mercoledì 24 giugno 2015

La nuova piazza Missori strappata alle auto e restituita ai cittadini

L'inaugurazione della nuova piazza Missori
La nuova piazza Missori è dei milanesi.

L'avevamo definita "la piazza più brutta di Milano". Forse avevamo esagerato, ma che piazza Missori avesse bisogno di una sistemazione era sotto gli occhi di tutti.

Più che una piazza era un parcheggio, di auto, furgoni e scooter. Il disordine qui imperava, tra marciapiedi inesistenti, porfido dissestato e binari di tram dismessi che si incrociavano in cerca di un percorso ormai perduto da decenni.

Non veniva voglia di soffermarsi, in quella piazza: l'abitudine era ormai di attraversarla in fretta, stando attenti a non farsi travolgere, perché le auto sbucavano un po' ovunque, dando solo uno sguardo fugace e veloce al monumento al generale Giuseppe Missori.

Il generale assediato (settembre 2011)
Già, il monumento. Ormai non aveva più un suo spazio ed era anche in cattivo stato, con particolari come la spada e le redini divelti, se non del tutto mancanti.

Eccola qui, la nuova piazza Missori

Non ci speravamo, in una sua così veloce sistemazione. E invece eccola qui, la nuova piazza Missori: ordinata, pulita, vivibile, anche un po' verde. Un'altro angolo di Milano – ormai ne abbiamo perso il conto – che torna a splendere. Uno spazio che negli anni era stato posto in assedio dalle "macchine" (di qualsiasi foggia e dimensione) e che oggi, 24 giugno 2015, è stato restituito ai cittadini.

Piazza Missori, prima e dopo
Ci sono voluti alcuni mesi di intenso lavoro, ma alla fine anche questa piazza è stata riconquistata. Con tre buone notizie, tra l'altro, anche dal punto di vista economico.

La prima è che come nel caso di via Marconi – quel tratto della via che si affaccia su piazza Duomo che è stato di recente risistemato – il progetto è stato eseguito direttamente e interamente dagli uffici del Comune di Milano e non ci sono dunque state spese extra per consulenze esterne.

La seconda è che e il materiale utilizzato per la pavimentazione di questa nuova piazza Missori è tutto di "riciclo", proviene cioè dai depositi del Comune.

La terza è che lo spazio verde che fa da cornice alla piazza è stato progettato, predisposto e verrà curato a spese di un'azienda privata, la stessa che già si occupa dello spazio verde posto all'imbocco della vicina via Albricci.

Un progetto fatto in casa, dunque, che rivolge anche un occhio di riguardo al passato di questa piazza: la disposizione dei lastroni del selciato, nel lato adiacente alla carreggiata che proviene da via Mazzini, infatti, evidenzia l'angolo dell'antica Basilica di San Giovanni in Conca, abbattuta e ricostruita più volte nei secoli e scomparsa quasi definitivamente (ne rimangono alcuni resti all'imbocco di via Albricci) tra il 1948 e il 1952.

Piazza Missori, la fotostoria dei lavori di sistemazione

Ecco, qui di seguito una breve fotostoria dei lavori di sistemazione di piazza Missori.

L'imbragatura del monumento a Missori (ott 2014)

La prima fase di rimozione del selciato (ott 2014)

La piazza viene in parte transennata (ott 2014)
Attorno alle transenne la vita cittadina non si interrompe (nov 2014)
I vecchi binari del tram strappati al terreno (feb 2015)
Binari divelti e macchinari all'opera (feb 2015)
La rimozione degli ultimi lastroni di porfido (mar 2015)
Il monumento restaurato e protetto (mar 2015)

Si posa il nuovo selciato (mar 2015)

Ruspa in azione, mentre il cavallo di Missori sbircia... (apr 2015)

La piazza è aperta, qualche motociclista non ha capito bene... (giu 2015)

Missori rimesso a nuovo (giu 2015)
La banda, nel giorno dell'inaugurazione della nuova piazza (24 giugno 2015)
Uno scorcio della nuova piazza Missori (24 giugno 2015)

L'inaugurazione della nuova piazza Missori (24 giugno 2015)
L'atto ufficiale: il taglio del nastro (24 giugno 2015)

Piazza Missori, ce la ricordiamo, com'era prima?

