mercoledì 1 aprile 2020

Coronavirus, il diario da Milano/aprile 2020_1

Diario giornaliero di una cosa che non era capitata mai, dalle nostre parti.



La storia del Coronavirus in Italia e in particolare a Milano, a partire dal Giorno 1, quello che ha fatto registrare la prima vittima dovuta a questa epidemia (era il 21 febbraio 2020).





Clicca qui per andare al diario da Milano del Coronavirus dall'11 al 20 aprile 2020



50° giorno - Venerdì 10 aprile 2020

Il 50° giorno corrisponde al Venerdì Santo. Ci accorgiamo di questa ricorrenza perché i ragazzi oggi dormono fino a tardi, non hanno le lezioni online da seguire. Per il resto, poche differenze. Chi lavora, in casa o fuori casa, continua a farlo come nei giorni scorsi, senza avere la percezione che ci attendono tre giorni di festa (che in momenti di normalità chiameremmo "week-end lungo").

In casa tutto procede come sempre, silenziosamente, ordinatamente. Fuori il silenzio è ancora più assordante, solo ogni tanto il rumore di una macchina o, più probabile, di un furgoncino.

Oggi sarebbe stato un giorno di grande esodo. Tutti in auto per trasferirsi in montagna, al mare, in campagna, nelle seconde case, negli alberghi, nei B&B...

Per questo sui social l'interrogativo un po' snob che ricorre, con conseguente conclusione polemica, è questo: "Ma se io salgo in macchina e vado nella mia seconda casa che è isolata nella campagna per trascorrere Pasqua, porto la spesa già fatta e me ne sto nel mio giardino a fare la carne alla griglia, non corro il rischio di contagiare nessuno. Perché non lo posso fare? Allora i divieti non sono messi per evitare le diffusione del contagio... allora vuol dire che siamo in uno stato di polizia, pensiamo di essere liberi ma non lo siamo...».

Che è un po' come dire: «ma se io vado a fare una passeggiata in montagna e non c'è nessuno allora chi corro il pericolo di contagiare?», oppure: «ma se io all'alba vado a fare il bagno in mare e non c'è anima viva che pericolo corro o faccio correre?», oppure ancora: «ma se io vado a camminare nel parco all'ora di pranzo e non incontro nessuno, perché tutti sono a casa per i divieti, perché non posso farlo?», o anche: «ma se esco di casa, salgo in macchina, scendo, mi metto a correre sul sentiero deserto che costeggia il fiume, risalgo in macchina, ridiscendo e torno a casa, che male faccio agli altri?» o, più semplicemente: «ma se io inforco la mia bicicletta e mi faccio un giro per la città finalmente senza traffico, non mi fermo da nessuna parte e non ho contatti con altre persone, che cosa c'è di male?».

Ognuno ha il suo bel motivo e pensa di avere le sue belle ragioni per poter uscire di casa alla faccia di tutti gli altri. Ma se tutti lo facessimo le strade per la campagna, il mare, la montagna, sarebbero intasate di macchine, i percorsi di montagna sarebbero pieno di amanti improvvisi della natura, le spiagge sarebbero piene di nuotatori dell'ultima ora, i parchi straborderebbero di camminatori instancabili, i sentieri lungo i fiumi straboccherebbero di runners di tutte le taglie, le strade cittadine sarebbero piene di incidenti tra ciclisti indemoniati...

Per questo la conclusione non può che essere una, e solo una: restiamo tutti a casa, in questi giorni di festa, l'emergenza è ben lungi dall'essere passata e se vogliamo che davvero questa Fase 2 cominci al più presto non permettiamo al maledetto virus, che lentamente stiamo sconfiggendo, di rialzare la testa.

Vediamo i dati di giornata (confrontati con quelli dei tre giorni precedenti):

Italia
  • contagi totali: 147.577 (+3.951) / 143.626 (+4.204) / 139.422 (+3.836) / 135.586 (+3.309)
  • decessi totali: 18.849 (+570) / 18.279 (+610) / 17.669 (+542) / 17.127 (+604)
  • guariti totali: 30.455 (+1.985) / 28.470 (+1.979) / 26.491 (+2.099) / 24.392 (+1.555)
Lombardia
  • contagi totali: 56.048 (+1.246) / 54.802 (+1.388) / 53.414 (+1.089) / 52.325 (+791)
  • decessi totali: 10.238 (+216) / 10.022 (+300) / 9.722 (+238) / 9.484 (+282)
  • guariti totali: 16.280 (+574) / 15.706 (+559) / 15.147 (+649) / 14.498 (+635)
I numeri si commentano da sé, c'è un miglioramento in ogni direzione, bene.

Interessante l'appello fatto oggi dal sindaco di Milano, Beppe Sala, nel suo consueto video da Palazzo Marino: «Noi non sappiamo quanti sono gli immuni, cioè coloro che hanno anticorpi, hanno un'immunità perché hanno fatto il coronavirus. Non lo sappiamo perché non sono stati autorizzati ufficialmente questi test. Alcune Regioni come Emilia-Romagna e Veneto, non la Lombardia, sono già partite. Però mi rivolgo alla scienza e al Governo: dovete autorizzarli. Anche se non sono certi al 100%, autorizzateli. Perché è peggio non avere nessuna informazione».



49° giorno - Giovedì 9 aprile 2020

Tra le tante notizie presenti sui giornali e raccontati alla televisione, ne abbiamo cercata una che non abbiamo trovato. È quella relativa all'entrata a pieno regime dell'Ospedale Fiera Milano.

Quello che viene presentato come il fiore all'occhiello della sanità lombarda, inaugurato in pompa magna dal presidente di Regione Lombardia e dal suo assessore al Welfare, rispettivamente Attilio Fontana e Giulio Gallera (come dimenticare la conferenza stampa super affollata dello scorso 31 marzo?), avrebbe dovuto cominciare a diventare operativo già da questa settimana, ma finora non si sa niente di quello che accade al Portello.

