non fare il primo della classe, prenditela comoda, vivi e lascia vivere"».

Vabbè, magari gli orari non vengono proprio rispettati, facciamo osservare ad Antonio, ma poi quando c'è da lavorare ecco che i consiglieri – e gli assessori, con il presidente della Regione, perché in Consiglio ci dovrebbero andare anche loro, ma di questo parleremo dopo – si trasformano e diventano di colpo seri e ligi al loro dovere...

La corsa al voto

«Magari – risponde secco Antonio –. Magari... Dovete sapere che nell'atrio che dà accesso all'aula c'è un piccolo bar e, tutt'intorno, comodi divani in pelle. Sono, questi, i luoghi più frequentati dalla maggior parte dei consiglieri, che qui sorseggiano caffè e cappuccini, chiacchierano amabilmente, leggono i giornali, mentre all'interno dell'aula si discute dei destini dei cittadini lombardi. Poi a un certo punto suona una campanella e tutti si scuotono, saltano in piedi come molle e si dirigono verso la porta dell'aula dove entrano spingendosi come un fiume in piena per raggiungere al più presto la loro postazione. Perché bisogna votare. Che cosa? Boh... l'unica cosa che sanno, questi signori è che devono votare sì o no, a seconda dell'indicazione del loro capogruppo. A volte il numero legale non è ragiunto perché alcuni consiglieri si attardano alla bouvette, devono finire il loro croissant. In questi casi il presidente dell'aula finge che ci siano problemi tecnici e temporeggia, senza che nessuno dica niente, fino a quando tutti i suoi sono entrati e possono inserire la scheda per il voto».

Esco un attimo, ma torno subito...

Edificante, davvero. «Ma niente in confronto a quello che fanno alcuni consiglieri – continua il racconto di Antonio – che fingono di presenziare alle sedute ma poi immediatamente si defilano. Per ogni presenza in Consiglio, così come per le Commissioni, è prevista infatti una diaria. Ecco dunque che ci sono quelli che arrivano, firmano, si siedono, si guardano intorno per una decina di minuti poi si alzano di scatto, come se fosse loro venuto in mente qualcosa che devono fare appena fuori dall'aula. Si avvicinano all'uscita con noncuranza, escono dalla porta e nessuno li vede più per il resto della giornata».

Una foto ricordo per il presidente

E veniamo agli assessori e al presidente della Regione. Come detto dovrebbero presenziare alle sedute, come gli altri consiglieri. Ma se gli assessori in linea di massima ci sono quasi sempre – chi legge il giornale, chi scrive sms, chi sonnecchia scocciato dal disturbo che viene dalle voci dei relatori oppure, nel migliore dei casi, chi risponde con sufficienza alle interrogazioni dei consiglieri – il presidente si fa notare quasi sempre per la sua assenza. La leggenda vuole che segua tutte le riunioni dal suo ufficio, posto all'ultimo piano (prima del Pirellone, adesso del palazzo che si è fatto costruire lì vicino). Ma nessuno sa se questo sia vero. Qualche volta si fa vedere, il presidente. In occasione del Concerto di Natale che viene eseguito in aula, per esempio, o anche tutte le volte che si vota e si approva una legge considerata importante, che il giorno dopo verrà citata sui giornali con tanto di foto ricordo. In quel caso il presidente si presenta qualche minuto prima del voto e si concede agli applausi della maggioranza, che ha votato naturalmente compatta, e ai click dei fotografi posizionati sulla balconata riservata alla stampa».

Gente che guadagna 10mila euro netti al mese

«Ecco qui – conclude il suo racconto Antonio – questo è ciò che fanno le persone che abbiamo votato all'interno del Consiglio regionale. Gente che guadagna 10mila euro netti al mese, più i vari rimborsi di cui è fin difficile conoscere l'entità, che può circolare in centro senza pagare il ticket, può parcheggiare dove vuole senza spendere un centesimo, viaggiare in autostrada gratis, forse anche sui treni e sugli aerei. Gente che se vuole mangia gratis nella mensa del Consiglio e se va al ristorante durante la settimana o fa il pieno alla sua automobile può chiedere il rimborso al gruppo politico, che poi si farà dare i soldi dal Consiglio stesso. Ma questo è un altro argomento...».