E per chi se lo fosse già dimenticato, piazza Missori fino a pochi mesi fa era così: vai al post di Milanau che denunciava la bruttezza di questo angolo di città posto a pocchi passi dal Duomo.


giovedì 11 giugno 2015

Ode alla (mia) bicicletta rubata

Questa non l'hanno rubata, ma poco ci manca...

Com'era bella la mia bicicletta,
com'era bella, la tenevo stretta,
tutte le volte che io non la usavo
a qualche palo, oh sì, la legavo.

Avevo comprato una bella catena
con cui la cingevo con tanta lena,
e un coprisedile semilanuto
per cui sudavo, quando ero seduto.

Quando con foga io pedalavo,
il mio passaggio a tutti indicavo,
perché il pedale in continuo sfregava
sul carter che, intanto, si consumava.

Più dietro avevo un sedile piccino,
su cui portavo il mio bel bambino 
il cui peso negli anni era tosto aumentato
e il supporto, col tempo, mi aveva stortato.

Il campanello? No, non andava,
mentre il fanale non funzionava,
la ruota dietro era un po' deformata
e il parafango l'avea quasi bucata.

Poi mi accadde una grande sventura
ruppi il lucchetto, la serratura.
Per pochi minuti rimase slegata
il tempo occorrente per esser rubata.

Va bene, lo ammetto, era una bici/cesso
ma proprio per questo l'amavo lo stesso
e spero che quello che se l'è fottuta
si sia fatto, scappando, una bella caduta.




martedì 19 maggio 2015

Il sindaco Pisapia è davvero il migliore amico dei centri sociali?

Occupanti sul tetto (foto dagospia.it)
C'è qualcosa che non torna.

Com'è che se Pisapia, il sindaco di Milano, è amico dei centri sociali – come vanno sostenendo i paladini della destra e i leghisti di Salvini – questi lo attaccano e gli distruggono il centro della città?

Se fossero amici suoi, vien da pensare, andrebbero da un'altra parte a guerreggiare. In una città governata da un nemico. Mica verrebbero qui, la Moratti non c'è più da tempo, Milano è una città governata dalla sinistra (Pisapia non è nemmeno del PD, tanto per dirne una, partito che non si sa se nemmeno sia più di sinistra).

Se fossero amici... ma basta navigare un po' su internet per capire che tra i centri sociali e Pisapia non corre tutto quel buon sangue che si vuol far credere (o, meglio, che qualcuno vuol far credere), perché di centri sociali Pisapia ne ha fatti chiudere più d'uno (anche più di una volta).

Dei centri sociali chiusi non ne parla nessuno...

E' chiaro che queste notizie non vengano enfatizzate né dalla destra né dalla sinistra. Da destra perché non è utile far sapere alla gente che un sindaco di sinistra – la sinistra di Vendola, oltretutto – combatte l'illegalità qualunque sia il suo colore. Da sinistra perché in fondo in fondo il mondo dei centri sociali e simili lì l'hanno frequentato praticamente tutti, più o meno intensamente (chi tra i simpatizzanti della sinistra può dire di non essere mai andato a una mostra, a un concerto o a una festa ospitati da un centro sociale, almeno una volta nella vita?).

I centri sociali sgombrati da quando Pisapia è sindaco

Allora vediamo che cosa abbiamo trovato su internet, in relazione a questo argomento. Scopriamo quali sono state, nel tempo, le azioni contro i centri sociali sostenute dalla giunta presieduta da Pisapia:

  • 15 maggio 2012: sgombero della Torre Galfa. La polizia fa irruzione nella Torre Galfa, di proprietà dell'Immobiliare Lombarda, società che fa capo a Fondiaria SAI di Salvatore Ligresti, e disperde gli occupanti. Il grattacielo – abbandonato dal 2006 e che è posto tra via Galvani e via Fara (Galfa= Gal+Fa), a pochi passi dal Palazzo della Regione – era stato occupato pochi giorni prima dal neocostituito "laboratorio artistico culturale MACAO che si sposta occupando Palazzo Citterio.
  • settembre 2012: sgombero del centro sociale Black Out di via Valvassori Peroni.
  • 23 ottobre 2012: primo sgombero del centro sociale Lambretta che occupava alcune villette Aler abbandonate da 11 anni in piazza Ferravilla, zona viale Romagna.
  • 21 maggio 2013: primo sgombero del centro sociale ZAM  (Zona Autonoma Milanese) di via Olgiati, sistemato in un'ex fabbrica del quartiere Barona. ZAM ospitava, racconta il sito milanoinmovimento.com "tre palcoscenici, due palestre, due sale concerto, due bar, due uffici, una redazione, decine di attività sportive per centinaia di persone, 160 m2 di pareti da arrampicata, un laboratorio teatrale, un laboratorio hip hop, si sono tenuti oltre 200 concerti, più di 100 appuntamenti culturali, un festival di cinema e documentari e, in generale, sono state coinvolte migliaia di persone".
  • 17 marzo 2014: sgombero dell'Officina dei beni comuni, gestita da attivisti con età media tra i 40 e i 50 anni, che occupava uno stabile di proprietà del Comune posto in via Livigno, angolo viale Jenner.
  • 2 aprile 2014: sgombero dell'Ardita pizzeria del popolo, sistemata in una casa di ringhiera abbandonata in via Cola di Rienzo, angolo via Sirte. 
  • 23 luglio 2014: secondo gombero del centro sociale ZAM, questa volta in via Santa Croce, nei pressi del Parco delle Basiliche. Il blitz avviene alle 8 del mattino. Tre occupanti – dei 150 che frequentavano la vecchia struttura scolastica, di proprietà comunale e abbandonata dal 2006, occupata dopo lo sgombero della prima sede dello ZAM, in via Olgiati  – si barricano su un balcone e resistono fino a mezzogiorno, mentre sotto di loro la polizia carica i resistenti procurando loro, dicono le cronache, una ferita alla testa e una costola incrinata. Anche un poliziotto rimane contuso. Gli occupanti dello ZAM organizzano una manifestazione di protesta nei cantieri della Darsena (si stava lavorando per dare a questa zona un nuovo volto) ed espongono uno striscione che recita: «La forza gentile della giunta arancione, tavoli finti e sgomberi a ripetizione". 
  • 26 agosto 2014: secondo sgombero del centro sociale Lambretta. Con un blitz iniziato alle prime luci del mattino, lo sgombero del centro sociale Lambretta in piazza Ferravilla, zona viale Romagna. Cinquanta occupanti vengono allontanati con la forza dalla polizia, tre di loro si rintanano sul tetto e scendono solo dopo alcune ore (vedi foto di apertura). 
  • 29 settembre 2014: sgombero del centro sociale ZAM 4.0 che da due giorni occupava una proprietà dell'ATM tra Porta Lodovica e piazza Tito Lucrezio Caro.
  • 18 novembre 2014: sgomberati due centri sociali al Corvetto. Sono il centro sociale Corvaccio Squat e lo Spazio anarchico occupato Rosa Nera, entrambi in via Ravenna, a poca distanza l'uno dall'altro. Le cronache parlano di scontri tra occupanti e forze dell'ordine, con guerriglia con lancio di pietre e cassonetti incendiati.

Qual è la verità sul rapporto Pisapia/centri sociali?

Non pretendiamo di avere riportato tutti gli sgomberi degli ultimi anni, ma è indubbio che già questo elenco certifichi come il rapporto tra Pisapia e i centri sociali non sia buono fin dal lontano 2012, anno della sua elezione a primo cittadino milanese. Già pochi mesi dopo il suo insediamento il sindaco si becca le contestazioni degli occupanti che vivono in città, come detto chiaramente in questo articolo pubblicato il 3 aprile 2012 sul settimanale ciellino Tempi.

E allora, qual è la verità? Pisapia è amico dei centri sociali o Pisapia è piuttosto accusato dai centri sociali di avere adottato nei loro confronti una politica toppo dura e intransigente, tanto che davanti a Palazzo Marino è stato urlato, più di una volta negli ultimi anni: «Che il vento spazzi via gli sgomberi. Destra o sinistra, chi sgombera è un fascista»?

O forse semplicemente Pisapia, da buon uomo di diritto, ritiene di dover combattere in ogni caso l'illegalità, da qualunque parte essa provenga?

Ai posteri l'ardua sentenza.