O, meglio, l'unica notizia certa è che martedì i nuovissimi reparti di terapia intensiva costruiti a tempo di record hanno accolto due pazienti. Letta questa notizia ci aspettavamo continui aggiornamenti, invano: o nel frattempo non sono entrati nuovi malati gravi per coronavirus o gli organi di stampa non hanno interesse a raccontare quello che succede lì.

Tutte le due ipotesi ci lasciano perplessi. Soprattutto in considerazione del clamore con cui è stato presentato l'ospedale fin dalla sua progettazione: ci sembra strano che Regione Lombardia non faccia di tutto per raccontare come funzioni tutto alla perfezione.

All'inizio si diceva che l'ospedale avrebbe ospitato 600 posti letto per terapia intensiva (con l'impiego di 500 medici e 1.200 infermieri). Poi portati a 400 e infine a 205, ma non tutti di terapia intensiva, come riportato sul sito ufficiale dell'ospedale (con l'impiego di 200 medici anestesisti e rianimatori, di 500 infermieri da formare per la terapia intensiva e 200 operatori sanitari di supporto).

Nella conferenza stampa di inaugurazione del 31 marzo – 9 giorni fa – Fontana aveva sottolineato che l'entrata a regime dell'ospedale avrebbe avuto una scansione suddivisa in tre fasi. La prima fase doveva iniziare già lunedì 6 aprile con la messa a disposizione dei primi 53 posti letto (con l'impiego di 186 tra medici e infermieri e oltre 60 figure di supporto) e l'arrivo dei primi 28 pazienti Covid, provenienti dagli ospedali lombardi in difficoltà, impossibilitati a prendersene cura. Lunedì i 28 pazienti non sono arrivati, martedì ne sono arrivati 2.

Nel frattempo lunedì 6 aprile Gallera ha detto: «Da qui a 15 giorni occuperemo i 53 posti che abbiamo preparato nei primi moduli. Nel frattempo si stanno realizzando quelli al piano terra, che vedremo se destinare in parte alla terapia intensiva e in parte ad altri bisogni che abbiamo» e Fontana martedì 7 aprile ha sottolineato che l'ospedale «è partito» e «complessivamente fra medici, infermieri e altro personale» impiega «circa 40 persone pronte a intervenire o presenti».

Difficile capire quale sia la situazione reale, in questo balletto di date e numeri.

L'Ospedale di Fiera Milano è stato pensato e costruito facendo riferimento a quello di Wuhan, in Cina. È stato costruito in una manciata di giorni – per completare il primo blocco con 53 letti alcuni parlano di 10 giorni, altri ne aggiungono qualcuno in più – grazie alle generose donazioni di cittadini privati che hanno permesso di raccogliere, per questo progetto, oltre 21 milioni di euro.

(Mi sarebbe piaciuto corredare questo mio racconto con una foto del primo reparto già attrezzato e operativo dell'ospedale ma purtroppo sul sito ufficiale dell'ospedale non ne ho trovata nemmeno una).


Ecco i dati di oggi (confrontati con quelli dei tre giorni precedenti):

Italia
  • contagi totali: 143.626 (+4.204) / 139.422 (+3.836) / 135.586 (+3.309) / 132.547 (+3.599)
  • decessi totali: 18.279 (+610) / 17.669 (+542) / 17.127 (+604) / 16.523 (+636)
  • guariti totali: 28.470 (+1.979) / 26.491 (+2.099) / 24.392 (+1.555) / 22.837 (+1.022)
Lombardia
  • contagi totali: 54.802 (+1.388) / 53.414 (+1.089) / 52.325 (+791) / 51.534 (+1.079)
  • decessi totali: 10.022 (+300) / 9.722 (+238) / 9.484 (+282) / 9.202 (+297)
  • guariti totali: 15.706 (+559) / 15.147 (+649) / 14.498 (+635) / 13.863 (+437)

Una giornata davvero storta, caratterizzata dall'aumento dei contagi e delle morti e, come se non bastasse, dalla diminuzione dei guariti. In Lombardia i decessi hanno superato le 10mila unità.

«È una giornata bellissima, meteorologicamente, ma è bellissima perché i numeri anche oggi stanno migliorando» aveva detto qualche ora fa il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, mentre sulla pista dell'aeroporto militare di Linate aspettava 70 medici giunti a dare man forte ai colleghi degli Spedali Civili di Brescia. Un po' ci eravamo illusi che fosse davvero così.



48° giorno - Mercoledì 8 aprile 2020

Oggi è il 48° giorno da quando è iniziata l'emergenza per il Coronavirus. Il numero 48 è quello più famoso della smorfia napoletana, il "dizionario" dell'interpretazione dei sogni e del loro collegamento con i numeri del lotto. È quello che si riferisce a “o muort che pparla”, il morto che parla, un numero purtroppo quanto mai attuale.

Ieri il Covid-19 ha mietuto  ufficialmente 604 vittime, e tutti abbiamo pensato "finalmente, stanno diminuendo". Un meccanismo – di gioa o di sconforto – che si ripete ormai da giorni, da settimane, che sempre più si slega dalla realtà: guardiamo il numero e non pensiamo che dietro a quel 604 ci sono tanti nonni, tanti genitori, figli, parenti, amici, conoscenti che se ne vanno.

Per questioni di lavoro qualche giorno fa ho intervistato alcuni medici che prestano la loro opera nei reparti di terapia intensiva di alcuni ospedali lombardi. Al telefono, ho sentito la loro voce tremare mentre mi raccontavano alcune delle cose che succedono, in ogni istante, in quei luoghi.

Rispondendo alle mie domande, tutti hanno posto la loro attenzione maggiore sulle persone, sul loro stato, sulle loro sofferenze, tralasciando per lo più le attività mediche eseguite, quasi come se queste fossero la cosa più normale da eseguire (e noi sappiamo che non è così).