Grazie Antonio, grazie per averci raccontato come funzionano le cose all'interno del Consiglio Regionale della Lombardia, che molti definiscono la "Terza Camera d'Italia". Un vero esempio di efficienza o, come direbbe qualcuno, di "eccellenza"...




martedì 17 luglio 2012

Se Nicole Minetti se ne va,
lombardi umiliati e offesi

L'aula del Consiglio regionale
Premessa: se il nostro fosse un Paese normale, questo sarebbe un articolo-commento normale. Non essendolo il primo, può essere scritto e letto solo come un paradosso il secondo.

Come lombardi ci sentiamo offesi, e non vorremmo sentirci anche umiliati. Siamo la Regione più produttiva d’Italia, il fiore all’occhiello del nostro Paese. Frutto di una politica accorta, dicono in molti, e della serietà dei nostri politici.

Il Consiglio regionale lombardo, non a caso, da molti (e a ragione) viene definito la terza Camera italiana, che si va a posizionare subito dopo il Senato e quella dei Deputati. A comporlo viene costantemente chiamato il fior fiore (!) della classe politica locale e grazie a questo le eccellenze regionali, in tutti i campi, sono ben riconosciute anche oltre i nostri confini. E allora, ecco che non può che darci fastidio il fatto che ci sia chi, senza apparente motivo, chieda per ragioni sconosciute – con molta probabilità di opportunità di natura strettamente politica – le dimissioni di un consigliere. Anzi, per essere precisi, di una consigliera. Stiamo parlando, non sarà sfuggito a nessuno, di Nicole Minetti.

La Minetti, inserita nel listino bloccato di Formigoni

Fatto grave, non c’è dubbio. Ma come, una giovane e intraprendente donna regolarmente eletta a rappresentare il popolo lombardo dovrebbe dimettersi perché persone estranee allo stesso Consiglio, per ragioni strettamente politiche, glielo chiedono in modo insistente? Ma perché dovrebbe farlo? Ha forse combinato qualcosa di grave? Oppure è diventata improvvisamente indegna di occupare lo scranno consigliare?

L’offesa arrecata alla Lombardia e al suo operoso popolo è ancora più grave se si pensa che la suddetta Minetti non ha dovuto nemmeno passare attraverso il giudizio degli elettori, ma è stata inserita nel listino di Roberto Formigoni, il candidato alla presidenza della Regione del centrodestra (Pdl più Lega Nord) che poi è risultato vincitore delle ultime elezioni.

È chiara l’utilità di tale listino: riunire un gruppo di persone d’eccellenza che, forse perché meno conosciute alla grande massa, rischierebbero di non essere elette se si presentassero alle elezioni. Ma per la loro capacità, integrità, professionalità, ecc. sono ritenute troppo importanti per non essere annoverate tra i componenti del Consiglio e allora la legge offre ai candidati alla presidenza della Regione l’opportunità di poterli inserire in un proprio listino, così che queste persone speciali possano arrivare direttamente alla carica di consigliere in caso di vincita del loro “pigmalione”.

Così è accaduto per la Minetti. Formigoni ha ritenuto che di lei non poteva fare a meno. Lei era poco conosciuta al grande pubblico, o perlomeno sconosciute erano le sue capacità in fatto di politica. Per questo Formigoni ha ritenuto di non poter rischiare che non fosse eletta e l’ha inserita nel suo listino, portandola, grazie alla sua vittoria, a fare parte della Terza Camera italiana. Un gesto lungimirante, non c’è che dire, che rischia ora di essere vanificato dalle richieste insistenti, provenienti da altrove, di dimissioni che la riguardano.

Formigoni deve dire «no, grazie!» a Berlusconi

Una pressione esterna che, riteniamo, Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, non deve accettare. Così come ha difeso finora la sua fidata consigliera dalle richieste provenienti dalle forze di opposizione – che, chissà perché, chiedevano a loro volta che se ne andasse – deve ora mostrare la stessa integrità e forza d’animo e dire “no, grazie” anche a queste nuove richieste, provenienti dal suo stesso partito e in particolare dal suo leader, Silvio Berlusconi. Formigoni, lo ripetiamo, non può accettare questo diktat.