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giovedì 30 aprile 2015

Expo Milano 2015, per sei mesi saremo l'ombelico del mondo

L'Albero della Vita, simbolo di Expo Milano 2015
Expo Milano 2015 è finalmente arrivata!

Rullo di tamburi, venghino siòre e siòri, si apra il sipario, ecco a voi l'esposizione universale di Milano in tutto il suo splendore!!!

Tutto il suo splendore... già, forse non è il caso di esagerare, almeno per questi primi giorni. I primi visitatori, quelli che si sono messi in coda davanti all'ingresso di Expo fin dalle 10 del primo giorno, qualche perplessità l'hanno evidenziata: «Volevo visitare il padiglione di... ma è ancora chiuso», «Volevamo vedere questa parte di esposizione, ma ci sono ancora i cantieri aperti...».

Piccole delusioni, ampiamente preannunciate, che però nulla togliono all'evento che metterà, per i prossimi sei mesi, Milano al centro del mondo. In queste ore sembrano infatti avere avuto la meglio gli #expottimisti, quelli che nonostante tutto – le scaramucce politiche dei primi giorni, i ritardi per le acquisizioni dei terreni, le lotte per accaparrarsi le poltrone più ambite, le immancabili mazzette e le collusioni con la malavita organizzata che hanno fatto seguito all'assegnazione degli appalti – hanno sempre sostenuto che alla fine noi italiani ce l'avremmo fatta ad arrivare senza macchia all'appuntamento del 1° maggio 2015.

In un giorno si riesce a visitare solo il 6% di Expo

L'inaugurazione è andata bene, insomma, ora speriamo che tutto il resto sia all'altezza, che ci eviti di andare incontro a una figura barbina – se non addirittura a una brutta figura – di fronte al mondo intero. Perché il dato di fatto è che quella partita è un'Expo se non dimezzata, quasi. C'è chi sostiene – fin da tempi non sospetti – che per vedere l'Expo di Milano completa bisognerà aspettare almeno il mese di settembre. Il che, considerando che la chiusura del "grande circo" è prevista per il 31 ottobre, non è granché consolatorio.

I difensori di Expo rispondono che questo non sarà del resto un grosso problema, perché in ogni caso in una giornata intera è possibile visitare solo il 6% di quanto potenzialmente può essere accolto dal sito espositivo di Rho e dunque sarà inevitabile doverci andare più di una volta: quello che non è ancora visibile oggi lo sarà più avanti. Discorso difficile da fare, buttiamo lì, per chi viene apposta per l'evento da molto lontano. Pensiamo ad esempio alla Cina, Paese che porterà a Milano, si dice, qualcosa come un milione abbondante di visitatori.

In attesa di Expo 2015, Milano si è abbellita

Certo ne è passata di acqua sotto i ponti, e di soldi di tasca in tasca, rispetto a quando si era pensato a Expo Milano 2015 come a un grande orto, in cui ogni Paese del mondo poteva coltivare e presentare i prodotti tipici della sua terra. Come inevitabile, il business, la spettacolarizzazione hanno avuto il sopravvento e forse più di uno resterà sorpreso per l'interpretazione data da alcuni partecipanti al tema dell'Esposizione che resta sempre, se qualcuno se lo fosse dimenticato, "Nutrire il pianeta. Energia per la vita".

A proposito di nutrizione, è forse troppo facile e anche banale dire che qualcuno di sicuro, con Expo Milano 2015, ci ha mangiato e ci mangerà. Piuttosto quello che ci si augura è che per la città di Milano questi sei mesi di esposizione rappresentino una stella cometa che lasci una scia ricca di opportunità guadagnate.

E' un dato di fatto che Milano, in questi ultimi anni, si sia abbellita. E non di poco. Basti pensare agli interventi di Porta Ticinese e dintorni e al recupero della Darsena, a quello che sarà tra pochi giorni piazza Missori (che noi avevamo inserito tra le piazze più imbruttite della città), a piazza De Angeli, a piazza Sant'Ambrogio, ai 15 monumenti cittadini restaurati – compresi quelli di Leonardo da Vinci, Beccaria, Missori, Costantino e San Francesco – alla chiusura degli eterni cantieri che ferivano la città con il loro immobilismo, frutto di un'incapacità o di una non volontà di risolvere problemi e disagi pregressi come, ad esempio, quelli procurati dallo scellerato piano parcheggi interrati voluto e sostenuto dalle amministrazioni precedenti a quelle del sindaco Pisapia.