«I pazienti con cui abbiamo a che fare sono persone con patologie polmonari gravissime – mi ha detto una giovane dottoressa che presta servizio in un reparto di terapia sub-intensiva –, molto lucide dal punto di vista mentale e del tutto sole. Nessuno può avvicinarsi a loro se non noi medici e operatori, che però siamo bardati e protetti da tute quasi spaziali, guanti, mascherine, visiere e occhiali protettivi. Ci chiedono di aiutarli e noi facciamo quello che possiamo. Ogni pomeriggio io e i miei colleghi facciamo a turno il giro del reparto con il nostro telefono e li mettiamo in contatto con i famigliari».

Come si sa, al momento, non disponiamo di un medicinale che permetta di guarire dal Coronavirus. Si utilizzano gli ormai tristemente famosi ventilatori, i pazienti vengono intubati, ma quando il virus ha deciso di fare il suo corso poco si può fare. In una situazione del genere il ruolo di medici e infermieri specializzati – per essere operatori di un reparto di terapia intensiva, soprattutto in un'emergenza come questa, bisogna avere competenze specifiche – è quanto mai importante anche dal punto di vista del supporto psicologico, come mi ha ribadito la dottoressa: «Il contatto con i parenti molto spesso è lo stimolo che aiuta i pazienti a salvarsi. Tanti di loro decidono di lottare solo perché sanno che a casa c'è la moglie, i figli che li aspettano e che gli dicono al telefono «Ti vogliamo bene, torna a casa presto!».

In queste settimane così frenetiche e caotiche molte delle persone che se ne sono andate a causa del Covid-19 non hanno avuto la fortuna di avere un angelo che fornisse loro un ultimo contatto con le persone care. Se ne sono andate così, all'improvviso e in tremenda solitudine. 

Ecco, oggi che è il 48° giorno di emergenza sarebbe bello se potessero parlare per un'ultima volta, magari poter dire ai propri cari: «Anche io vi voglio bene, non mi dimenticate e sarò per sempre con voi».


I dati di oggi, comunicati nella consueta conferenza stampa delle ore 18 della Protezione Civile (sempre confrontati con quelli dei tre giorni precedenti):

Italia
  • contagi totali: 139.422 (+3.836) / 135.586 (+3.309) / 132.547 (+3.599) / 128.948 (+4.325)
  • decessi totali: 17.669 (+542) / 17.127 (+604) / 16.523 (+636) / 15.887 (+525)
  • guariti totali: 26.491 (+2.099) / 24.392 (+1.555) / 22.837 (+1.022) / 21.815 (+819)
Lombardia
  • contagi totali: 53.414 (+1.089) / 52.325 (+791) / 51.534 (+1.079) / 50.455 (+1.337)
  • decessi totali: 9.722 (+238) / 9.484 (+282) / 9.202 (+297) / 8.905 (+249)
  • guariti totali: 15.147 (+649) / 14.498 (+635) / 13.863 (+437) / 13.426 (+184)
Solo il neo dell'aumento quotidiano dei contagiati sia in Italia sia in Lombardia, per il resto si procede, lentamente ma costantemente, in quella che sembra essere la discesa verso la normalità.



47° giorno - Martedì 7 aprile 2020

In una giornata così sarebbe stato fantastico prendere la bicicletta e andare al lavoro zigzagando nell'odioso traffico, oservando le persone che camminano sui marciapiedi, entrano ed escono dai negozi, si fermano nei bar a bere un caffè, finalmente senza più cappotti e sciarpe...(già, anche senza sciarpe...)

Mentre il genere umano combatte la sua lotta planetaria, mentre l'animale più intelligente, quello che ha assogettato e piegato tutto a suo beneficio cerca di vincere la sua guerra contro un nemico trasparente e letale, la natura si risveglia. Le piante si riempiono di foglie e germogli, i fiori fanno capolino nelle siepi, l'erba diventa più verde, tutto procede senza intoppi, come se niente fosse.

Anche per gli animali, quelli domestici e quelli selvatici, la vita prosegue come sempre. Chissà se l'istinto naturale starà facendo loro comprendere quello che sta accadendo all'amico/nemico di sempre. Vogliamo pensare che ogni animale sia un mondo a sé, che non ci siano collegamenti tra loro, che non si comunichino niente? «Hai visto come se la passano male, i cosiddetti padroni del mondo? Pensavano di poter fare quello che volevano, di comandare su tutto e tutti ed è bastato un coso microscopico per metterli in ginocchio».