Se lo facesse, anche lui pare averlo capito, diventerebbe il grande sconfitto di tutta la vicenda. Le dimissioni forzate non colpirebbero la sola Minetti, ma anche e soprattutto lui, che si vedrebbe con clamore sconfessare una scelta da lui fatta e sempre difesa, anche quando forse ne avrebbe fatto volentieri a meno. Forse che il vero bersaglio, politico, di questa richiesta sia proprio lui?

Ma, considerazioni di questo tipo a parte, se Formigoni non ha motivi per ridere, ancor meno ne abbiamo noi lombardi che da lui, in Italia e nel mondo, siamo più o meno degnamente rappresentati. E' per questo che di tutta questa vicenda, alla fine, i veri umiliati e offesi saremmo proprio noi. E non è che la cosa ci farebbe proprio un grande piacere...

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mercoledì 18 gennaio 2012

Roberto Saviano, un milanese

Il sindaco Giuliano Pisapia con Roberto Saviano
Roberto Saviano è diventato cittadino onorario di Milano. Un cittadino illustre in più, per la nostra città, un ragazzo che ha fatto della lotta alle mafie il significato della sua vita. E questo dovrebbe bastare.

Devo dire che non sono d'accordo quando vogliono presentare Saviano come un grande scrittore. Ho letto "Gomorra", per ora solo quello, e devo dire che l'ultima cosa che mi ha colpito è lo stile con cui Saviano scrive. Non è importante come sia scritto, quel libro. Importante è quello che dice. Saviano mi ha aperto un mondo che nemmeno mi immaginavo. Non è un grande scrittore, per me. E' un grande e coraggioso cittadino che ha scelto di parlare.

Credevo che la mafia fosse solo giù al sud

Credevo, o volevo credere, che la mafia fosse radicata solo giù, al sud, e che dalle nostre parti ci fossero solo episodi sporadici, frutti più del caso che di un'organizzazione perfetta. Volevo credere che gli sfarzi di certi locali che aprono a Milano fossero frutto di sforzi compiuti in lunghe vite di sacrifici e lavoro. Volevo pensare che i negozianti, dalle nostre parti, non fossero soggetti all'odioso rito del pagamento del pizzo. Credevo questo, e tante altre cose. E Saviano, con la sua scrittura asciutta e cruda mi ha aperto la mente, mi ha fatto vedere davvero come stanno le cose.

Un eroe del nostro tempo. Così dovrebbe essere visto da tutti coloro che vivono in una società che non vuole essere governata con violenze, prevaricazioni, uccisioni. Saviano ha sacrificato la propria tranquilla esistenza, per denunciare tutto questo. Si è arricchito? Forse, anzi di sicuro. Ma ha anche sacrificato la propria libertà, costretto com'è a vivere senza fissa dimora, sempre protetto da una scorta che lo segue in ogni attimo della sua vita.

Saviano, un eroe che dà fastidio

Un eroe. Sì, un eroe, Che però dà fastidio a molti. Dà fastidio perché dice le cose che altri dovrebbero dire, ma non dicono per paura o per interesse. Dà fastidio perché con il suo comportamento, con le sue parole rischia di rompere quell'equilibrio tra Stato e antistato che troppo spesso fa andare avanti le cose in questa Italia. Dà fastidio a chi ha il potere, perché se la situazione dovesse cambiare a causa delle denunce di Saviano, magari rischierebbe di perderlo.

Tre tweet, oggi, descrivono bene la situazione. Quello di Saviano che dice, semplicemente: «Oggi alle 18,00 a Palazzo Marino divento milanese». Quello di Carlo Masseroli, capogruppo del Pdl in Consiglio comunale che dice: «Cittadinanza onoraria a Milano per Saviano. Non partecipo. Non ha dato alcun contributo significativo alla città». E quello del leghista Davide Boni, presidente del Consiglio regionale – sempre più decimato dagli arresti dei suoi componenti, come l'ultimo in ordine di tempo che riguarda il consigliere Massimo Ponzoni del Pdl che nel 2005, secondo quanto sostenuto dai giudici, avrebbe ricevuto soldi dalla 'ndrangheta per sostenere la sua campagna elettorale (poi sarebbe diventato assessore nella giunta di Roberto Formigoni) – il quale dice: «Oggi Saviano diventa milanese Lega e Pdl disertano la cerimonia».