Una città che negli ultimi mesi è diventata anche più comoda e sicura da percorrere grazie, tra le altre cose, all'istituzione di Area C, ai tratti di metropolitana di recente inaugurati e a quelli che seguiranno, ai limiti massimi di velocità di 30 all'ora stabilite per molte vie della città.

Il padiglione Italia, cuore pulsante di Expo

E per finire, il nostro ultimo confronto tra l'Exposition Universelle de Paris del 1900 ed Expo Milano 2015. Questa volta uno di fianco all'altro mettiamo i due padiglioni dell'Italia.

Il padiglione dell'Italia a Paris 1900
Quello di Parigi, con le sue cesellature di marmo, cupole, trifore e bifore era ispirato chiaramente alla Basilica di San Marco di Venezia. Il padiglione, come tutti i suoi simili degli altri Paesi presenti a Parigi (vedi su Milanau com'era quello degli Stati Uniti d'America, quello della Germania e quelli di Austria, Ungheria, Gran Bretagna e Russia) era posto sulla Rue des nations, affacciata sulla Senna, e alla fine della manifestazione è stato abbattuto e di esso oggi non c'è dunque più alcuna traccia.


Il padiglione Italia di Expo Milano 2015
Il bianco palazzo del Padiglione Italia di Expo 2015 Milano, dalla facciata irregolare e traforata, è posto nello spazio centrale dello spazio espositivo, di fianco all'albero della vita, ed è stato pensato per essere il punto di incontro tra aziende e giovani talenti, crocevia di stimoli e progetti per il futuro del "Made in Italy".

Anch'esso non è del tutto terminato (come del resto quello della Regione Lombardia!) ma lo sarà presto, dicono gli organizzatori: decine e decine di operai lavorano giorno e notte perché questo accada veramente nel minor tempo possibile.








lunedì 16 marzo 2015

Rimborsi di Trenitalia, è tutta
una questione di lunghezza


Il biglietto del treno non utilizzato viene rimborsato da Trenitalia solo se la somma spesa è di almeno 10 euro.

Questa la regola assurda, senza un'apparente spiegazione logica, fissata da Trenitalia. Non è una voce di corridoio, è proprio così, è successo a me.

Ero in Stazione Centrale dovevo prendere il treno per Varese, all'ultimo momento il viaggio è saltato. Avevo però già acquistato il biglietto, in uno dei distributori automatici posti al di fuori della biglietteria. Ho comprato solo il biglietto d'andata – al prezzo di 6 euro – e quando ho scoperto che non avrei più preso quel treno ho pensato che era una bella fortuna non avere buttato anche i soldi del ritorno.

Ma mi è anche venuto in mente che forse avrei potuto farmi rimborsare il prezzo del biglietto, visto che a Varese non mi capita spesso di andare, non ci andrò di sicuro nei prossimi mesi.

Allora me ne sono sceso bel bello in biglietteria con il mio biglietto non timbrato per chiedere il rimborso. E la risposta è stata quella che ho anticipato: «Ci spiace, possiamo riborsare unicamente spese sopra i 10 euro».

Ma perché? mi chiedo. Forse che chi ha speso meno di 10 euro ha meno diritti di chi ne ha spesi di più? Vogliamo sostenere che chi fa viaggi più lunghi è più meritorio di ottenere il rimborso di chi si accontenta di spostamenti più brevi? Forse che Trenitalia ha deciso di attuare una discriminazione nei confronti di chi ce l'ha più corto, il viaggio?

Pensa te, se facevo andata e ritorno mi rimborsavano il biglietto, così invece non vedo un euro!

Ma vi sembra una cosa normale? C'è qualcuno che se ne può occupare (magari il Codacons)?

Grazie!


giovedì 12 febbraio 2015

Tante scuse alla dolce Federica

Se non siete una donna, se non vi chiamate Federica, se non avete circa 55/60 anni, se non siete state nei primi anni '70 (e in particolare nel 1971) in vacanza al mare a Sestri Levante, se non siete probabilmente milanesi potete fare a meno di leggere questo post.