E mentre ci arrovelliamo su pensieri di tal fatta, che traggono ovviamente origine dalle interminabili settimane di clausura, nel mondo sta accadendo davvero di tutto:
  • il primo ministro del Regno Unito, Boris Johnson è ricoverato in terapia intensiva ma per fortuna la sua situazione non sembra essere del tutto grave. All'inizio dell'emergenza, lo ricordiamo tutti, Johnson aveva stupito il mondo professando la teoria dell'immunità di gregge, che prevedeva la continuazione della vita di tutti i giorni, il sacrificio di qualche vita umana e il rafforzamento di coloro che sarebbero sopravvissuti all'epidemia. L'ipotesi di applicarla era durata solo pochi giorni, anche oltremanica erano state adottate le misure precauzionali che prevedono il blocco di scuole, attività commerciali, ecc. 
  • mentre in Cina non si registra più nemmeno un morto per Coronavirus, negli Stati Uniti le vittime nel solo ultimo giorno sono state ben 1.150 e in Francia si è raggiunto il picco mai registrato finora con 883 deceduti
  • il Governo italiano ha varato il cosiddetto "Decreto liquidità" che, sommato a quanto già disposto in precedenza, porta a 750 il numero di miliardi di prestito alle aziende che avranno la garanzia dello Stato. Non chiedetemi di spiegare che cosa significhi, per favore, vi basti sapere che si tratta della manovra più poderosa della storia della Repubblica Italiana, come ha sottolineato il nostro presidente del consiglio, Giuseppe Conte
  • il Policlinico di Pavia ha messo a punto un test che permette di verificare se una persona può considerarsi immune al coronavirus. Costa 5 euro, viene eseguito attraverso un prelievo del sangue e fornisce un responso dopo solo un'ora. Lo strumento che forse ci permetterà di entrare un po' alla volta nella Fase 2, quella che tutti aspettiamo con trepidazione e che rappresenta la ripresa, ovviamente graduale, della vita di tutti i giorni 
  • fa sempre più scalpore e desta sempre più preoccupazione la notizia che all'interno del Pio Albergo Trivulzio, la casa di riposo più famosa di Milano, ci siano state decine e decine di morti per Coronavirus – non registrate peraltro come tali – che, in base a quanto sostenuto anche dagli operatori sanitari coinvolti, sarebbero dovute a negligenze da parte degli amministratori. Una questione tutta da verificare, che si inserisce in quella molto più ampia e altrettanto nebulosa che riguarda le case di cure della Lombardia che, si dice, all'inizio dell'emergenza sarebbero state obbligate a ospitare persone positive al virus provocando contagi e morti tra gli anziani ospitati nelle case
  • ieri nell'Ospedale di Fiera Milano – costruito in poche settimane, grazie alle donazioni di oltre 1.200 cittadini che hanno permesso di raccogliere oltre 21 milioni di euro – sono stati ricoverati i primi due pazienti, un uomo di 72 anni e una donna di 63. Nei prossimi giorni sono previsti nuovi ricoveri. Quando sarà a pieno regime l'ospedale accoglierà 200 posti letto per terapia intensiva. «Un'importante zattera di salvataggio» l'ha definita il professor Antonio Pesenti, primario di Rianimazione al Policlinico e coordinatore delle terapie intensive in Lombardia
  • quello che appariva probabile è stato confermato: difficilmente i ragazzi torneranno a scuola, quest'anno. Il decreto sulla scuola emanato dal Governo ha lasciato aperta un'ipotesi (remota) di riapertura delle scuole per il 18 maggio. La maturità e l'esame di terza media cambieranno a seconda che si torni o no (gli ormai famosi due "scenari" illustrati dalla ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina), ma la notizia più eclatante è che quest'anno non ci saranno bocciature, con la valutazione degli studenti che terrà conto del loro rendimento durante le lezioni in aula e nel corso di quelle a distanza. Prima dell'inizio del prossimo anno, inoltre, saranno organizzati corsi per eventuali recuperi o approfondimenti.

Ecco i consueti dati delle 18:

Italia
  • contagi totali: 135.586 (+3.309) / 132.547 (+3.599) / 128.948 (+4.325) / 124.623 (+4.796)
  • decessi totali: 17.127 (+604) / 16.523 (+636) / 15.887 (+525) / 15.362 (+681)
  • guariti totali: 24.392 (+1.555) / 22.837 (+1.022) / 21.815 (+819) / 20.996 (+1.238)
Lombardia
  • contagi totali: 52325 (+791) / 51.534 (+1.079) / 50.455 (+1.337) / 49.118 (+1.598)
  • decessi totali: 9.484 (+282) / 9.202 (+297) / 8.905 (+249) / 8.656 (+345)
  • guariti totali: 14.498 (+635) / 13.863 (+437) / 13.426 (+184) / 13.242 (+222)

Numeri in discesa, a confermare la tendenza di questi ultimi giorni. Non però tali da farci sentire fuori dell'emergenza, per quello è ancora presto.



46° giorno - Lunedì 6 aprile 2020

È stato un fine settimana delicato, quello appena trascorso. L'arrivo della primavera e i numeri del Coronavirus che sembrano essere in discesa hanno spinto molte persone a riversarsi in strada, pur protette dalle mascherine, speriamo di non dover pagare in futuro questa scelta con un tributo di nuovi contagi.

In questi giorni si è anche scoperto che le mascherine, sì, possono essere utili a frenare la diffusione del Coronavirus e che anche le sciarpe, ebbene sì, qualcosa possono fare. Giusto quindi chiedere scusa a Regione Lombardia – che in questo momento è nella bufera per tanti altri aspetti legati all'emergenza in corso – che, insieme ad altre, ne ha disposto l'uso obbligatorio quando si esce di casa.

Il problema probabilmente sorgerà, da oggi in poi, per quelle persone che la mascherina non sono mai riuscite a comprarla. In farmacia non è mai stato possibile acquistarle, a meno di non pagarle, – le testimonianze in questo senso sono tante – a peso d'oro. Anche in Toscana si è presa la decisione di rendere le mascherine obbligatorie quando si è fuori casa, ma la disposizione entrerà in vigore solo dopo che le stesse saranno distribuite gratuitamente e a domicilio, Comune per Comune. In Liguria lo stesso e già altre regioni si accingono a prendere lo stesso provvedimento.

Regione Lombardia ha dichiarato che da oggi saranno distribuite 3,3 milioni di mascherine gratis. Saranno reperibili in alcuni punti di distribuzione. Si comincia con le farmacie, seguiranno i negozi alimentari, le edicole, gli uffici postali, le banche, le tabaccherie e i supermercati, i posti insomma dove si deve andare quando si esce di casa.

La distribuzione non sarà del tutto libera, hanno sottolineato i rappresentanti della Regione: «La mascherina sarà data a chi ne è privo o a determinate categorie di persone fragili che magari il farmacista conosce, ne va anche della responsabilità delle persone – hanno precisato –. Chi non ne ha bisogno non la prende non è un gadget, è per utilità pubblica». 

L'obiettivo della Regione è «aiutare le persone che sono in difficoltà nel recuperarle», contando sul «senso di responsabilità delle persone» che devono dire «non la prendo perché non ne ho bisogno».

Siamo tutti pronti a fare il nostro dovere, sperando che la distribuzione sia eseguita in modo intelligente e non comporti, in questi primi giorni di obbligo (la cui inosservanza comporta una sanzione di 400 euro) pericolosi assembramenti.