Questa sì che è coerenza: si vota no, in Parlamento, alla carcerazione di Nicola Cosentino – uno dei fondatori di Forza Italia, accusato dai magistrati di essere in contatto con il clan dei casalesi – e si dice no alla cittadinanza di Saviano. I conti tornano, verrebbe da dire.

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giovedì 1 dicembre 2011

Quella volta che
Nicoli Cristiani russava..

Ho condiviso con il signor Franco Nicoli Cristiani un momento per me indimenticabile. Eravamo nella saletta fumatori del Consiglio regionale, al Pirellone, qualche anno fa. Quando ero entrato nell'angusta stanza con le poltrone allineate ai lati e la parete in fondo a tutta vetrata, il mio compagno di fumata era già lì, comodamente seduto, anzi quasi sdraiato, nella penombra. Ai tempi era assessore, lo vedevo regolarmente occupare uno degli scranni posti sotto quelli più alti della presidenza. Nella stanza fumatori in quel momento c'era solo lui, in mano aveva, mi sembra di ricordare, un sigaro spento.

Avevo abbozzato un timido "buongiorno" ma non avevo ricevuto alcuna risposta. Vabbè, sarà sopra pensiero, avevo pensato. Del resto io, semplice addetto stampa, che cosa avrei potuto pretendere da uno degli uomini politicamente più potenti della Regione Lombardia? Mi ero seduto e avevo acceso la sigaretta (a quei tempi non avevo ancora smesso di fumare) guardando per aria, come si fa di solito quando ci si trova in spazi angusti con qualcuno che non si conosce.

Quel rumore improvviso e misterioso

A dire il vero avevo avuto l'impressione che il mio vicino di poltrona manco si fosse accorto del mio arrivo e della mia presenza, ma mi ero trovato subito a pensare ad altro. Fino a che non mi ero concentrato su un rumore che all'inizio era molto leggero ma tendeva a diventare sempre più forte. L'impianto di aerazione che gorgogliava? Il lamento di qualche tubo nascosto dietro la parete? No, niente di tutto questo.

Era lui, il signor Franco Nicoli Cristiani che dormiva e, nello specifico, beatamente russava. Me ne sarei accorto bene qualche secondo dopo, quando il rumore sarebbe divenuto tanto forte da procurarmi un certo buonumore. Mi veniva da ridere, lo confesso, ma ero anche un po' imbarazzato, tanto che avevo fumato in fretta la mia sigaretta – spegnendola, anzi, a metà – e me ne ero uscito stando bene attento a non sbattere la porta.

Quella volta sono stato davvero discreto, ho sempre pensato. Lo stesso non lo si può dire dei carabinieri che l'altra mattina lo hanno svegliato all'alba per arrestarlo per una presunta tangente di 100mila euro ricevuta per questioni legate all'utilizzo di rifiuti illeciti...

Antonio


Se vuoi leggere altri resoconti di Antonio sul Consiglio Regionale della Lombardia:
L'attività del Consiglio: gli uffici
L'attività del Consiglio: le commissioni
L'attività del Consiglio: l'aula

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venerdì 14 ottobre 2011

Consiglio regionale, com'è dura la vita/2

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Continua il racconto di Antonio, che ha lavorato per un’intera legislatura all’interno del Consiglio Regionale della Lombardia. Abbiamo interrotto le sue parole mentre parlava di Commissioni. Riprendiamo proprio da lì.

«Come accennavo, in Commissione mediamente partecipano dalle 6/7 persone a, quando va bene, 10/15. Niente in confronto al numero di componenti previsto, attorno alla trentina. Non ho mai visto l’aula piena, anzi, la maggior parte delle volte l’ho vista desolatamente vuota. Se in programma c’è solo una discussione e non è previsto nessun voto finale, poi, la normalità è che a sentire il relatore o il presidente della Commissione non ci sia quasi nessuno. Giusto qualcuno della minoranza mandato lì a monitorare la situazione. Diverso è quando si vota. In questo caso la riunione è divisa in due parti: una prima in cui si discute, con i numeri scarsi di presenze di cui sopra, e una seconda in cui si vota, nella quale per miracolo di materializzano improvvisamente tutti i componenti».