A meno che qualcuno che ha queste caratteristiche non sia una vostra parente, o amica, o anche una semplice conoscente. In quel caso vi prego di continuare la lettura e, soprattutto, di segnalare questo post a quella persona.

In vacanza a Sestri Levante con il mio amico Piz

Nel 1971, quando avevo sette anni compiuti, ho trascorso le mie vacanze estive a Sestri Levante, ospite della famiglia del mio amico Piz. Una bellissima vacanza, per la prima volta lontano dalla mia famiglia. Ero un bambino abbastanza sveglio, mi dicono, ma anche molto timido e poco esperto della vita extra casalinga ed extra famigliare. A parte la scuola – avevo appena frequentato la seconda elementare – avevo avuto davvero poche occasioni di vivere al di fuori delle mie quattro mura domestiche e per questo ero abbastanza ingenuo e poco preparato ad affrontare le asperità della vita.

Forte di questa mia genuinità, mi sono trovato un giorno ad assistere a una partita di calcetto giocata da alcuni adolescenti – avranno avuto almeno 15/16 anni – nello spazio all'aperto del bar della spiaggia.

Attorno al calcetto c'erano tre ragazzi e una ragazza. Ancora mi ricordo alcuni particolari. La ragazza era abbastanza carina, per quanto lo poteva apparire a un bambinetto poco smaliziato di sette anni quale ero, e il ragazzo che giocava con lei, pensavo tra me, faceva parecchio il bullo per fare colpo su di lei: «Dai Federica! – diceva ogni volta che la palla capitava tra gli omini "rullati" dalla tipa –, forza Federica... grande Federica!!!». Insomma sottolineava con enfasi ogni mossa della fanciulla, nella speranza di essere ricambiato da generosi e ammiccanti sorrisi.

La partita era avvincente e io, posizionato dietro a una delle porte, tendevo ad affacciarmi sul calcetto per vedere bene dove andava a finire la pallina, tanto che un paio di volte il bulletto mi aveva detto con modo brusco di stare indietro con la testa, che davo fastidio.

Quando un pensiero ti passa per la testa...

Al decimo «Brava Federica, sei fortissima!» del ragazzotto, mi era passato per la testa un improvviso pensiero. Mi era venuta in mente mia madre che, un pomeriggio che eravamo in casa io a giocare con il Lego lei a preparare una crostata con la marmellata, canticchiava una canzone che faceva più o meno così: «Federico, sei dolce come un fico...». (A dire il vero, ma l'ho scoperto dopo, la canzone diceva «Lodovico, sei dolce come un fico». Ma a me, malauguratamente, in quel momento sembrò che il nome fosse Federico. Spesso è proprio dai piccoli errori che nascono i grandi drammi).

Così in un momento di silenzio assoluto, mentre uno degli avversari dei due piccioncini era andato a cambiare la banconota da 500 per procurarsi le 50 lire necessarie a giocare una nuova partita, per il desiderio di farmi notare e di risultare simpatico alla belloccia – magari anche alla faccia del bulletto, che non mi stava per niente simpatico – avevo pensato bene di intonare ad alta voce questa significativa strofa dalla rima baciata:

«Federica, sei dolce come una f...».


Quella vaga sensazione di averla combinata grossa

Non vi sto a raccontare la reazione dei due. Vi dirò solo che la ragazzina era diventata in un solo secondo paonazza per la rabbia e quasi le era venuto da piangere. Nel frattempo il bulletto si era frapposto tra me e lei, come per difenderla da un'aggressione, dicendo, ad alta voce e con enfasi: «Ma guarda questi ragazzetti che cosa si permettono! Ma vergognati e sparisci, se non vuoi che ti faccia passare la voglia a suon di sberle...!». Gli occhi pieni di odio della ragazza avevano fatto il resto, me ne ero scappato di corsa e tornato sotto l'ombrellone della famiglia del Piz senza raccontare a nessuno quello che mi era successo.

L'avevo combinata grossa, a quanto pare, e non sapevo nemmeno il perché. Già perché, che lo si creda o no, io quella roba lì che fa rima con Federica manco sapevo che cosa fosse, nel 1971. L'avrei scoperto solo qualche anno dopo, potete immaginare come mi si illuminò il cervello quando finalmente capii perché questi se l'erano presa così tanto...