Sul fronte mascherine, in mattinata si sono avuti due importanti aggiornamenti. Il primo riguarda una comunicazione congiunta di Federazione degli ordini dei farmacisti della Lombardia, Confservizi e Federfarma Lombardia, inviata nella serata di ieri, domenica 5 aprile, in cui si informa che le mascherine non sono ancora state fornite alle farmacie e che la distribuzione non avrà luogo prima della fine di questa settimana.


La seconda è questa precisazione dell'Assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera, giunta in mattinata in un collegamento con la trasmissione televisiva "Mattino Cinque": «Sabato abbiamo iniziato a prendere i contatti con Federfarma e stiamo organizzando una distribuzione di 300mila mascherine da dare gratuitamente alle fasce più deboli, come gli over 65 o coloro che hanno l'esenzione per patologia o reddito. Sono un contingente limitato, circa 100 a farmacia».

Proprio così: «sabato abbiamo iniziato a prendere i contatti...» «...un contingente limitato, circa 100 a farmacia...». Non vogliamo essere pessimisti a tutti i costi e speriamo di essere smentiti, ma l'impressione è che la distribuzione gratuita delle mascherine non sarà così immediata né capillare come avevamo sperato.

Passiamo ai dati di oggi:

Italia
  • contagi totali: 132.547 (+3.599) / 128.948 (+4.325) / 124.623 (+4.796) / 119.827 (+4.585)
  • decessi totali:16.523 (+636) / 15.887 (+525) / 15.362 (+681) / 14.681 (+766)
  • guariti totali: 22.837 (+1.022) / 21.815 (+819) / 20.996 (+1.238) / 19.758 (+1.480)
Lombardia
  • contagi totali: 51.534 (+1.079) / 50.455 (+1.337) / 49.118 (+1.598) / 47.520 (+1.455)
  • decessi totali: 9.202 (+297) / 8.905 (+249) / 8.656 (+345) / 8.311 (+351)
  • guariti totali: 13.863 (+437) / 13.426 (+184) / 13.242 (+222) / 13.020 (+791)

A questi dati – che mostrano un calo dei contagi (erano giorni che non erano così bassi!) a fronte di un aumento dei decessi, e anche di un aumento delle guarigioni – aggiungo solo che i contagi di Milano, Bergamo e Brescia sono calati rispetto a quelli registrati ieri. A Milano. nello specifico, oggi sono 112 e ieri erano stati 171.

A proposito, non si sente più parlare dell'Ospedale Fiera Milano. Oggi dovrebbero essere stati ricoverati i primi pazienti in terapia intensiva, strano che i giornali non ne abbiano proprio parlato, non è una cosa che capita tutti i giorni...



45° giorno - Domenica 5 aprile 2020

Sono andato a rileggermi quello che scrivevo circa una trentina di giorni fa e mi sono accorto che in quel periodo raccontavo le cose in modo più sereno. Cioé: io non ero sereno, impossibile esserlo, ma la mia scrittura lo era.

In questi ultimi giorni, da circa una settimana, mi sono accorto invece di essere più nervoso e forse anche a volte, me ne scuso, meno lucido. Il fatto che la fine dell'emergenza sia spostata sempre più avanti e il fatto che ancora oggi, dopo 45 giorni dall'inizio dell'emergenza, si brancoli nel buio, toglie certezze e comincia a fare crescere un leggero senso di disorientamento misto a una leggera ma crescente rabbia.

In tutto il Paese, in tutti questi giorni, abbiamo basato la nostra analisi quotidiana per lo più sui numeri. Già da tempo si diceva che questi non erano affidabili ma politici e responsabili dell'emergenza hanno continuato a propinarceli come se niente fosse. Il dovere che sento di riportarli giorno per giorno in questo mio diario è dovuto anche al fatto di lasciare traccia di quello che ci viene comunicato, perché domani non ce ne si dimentichi.

Ci hanno parlato incensantemente di ospedali strapieni, di reparti di terapie intensive insufficienti, di carenza di medici e infermieri, di controlli da effettuarsi solo in certe circostanze, di poco senso di responsabilità di molti cittadini che circolano imperterriti per le strade nonostante i divieti.

Non dirò niente di originale, qui, dirò cose che è facile leggere sulla rete ma che condivido in pieno.

Dirò che l'Italia è stata chiusa, i negozi sono stati chiusi, le scuole, gli uffici, i bar, i ristoranti, le cartolerie. Milioni di persone sono chiuse nelle loro case, tutte a fornire il loro piccolo contributo alla sconfitta del Covid-19. Qual è la forza che ti fa stare a casa 45 giorni senza fiatare? È l'idea che mentre tu sacrifichi la tua vita sociale, mentre rischi di trovarti sul lastrico perché non hai più entrate e invece le spese continuano a esistere, qualcuno lavori per te per risolvere la situazione e prenda le migliori decisioni per uscire il prima possibile da questa drammatica condizione.

E invece da 45 giorni assistiamo a un balletto increscioso.

Da una parte i cittadini reclusi in casa e quelli che hanno continuato a lavorare spesso senza orari e senza protezioni. Dall'altra il comparto sanitario che si trova in prima linea nella guerra conto il coronavirus. Anch'esso spesso senza difese, come sta a dimostrare il numero di medici, già più di 80, che hanno sacrificato la loro vita per cercare di salvare quella di altri. Tra loro anche molti medici di base, davvero abbandonati a sé stessi da un sistema sanitario che sempre più ha lavorato negli anni scorsi per togliere loro importanza e possibilità di fare bene il loro lavoro.

In mezzo i politici, a livello nazionale e regionale - parliamo da lombardi - che spesso si sono mossi goffamente, mostrando poca propensione ad ascoltare quanto suggerito da virologi, scienziati e veri esperti del settore (non quelli da tastiera, per intenderci).

Chiaro che nessuno finora, in epoca moderna, si era mai trovato ad affrontare una situazione del genere, ma troppo spesso noi cittadini siamo stati abbandonati a noi stessi. Il governo spesso ha fornito informazioni non chiare, comunicate a pezzetti, con continue anticipazioni smentite dopo poche ore, e anche con una certa poca chiarezza espositiva per cui ancora oggi molti sono i dubbi su quello che possiamo o non possiamo fare.