«Ho assistito a situazioni paradossali, quasi ridicole – lo sarebbero se non si trattasse, ripeto, di persone pagate oltre 10mila euro ogni mese – di consiglieri chiamati ripetutamente al telefono. “Dove sei? Bisogna votare, vieni di corsa!”. Alcune volte è capitato che venisse a mancare il numero legale, magari anche per scelta politica, quindi comunque per una scelta precisa, anche se criticabile. Ma altre volte lo sconforto del presidente di Commissione dimostrava tutta la negligenza e il menefreghismo dei consiglieri non presenti alla votazione, nonostante i ripetuti e disperati richiami… Naturalmente in questi casi l’unica conseguenza è quella di perdere una settimana di tempo, il documento in oggetto viene comunque votato la settimana seguente, dopo attenta precettazione, da parte dei gruppi politici, di tutti gli interessati».

«Un altro aspetto curioso, sempre a livello di Commissione, è quando in una riunione – generalmente se ne tiene una a settimana, che può durare  poche decine di minuti come un intero pomeriggio – viene invitato a parlare un assessore. Qui bisogna spiegare il meccanismo. Gli assessorati, dotati di tecnici e uffici legali, preparano le varie leggi regionali. Queste prima di approdare in aula, in Consiglio, devono passare attraverso le Commissioni, dove vengono presentate ai consiglieri di maggioranza e minoranza che ne fanno parte perché ne discutano. La discussione può essere protratta per numerose riunioni, tra rinvii, richieste di approfondimenti, presentazioni di richieste di modifiche (i cosiddetti “emendamenti”). Il frutto del lavoro delle Commissioni viene poi rispedito all’assessorato competente che può liberamente scegliere se accettare i “consigli” e fare sue le richieste di modifiche. Non c’è alcun vincolo, e infatti nella quasi totalità delle volte le richieste, soprattutto se provengono dalla minoranza, non vengono per niente prese in considerazione, rendendo assolutamente inutile il lavoro svolto in Commissione.

Ma non è tutto, per venire al punto. In alcune circostanze, per chiarire passaggi più complicati, può essere necessario convocare direttamente l’assessore, perché spieghi la motivazione di certe scelte. Bene, si vede chiaramente che per gli assessori questo passaggio è una vera e propria scocciatura. Non lo considerano un atto dovuto, un momento di confronto utile e costruttivo. La legge è questa, dice il loro atteggiamento, se la accettate bene, se no è lo stesso perché tanto abbiamo i voti per farla approvare. Non ho mai visto un assessore riconoscere la validità di una proposta contraria a quanto riportato nel testo redatto dai suoi tecnici. Ho visto invece spesso assessori annoiati dalla discussione (ritenuta probabilmente inutile, tutto tempo perso…), nervosi per le osservazioni provenienti dalle forze politiche contrarie, minacciosi, prepotenti e verbalmente arroganti nei confronti di chi chiedeva maggiori chiarimenti su punti non troppo chiari».

E anche questa seconda puntata del racconto di Antonio se n’è andata. Appuntamento alla prossima…

(se invece vuoi leggere la prima puntata, clicca qui)

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venerdì 30 settembre 2011

Consiglio regionale, com'è dura la vita/1


Antonio ha lavorato per un’intera legislatura all’interno del Consiglio Regionale della Lombardia. Non c’è entrato per “meriti” politici, dice, ha avuto un colloquio con un consigliere a quanto pare serio, che non conosceva prima di quel momento e che non gli ha chiesto nemmeno per quale forze politica “tifasse”. Così Antonio ha avuto la fortuna, per quattro anni, di vivere senza dover rendere conto ad alcun padrino (detto in senso lato) o protettore (idem come sopra) i lavori del parlamentino lombardo. Anzi di quello che da quelle parti viene orgogliosamente definito come la “Terza Camera italiana”, partendo dal presupposto che la Lombardia sia la regione che più “conta” in Italia (probabilmente in Sicilia, Emilia Romagna, Piemonte, ecc. pensano la stessa cosa, ma vabbè…).

