Vorrei parlare di viale
Bligny 42. Non sono certo il primo, a farlo, e non sarò nemmeno l'ultimo. Per chi non lo sapesse, viale Bligny 42 è un grande palazzo
"di ringhiera" la cui facciata dà, appunto, sull'unico viale che io conosca che è sprovvisto di
alberi (forse una volta c'erano? Bisognerebbe chiederlo a qualche anziano della zona). Si trova giusto a metà strada tra la nuova sede della
Bocconi e la leggiadra
Porta Romana, in una parte della città dove i metri quadri costano cari e salati.
Eppure, in mezzo a tutto ciò, sorge viale Bligny 42, quello che più volte è stato definito
"il fortino della droga",
"la cashba", e via dicendo. Mi ricordo un bellissimo servizio dedicato a questa realtà da un giornale
free press, forse
Metro, almeno una decina di anni fa. Il giornalista era stato bravissimo (spero per lui che questo servizio gli sia servito da trampolino verso una brillante
carriera): si era introdotto più volte nel palazzo con la scusa di acquistare del
"fumo" e aveva riportato per filo e per segno tutto quello che accadeva in quel cortile e su quei
ballatoi. L'organizzazione, lì, era perfetta: al primo piano il fumo, al secondo la
coca, al terzo l'
eroina. Non ricordo se la suddivisione era precisamente così, ma la sostanza sì, me la ricordo, era proprio questa.
Bligny 42, una sorta di marchio di fabbrica
Da più di
20 anni viale Bligny 42 è una sorta di marchio di fabbrica – qualcuno del cartello della
droga o del
riciclaggio di oggetti rubati protrebbe perfino pensare di registrarlo – e molti, tutti quelli che ne conoscono l'esistenza, si chiedono come possa essere ancora lì. Nel 2008 tra queste mura c'è stato perfino un
omicidio, quello di un ragazzo ucciso con quattro
pugnalate all'addome e una al petto, probabilmente per questioni di
spaccio.
Ho un'esperienza personale legata a Bligny 42 e la voglio raccontare. Negli anni dell'
università, attorno al 1990, abitavo al
civico 40 di viale Bligny e il balcone interno dell'appartamento in cui vivevo da studente era affacciato sulla
corte del 42. Io e i miei compagni di studi c'eravamo resi conto degli strani
movimenti che lì avevano luogo. Una parte del cortile, in particolare, era riservata ai
motorini che aumentavano e diminuivano in continuazione, in modo innaturale, cambiando volta per volta. Poi c'era la parte riservata alle
biciclette e in mezzo alla corte un garage che in verità era una specie d'
officina, sempre molto attiva...
Quel giorno in cui al Noce rubarono la bicicletta...
Bene, al mio amico
Noce un bel giorno rubano la
bicicletta. L'aveva attaccata con una
catena a una grata proprio di fronte a casa, ma era comunque scomparsa. Nemmeno il tempo di lamentarsi ed ecco che, affacciandosi al solito
balcone, la vede nella corte del 42, nello spazio riservato, naturalmente, alle biciclette. Questo è un bel guaio, abbiamo pensato tutti. Ma non il Noce, che si alza in piedi e proclama: «Io vado a
riprendermela». Non so come né perché, ma mi alzo a mia volta e dico, quasi senza pensarci: «Vengo con te!».
Scendiamo in strada e ci avviciniamo con cautela al
portone. Stranamente non ci sono le solite due
"sentinelle" che, facendo finta di essere lì per caso, controllano chi entra e chi esce. Poi la decisione, improvvisa: senza dirci niente entriamo nell'
androne, quasi trattenendo il
respiro. Non ci guardiamo nemmeno intorno e ci dirigiamo con
apparente tranquillità (ma dentro una
paura folle, almeno per quanto mi riguarda) verso il muro su cui è appoggiata la bicicletta. Il Noce l'afferra, mentre io non ho nemmeno il coraggio di alzare lo sguardo e controllare se qualcuno ci sta osservando. Sempre senza dire niente, ma comunque
senza correre, ci dirigiamo verso l'uscita e ce ne andiamo con il nostro bottino.
Incredibile: non ci hanno visti, non ci hanno fermati! Ragazzi, io e il Noce siamo gli unici, probabilmente, che sono riusciti a
"rubare" qualcosa nel
fortino di viale Bligny 42,... minimo minimo ci dovrebbero dare
l'Ambrogino d'oro!
P.S.: alla fine dello scorso febbraio i
carabinieri hanno effettuato un'improvvisa
retata (una delle tante degli ultimi anni, a distanza di qualche mese l'una dall'altra) all'interno del palazzo. Dopo attente perquisizioni di 30 (TRENTA) appartamenti i militari hanno trovato 20 (VENTI) grammi di
hashish, 3 (TRE) grammi di
cocaina e 5 (CINQUE)
bilancini.
Non so come la pensiate voi, ma a me sembra che sia come entrare nel caveau della
Banca d'Italia e trovare solo qualche
spicciolo...
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