La situazione è difficile da affrontare, ci mancherebbe, e i soldi non piovono dal cielo. Il lavoro dei nostri ministri e del capo del Governo Giuseppe Conte, è destinato a restare nella storia in positivo o in negativo, speriamo sappiano essere in ogni momento all'altezza della situazione. E speriamo che l'Europa dimostri davvero di essere unita e sensibile: senza di lei per noi, come per altri Paesi, sarà impossibile uscire dalla pesante situazione economica che è già presente oggi ma che diventerà ancor più pesante alla fine dell'emergenza.

Il discorso delle difficoltà vale anche per Regione Lombardia. Difficile affrontare momenti simili con lucidità, ma qualcosa di meglio ci saremo aspettati da una classe politica e dirigente che si bea di governare "la regione più avanzata d'Italia". E invece gli esempi di pressapochismo sono  all'ordine del giorno. Inutile stare qui a elencarli – da tamponi che solo ora, forse, vengono eseguiti con regolarità, da ospedali fantasma che dovrebbero essere il fiore all'occhiello dell'efficenza lombarda e che sono stati inaugurati in pompa magna (con assembramento pericoloso di persone) ma non sono ancora oggi attivi, da continue polemiche di chiara natura politica che poco aggiungono alla lotta contro il virus –, ne abbiamo parlato in modo diffuso nei giorni scorsi.

Aggiungiamo solo, visto che è la notizia dell'ultima ora, l'obbligo che da domani ricorrerà di indossare mascherine o simili ogni volta che si esce di casa. Dopo 45 giorni si arriva a questa decisione, ci sono voluti 45 giorni per pensare a questa fondamentale misura anti-virus: quando si esce bisogna coprire naso e bocca, pena 400 euro di multa.

Vabbè, non stiamo sempre a lamentarci, male non farà. Ma il problema è che non tutti hanno a dsiposizione mascherine. Fino a pochi giorni fa si diceva di non usarle, di non toglierle a medici, operatori sanitari e a tutti coloro che continuano a lavorare a contatto con le persone, che ne hanno bisogno in continuazione. Del resto è da sempre praticamente impossibile procurarsele, nelle farmacie sono scomparse già da febbraio.

Quindi, immaginiamo, Regione Lombardia si preoccuperà di fornire a ogni cittadino le mascherine necessarie? Ovvio che no, e infatti nell'ordinanza della Regione si dice che possono essere utilizzate anche sciarpe, foulard, probabilmente si pensa anche alle pashmine... ma davvero questi possono rappresentare efficienti ostacoli contro la diffusione del virus?

Senza contare l'effetto che questa disposizione avrà sul cittadino medio, l'idea che basti avere la mascherina per non correre o rappresentare un pericolo di diffusione. Vedremo in giro molta più gente e sarà difficile fare fronte a queste nuove ondate di persone nelle strade che, se fermate mentre passeggiano con la loro sciarpa del Milan su naso e bocca potranno dire alle Forze dell'Ordine: «L'ha detto anche l'assessore regionale Gallera che se siamo protetti possiamo anche evitare di stare a una distanza di un metro e mezzo l'uno dall'altro».


E a questo punto mi viene un mente una domanda per la nostra Regione: se davvero basta la sciarpa, anche quella della squadra del cuore, perché non riaprite gli stadi?





I dati di oggi:

Italia
  • contagi totali: 128.948 (+4.325) / 124.623 (+4.796) / 119.827 (+4.585) / 115.242 (+4.668)
  • decessi totali: 15.887 (+525) / 15.362 (+681) / 14.681 (+766) / 13.915 (+749)
  • guariti totali: 21.815 (+819) / 20.996 (+1.238) / 19.758 (+1.480) / 18.278 (+1.431)
Lombardia
  • contagi totali: 50.455 (+1.337) / 49.118 (+1.598) / 47.520 (+1.455) / 46.065 (+1.292)
  • decessi totali: 8.905 (+249) / 8.656 (+345) / 8.311 (+351) / 7.960 (+367)
  • guariti totali: 13.426 (+184) / 13.242 (+222) / 13.020 (+791) / 12.229 (+814)
I dati relativi a contagi e decessi sono in discesa, sia in Italia in generale, sia in Lombardia., confermando quella che sembra essere una certa frenata degli effetti del contagio.

Nella consueta conferenza stampa di Regione Lombardia è stato però detto che "preoccupa Milano" a causa dei 441 nuovi casi di Coronavirus registrati tra ieri e oggi.

Nel fine settimana qualcuno non ha saputo rinunciare a una passeggiata al sole – probabilmente pensando "tanto ho la mascherina" –, quasi come se l'emergenza fosse passata. Ma non è così, tutto quello che abbiamo fatto finora vale meno di zero, se lo vanifichiamo con comportamenti non corretti e non rispettosi dei decreti del Governo, che come sappiamo sono in vigore fino al 13 aprile (ma che saranno oggetto di possibili, anzi probabili, ulteriori deroghe).



44° giorno – Sabato 4 aprile 2020

Oggi il risveglio è stato traumatico. Dal cellulare mi è arrivata la notizia della scomparsa di un medico di Bergamo che conoscevo, che dopo avere aiutato tante persone a guarire non è riuscito a vincere la sua battaglia contro il Coronavirus. Era un bravissimo e stimato medico che si occupava di diabete. Credo fosse uno dei maggiori esperti di questa malattia, una scomparsa difficile da sopportare, dal punto di vista umano e da quello medico/scientifico.

È una situazione strana, quella che stiamo vivendo noi reclusi nelle case. Ogni sera assistiamo all'esposizione di numeri che, alternativamente, contribuiscono ad angosciarci o a darci un po' di speranza per il futuro. Ma la nostra vita prosegue tutto sommato senza gravi problemi, se non quelli dovuti dal dover impostare tutta la vita tra quattro semplici mura.