Antonio ama raccontare ciò che ha visto e vissuto in quegli anni. «Sono stati illuminanti», dice, «mi hanno permesso di capire come e da chi viene gestita la cosa pubblica». Quando Antonio comincia a raccontare è difficile non chiedersi quanto ci sia di vero nelle sue parole e quanto sia invece frutto della sua fantasia. Lui tiene a sottolineare, manco a dirlo, che nei suoi racconti nulla vi è di inventato. E allora sentiamoli, questi racconti.

«Cominciamo dalla composizione del Consiglio. I consiglieri regionali - ognuno di loro guadagna circa 10mila euro al mese – sono 80, un’enormità per quello che sono chiamati a fare. O, perlomeno, sembrano un’enormità, dal momento che l’impressione che si ha quando si entra in contatto con questo organo è che a lavorare, su 80, siano sì e no una decina di persone. E gli altri? Fanno numero, alzano la manina quando serve e nulla più, stando attenti, è l’unico sforzo che devono fare, alle indicazioni che vengono dai vari capigruppo».

«Il loro lavoro dovrebbe essere diviso in tre parti. Quello svolto nell’aula, dove vengono votate le normative che regolano tutte le materie di competenza della Regione; quello in Commissione, dove queste normative, presentate dai singoli assessori, vengono discusse e, se possibile (raramente, poi vedremo perché) migliorate; quello in ufficio, in preparazione alle discussioni da tenere in Commissione e in Consiglio. Questo è il lavoro svolto effettivamente dei consiglieri con la “C” maiuscola, a parer mio, appunto, non più di una decina su ottanta».

«Non ho avuto occasione di testare direttamente l’attività nei singoli uffici», sottolinea onestamente Antonio, «ma visti i risultati ottenuti in Commissione e in aula direi che questa è un'attività per lo più ignorata dalla maggioranza (non in senso strettamente politico, s’intende) dei rappresentanti eletti. Gli unici consiglieri che sanno veramente quello di cui si sta discutendo, nella maggior parte dei casi, sono quelli direttamente interessati dall’argomento trattato. Gli altri – quando ci sono – ascoltano distrattamente, leggono il giornale, mandano sms, parlottano e ridono tra loro e fingono ogni tanto interesse annuendo con la testa. Proprio come succede a scuola, quando i professori spiegano. E devo dire che a volte anche gli interessati, come ad esempio il consigliere relatore, quello che presenta direttamente la proposta di legge, sia in Commissione sia in aula, danno l’impressione di non sapere bene che cosa stiano leggendo. Sicuramente un testo non scritto da loro, spesso. Ho conosciuto, in Consiglio, molte persone che lavorano nel buio, tecnici molto in gamba votati all’anonimato: il loro ruolo è quello di studiare le leggi e preparare i discorsi al posto degli “eletti” (in tutti i sensi). Spesso in Commissione queste persone sono sedute a fianco dei consiglieri e suggeriscono le cose nell’orecchio in tempo reale, soprattutto quando vengono poste domande cui il relatore, per quanto sopra detto, non è in grado di rispondere…».

«Quando parlo di tecnici di questo tipo, intendo quelli che lavorano per i vari gruppi politici presenti in Consiglio. Non dei tecnici che lavorano per il Consiglio inteso come istituzione, che hanno il compito di mettere insieme le normative e di registrare le richieste di modifiche – gli emendamenti – presentati nelle varie fasi di predisposizione. C’è una differenza sostanziale tra le due figure, anche se entrambe, doveroso sottolinearlo, sono pagate dal Consiglio, quindi sono a carico dei contribuenti. Da notare un’altra cosa: le aule in cui si riuniscono le Commissioni sono lunghe e strette e hanno un numero di posti a sedere che corrisponde al numero di consiglieri che sono chiamati a farne parte. Come fanno dunque a trovare posto i tecnici (che forse, ma non ne sono sicuro, lì manco potrebbero starci)? Semplice, perché per lo più i lavori di commissione – fondamentali – vengono ignorati dai vari consiglieri, che arrivano in aula solo quando serve…».

Vuoi leggere la seconda puntata del racconto di Antonio? Clicca qui

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