Dai Federica, cantiamoci su...

E per questo che oggi  – a quasi 45 anni di distanza da quella vacanza in Liguria – ho deciso di scrivere questo post. Per spiegare una volta per tutte alla dolce Federica come sono andate veramente le cose e per invitarla a fare la pace cantando con me, e con chi lo vorrà, questa vecchia canzone:






giovedì 22 gennaio 2015

Expo Milano 2015, mancano
solo 100 giorni. Anzi, 99

Veduta aerea del sito espositivo di Rho/Pero
Cento giorni all'inaugurazione di Expo MIlano 2015. Anzi, 99. I giorni passano velocemente e a Milano – a parte l'esposizione di qualche bandiera in centro – sembra che nulla sia cambiato, negli ultimi mesi.

L'evento dell'anno, anzi del decennio è alle porte ma finora non sembra avere influssi sulla vita e soprattutto sul lavoro di tutti i giorni dei milanesi, come molti avevano sperato. I proclami degli scorsi anni parlavano di centinaia di migliaia di posti di lavoro portati da Expo. Oggi leggiamo su repubblica.it che per poco più di 5mila contratti di lavoro – ovviamente a tempo determinato, con scadenza al 31 ottobre 2015, giorno di chiusura dell'esposizione – si sono presentate 200mila persone. Come fare un ambo al lotto, se si giocasse ancora al lotto. Speriamo nell'indotto, forse da maggio in poi qualcosa cambierà.

La situazione nel cantiere di Expo 2015 Milano

I lavori procedono senza sosta

Intanto chi il lavoro ce l'ha, eccome, sono coloro che lavorano alla predisposizione del sito espositivo che ospiterà l'Expo, a Rho/Pero. I comunicati stampa dicono che i tempi sono rispettati, che per il 1° maggio tutto sarà pronto. Anche perché si parla di giornate lavorative fatte di 20 ore, anzi, per quanto riguarda il padiglione italiano addirittura di 24 ore su 24. Tra ritardi, inchieste, arresti, cambi di vertice, ecc. siamo arrivati a ridosso dell'evento e servirà il solito "miracolo all'italiana" per mettere tutto a punto.

Expo 2015 Milano, alcuni padiglioni sono praticamente pronti
Finora tra le strutture in fase di ultimazione – in totale i Paesi presenti con un padiglione a Expo saranno 53 – ci sono quelle di Svizzera, Germania, Kuwait e Bahrain (sono stati i primi a completarla). Come dire, i soliti precisini – detto con tutto il rispetto possibile – e i nuovi ricchi... tra i quali è probabilmente da inserire anche l'Angola, primo stato africano a completare il proprio padiglione. E intanto sono stati già venduti 7,5 milioni di biglietti (1 milione solo ai cinesi). Gli organizzatori sperano di chiudere l'Esposizione con un bottino totale di 24 milioni di biglietti venduti.

Paris 1900 – Expo Milano 2015

Dopo le prime due puntate dedicate al padiglione degli Stati Uniti d'America e al padiglione tedesco, proseguiamo con la carrellata di confronto tra i padiglioni di inizio 900, quelli dell'Exposition Universelle di Parigi del 1900 e quelli che vedremo a Expo Milano 2015.

Le belle immagini che abbiamo trovato sul vecchio libro fotografico "Paris 1900" si riferiscono ovviamente ai padiglioni delle grandi potenze di quel periodo. Non abbiamo dunque traccia né di Cina né di India, né di Paesi arabi (il petrolio non era ancora stato "scoperto"...).

Il padiglione della Gran Bretagna a parigi 1900

Il padiglione della Gran Bretagna

All'esposizione universale di Parigi 1900 non mancava certo la Gran Bretagna, rappresentata da una struttura discreta, molto austera, senza fronzoli, chiara espressione dell'essenzialità britannica.