Viviamo nel nostro mondo esageratamente ovattato, fatto di lavoro (per chi ha la fortuna di continuare a lavorare), lezioni scolastiche online, pranzi e cene in famiglia, chat interminabili con amici e amiche, film e serie Tv incredibilmente condivise tra genitori e figli, lunghe chiacchierate sui massimi e i minimi sistemi, ore trascorse alla play station fino a quando non arriva qualcuno a dire «adesso basta, non esagerare!»...

Ogni tanto ci affacciamo alle finestre, sostiamo un po' sui balconi alla ricerca di un po' di sole e osserviamo le poche persone che passano nella via sotto casa: gente col cane, con le borse della spesa, tanti riders che con le loro biciclette sono diventati – qui mi viene da dire "finalmente" –, i padroni della strada.

Una routine che si ripete senza sosta, ogni giorno, mentre fuori dalla nostra porta, negli ospedali, si combattono tremende battaglie contro il Covid-19. Il contrasto è evidente, sembra quasi di essere spettatori di un film tipo "L'invasione degli ultracorpi" o qualcosa del genere, a volte ci si chiede se sia tutto vero, se quello che ascoltiamo e quello che leggiamo in televisione o sui giornali cartacei e online sia davvero quello che succede là fuori.

E poi, come un pugno improvviso allo stomaco, ti arriva il messaggio di un'amica che dice che suo padre non ce l'ha fatta o quello di un tuo collega che ti avverte della scomparsa di una persona che conoscevi bene.

E allora nella realtà ci vieni buttato all'improvviso, è tutto vero, è tutto drammaticamente vero. Ed è davvero duro da sopportare.

Ecco i dati di oggi.

Italia
  • contagi totali: 124.623 (+4.796) / 119.827 (+4.585) / 115.242 (+4.668) / 110.574 (+4.782)
  • decessi totali: 15.362 (+681) / 14.681 (+766) / 13.915 (+749) / 13.155 (+727)
  • guariti totali: 20.996 (+1.238) / 19.758 (+1.480) / 18.278 (+1.431) / 16.847 (+1.118)
Lombardia
  • contagi totali: 49.118 (+1.598) / 47.520 (+1.455) / 46.065 (+1.292) / 44.773 (+1.565)
  • decessi totali: 8.656 (+345) / 8.311 (+351) / 7.960 (+367) / 7.593 (+394)
  • guariti totali: 13.242 (+222) / 13.020 (+791) / 12.229 (+814) / 11.415 (+530)

I decessi calano, i contagiati salgono e questo suona strano, se le misure adottate fino a qui sono valide dovrebbero diminuire anche i contagi. La spiegazione che i contagiati aumentano solo perché sono migliorati i controlli un po' ci ha stufato: possibile che al 44° giorno di emergenza si sia ancora nella fase in cui «...stiamo migliorando i controlli»?



43° giorno - Venerdì 3 aprile 2020

La parola che in questi giorni è balzata più di ogni altra alla ribalta, e che è sulla bocca di tutti, è "tampone". Un piccolo oggetto quanto mai prezioso, da cui dipende molto del nostro futuro.

Con il tampone è possibile verificare se una persona è positiva al coronavirus o non lo è. Con il tampone possiamo capire se una persona è bisognosa di cure, se i sintomi provati sono davvero provocati dal virus che ci sta assediando da settimane. Con l'uso del tampone, e l'eventuale conferma della positività, possiamo evitare che persone contagiate coinvolgano altre persone con cui condividono la casa o il posto di lavoro. Con l'uso del tampone possiamo insomma contenere il contagio e, soprattutto, possiamo contenere il numero delle persone morte.

Per noi che vediamo le cose dal di fuori sembra essere un discorso talmente logico da apparire anche superfluo sottolineare che più tamponi si fanno e prima riusciremo a debellare questo nostro nemico invisibile. Ma nella realtà non deve essere davvero così, se è vero che in alcune parti d'Italia, come in Veneto e in Emilia Romagna i tamponi vengono fatti a tappeto già da qualche giorno mentre in Lombardia la sensazione è che questo non stia del tutto avvenendo.

Ci deve essere un motivo – e qualcuno prima o poi ce lo spiegherà – se qualcuno sceglie che i tamponi debbano essere fatti solo sulle persone che mostrano già un'evidenza quasi certa di positività, e non debbano essere eseguiti su chi è da considerarsi a richio, come i famigliari che convivono con persone risultate positive, gli anziani che vivono nelle case di riposo, i lavoratori che sono a contatto con il pubblico, medici, infermieri e tutto il personale sanitario, tra cui non dobbiamo dimenticare i medici di base, categoria spesso ritenuta "inutile", che sta pagando con un caro prezzo di vite umane il suo silenzioso e continuo impegno sul fronte della lotta al Covid-19.

E intanto, nel mondo, si è superato il milione di contagiati (ufficiali).


E già che ci siamo approfittiamo per fare il punto della situazione sui Paesi più esposti al contagio, confrontati con i dati che abbiamo riportato una settimana fa, venerdì 27 marzo.
  1. USA                  245.573   contagiati              erano 85.991           + 159.582
  2. Spagna              117.710 contagiati               erano 59.924             + 57.786
  3. Italia              115.242 contagiati           erano 80.589          + 34.653
  4. Germania            85.063 contagiati               erano 47.278             + 37.785
  5. Cina                      82.509 contagiati               erano 81.828                  + 681
  6. Francia                 59.929 contagiati               erano 29.567             + 30.362
  7. Iran                       53.183 contagiati               erano 29.406             + 23.777
  8. Regno Unito         34.192 contagiati              erano 11.813             + 22.379
  9. Svizzera                19.145 contagiati               erano 11.811               + 7.334
  10. Turchia.                 18.135 contagiati             non era nei 10               -
Una serie di numeri che ci offre vari spunti di riflessione. Da una parte la crescita drammatica di contagiati negli USA: in una sola settimana quasi 160mila contagiati in più, un numero che fa davvero impressione.