"Coltivato in Gran Bretagna, condiviso globalmente" a Milano
Niente a che vedere con l'avveniristico padiglione di Expo Milano 2015 ispirato, come raccontato dal suo progettista, il designer Wolfgang Buttress a un alveare, «metafora comprensibile a tutti, a ragazzi e professori», che ben rappresenta anche lo spirito di partecipazione della Gran Bretagna all'Expo di Milano. Il progetto, si legge sul sito di Expo 2015 "fonde il design di più alto livello con forti requisiti ecologici, che trovano origine nelle conquiste scientifiche più all’avanguardia, nelle agrotecnologie e nell’ingegneria agraria".

Il padiglione dell'Austria a Parigi 1900

I padiglioni dell'Austria e dell'Ungheria

A inizio '900 l'Austria era una vera potenza e Vienna era una delle città più importanti del mondo. Per le strade della capitale dell'impero austro-ungarico poteva capitare di incontrare Gustav Klimt, Gustav Mahler, Egon Schiele, Oskar Kokoschka, Robert Musil, Arthur Schnitzler, Stefan Zweig, Hugo von Hofmannsthal, Karl Krauss, Sigmund Freud... roba da non credere. Oggi Vienna rimane comunque una delle capitali europee più belle e affascinanti e l'Austria un Paese dalla grande vivibilità.

Il padiglione di Parigi 900 era ispirato a un classico castello austriaco, molto più simile a un palazzo che a una fortezza. In marmo bianco, arricchito da decorazioni barocche, da statue con fattezze umane e da aquile con le ali spiegate, era una delle strutture più eleganti tra tutte quelle che si affacciavano sulla Senna, in quella Rue de Nations che era il centro dell'Esposizione Universale.

"Respira. Austria", l'Austria a Expo 2015 Milano
A Milano l'Austria si presenterà con un padiglione in parte sollevato da terra, completamente trasparente "uno spazio in cui architettura, natura, cultura e ricerca si fondono in un unico viaggio esperienziale", come viene detto sul sito ufficiale di Expo 2015. All'interno della struttura è stata ricostruita una vera e propria foresta austriaca, in grado di fornire aria pulita e ossigeno fresco che, ogni ora, potrebbero soddisfare 1.800 persone. Un esempio dell'equilibrio ecologico che è proprio del Paese austriaco.

Il padiglione dell'Ungheria a Parigi 1900
Accanto all'Austria, non poteva mancare l'Ungheria, Paese che per lunghi decenni ne ha condiviso la sorte. Il padiglione ungherese di Parigi 1900 era una costruzione particolare, molto simile, a dire il vero, a quella che affianca il Ponte Carlo di Praga. I visitatori transitavano sotto questa alta torre gotica, costruita con pietra scura e ricca di pennacchi, come è proprio delle strutture architettoniche del cuore dell'Europa.

"Dalla fonte più pura", l'Ungheria a Expo 2015 Milano
Ben altro aspetto avrà il padiglione dell'Ungheria a Expo Milano 2015, ispirato ai tipici paesaggi di campagna ungheresi. Sviluppato su tre piani, come raccontato sul sito di Expo 2015, la struttura "aperta" – che richiama l'Arca di Noè, simbolo di salvezza degli uomini – è racchiusa da due enormi tamburi sciamanici, strumenti che simboleggiano le origini e la tradizione. Un monumento al rapporto tra uomo e universo che a fine Expo verrà smontato e rimontato in Ungheria, dove diventerà un centro di ricerca.

Il padiglione della Russia a Parigi 1900

Il padiglione della Russia

La Russia del 1900 era la Russia degli Zar. Una vera potenza mondiale, che di lì a poco avrebbe cambiato in modo radicale la sua storia. A Parigi la Russia portò... il Cremlino!

Il padiglione russo era quello più vasto di tutta l'esposizione, un vero e proprio palazzo contraddistinto da cortili interni alte torri, una diversa dall'altra, e saloni immensi ispirati a quelli del palazzo che si affaccia sulla Piazza Rossa di Mosca.

Il padiglione della Russia a Expo Milano 2015
Grande potenza era e grande potenza è rimasta.
A Milano la Russia porterà un padiglione dalle achitetture ardite, arricchite da soluzioni super tecnologiche e al tempo stesso "green" (vedi sito expo 2015). Facciate in vetro e una grande terrazza che si spingerà per 30 metri sopra l'ingresso, un vero spettacolo!


(Le foto di Expo 2015 Milano sono tratte dal sito: www.expo2015.org)




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