Dall'altra il fatto che in Europa non siamo più il Paese con la maggior crescita di positivi al Covid-19, ora crescono di più in Spagna, che ci ha superati anche per numero di contagiati totali, e in Germania, salita al quarto posto generale.

La Cina ha ormai frenato, come del resto la Corea del Sud che è uscita dai dieci, anzi ora è preceduta anche da Belgio, Olanda, Canada e Austria.

Nei dieci, invece, è entrata per la prima volta la Turchia che, se dovesse essere confermato l'andamento di questi ultimi giorni, sembra essere destinata a sopravanzare anche la Svizzera (teniamo conto che la Turchia a più di 80 milioni di abitanti mentre la Svizzera ne ha solo circa 8 milioni e mezzo).

Torniamo a noi e vediamo i dati di oggi.

Italia
  • contagi totali: 119.827 (+4.585) / 115.242 (+4.668) / 110.574 (+4.782) / 105.792 (+4.053)
  • decessi totali: 14.681 (+766) / 13.915 (+749) / 13.155 (+727) / 12.428 (+837)
  • guariti totali: 19.758 (+1.480) / 18.278 (+1.431) / 16.847 (+1.118) / 15.729 (+1.109)
Lombardia
  • contagi totali: 47.520 (+1.455) / 46.065 (+1.292) / 44.773 (+1.565) / 43.208 (+1.047)
  • decessi totali: 8.311 (+351) / 7.960 (+367) / 7.593 (+394) / 7.199 (+381)
  • guariti totali: 13.020 (+791) / 12.229 (+814) / 11.415 (+530) / 10.885 (+548)
I dati di oggi, se confrontati a quelli di ieri, sono abbastanza in equilibrio. L'incremento dei decessi aumenta leggeremente su tutto il territorio italiano ma scende in Lombardia. Al contrario quello del numero dei contagiati scende a livello nazionale e sale a livello regionale (la spiegazione di Regione Lombardia è «perché vengono fatti più tamponi», giusto per rimanere in argomento).

Per Milano , una buona notizia: nelle ultime 24 ore c'è stato un incremento di contagi pari a 387 casi, contro i 482 di ieri.



42° giorno - Giovedì 2 aprile 2020

Non uscire mai di casa stanca. Chi ha la fortuna di lavorare anche in questo momento – perché poter continuare a lavorare in casa anche durante questa emergenza è davvero una fortuna – chi cioè svolge un'attività che può essere svolta al computer, in questi giorni prova la sensazione di non fare altro che lavorare e mangiare. Solo ogni tanto qualche pausa per dormire, lavarsi, al limite leggere un libro o guardare la televisione.

«È già ora di mangiare un'altra volta!», è una delle frasi più ricorrenti, e l'altra è «Che cosa volete mangiare?». La cucina, abituata ad andare a scartamento ridotto, da 42 giorni a questa parte è diventata il locale in cui a turno ci si dà da fare per cercare di essere fantasiosi e "inventare" nuovi piatti che ci distolgano dalla routine. Un'attività che coinvolge anche i ragazzi, a tratti, che si cimentano per lo più nella produzione di prelibatezze fritte e insane (ma comunque buone) o di dolci che riuscirebbero a ingrassare anche un fachiro.

Dico queste cose, questa mattina, perché la voglia di parlare delle solite cose non è tanta.

Potrei dire che ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato la proroga della clausura e delle restrizioni al 13 aprile.

Potrei dire che è stato disposto l'annullamento del torneo di tennis di Wimbledon, cosa che era accaduta, in oltre 100 anni di vita, solo in occasione delle due guerre mondiali.

Potrei dire che è stata fatta marcia indietro e precisato che non è vero che si possono portare a passeggio i figli, come era stato detto ieri.

Potrei dire che il mercato dell'auto è crollato e in marzo ha fatto registrare un -85% di vendite in Italia.

Potrei dire che qualcuno comincia a chiedersi come mai la Lombardia non è riuscita ad arginare la diffusione del virus come invece hanno fatto altre regioni come il Veneto o l'Emilia Romagna.

Potrei dire che tra i Paesi che non registrano alcun contagiato ci sono la Corea del Nord e il Turkmenistan, Paese in cui è stato vietato l'uso della parola "coronavirus", da sostituirsi con "malattia" o "infezione respiratoria".

Potrei dire che ieri il sito dell'INPS è andato in tilt a causa delle centinaia di migliaia di domande per l'indennità da 600 euro disposta dal Governo per aiutare autonomi e partite IVA che si trovano impotenti ad affrontare l'emergenza coronavirus.

Potrei dire che l'assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera a chi gli ha fatto notare la pericolosità di organizzare conferenze stampa (quella dell'inaugurazione dell'ospedale alla Fiera di Milano) che prevedano l'assembramento di decine e decine di persone, ha risposto «La distanza è fondamentale per non essere contagiati, ma quando abbiamo tutti la mascherina, siamo protetti e non è necessario essere ad un metro e mezzo di distanza». Cioè, assessore, ci spieghi: siamo richiusi in casa da 42 giorni, ci è stato detto che dobbiamo evitare i contatti, pure quelli con i nostri famigliari che non vivono con noi, ci è stato detto che dobbiamo evitare di camminare o correre nei parchi perché potremmo incrociare persone e così contribuire a diffondere il virus, ci sono state dette mille altre cose e adesso lei ci viene a dire che in tutto questo tempo avremmo potuto andare avanti a fare gli aperitivi con gli amici, le feste, i convegni, andare allo stadio, ecc. perché basta essere protetti con una mascherina? Ma questa è una notiziona...!!!

Potrei dire tutte queste cose e anche tante altre, ma oggi non ho tanta voglia di farlo.


Speriamo che i dati delle ore 18 riescano a cambiare il mio umore.

Italia
  • contagi totali: 115.242 (+4.668) / 110.574 (+4.782) / 105.792 (+4.053) / 101.739 (+4.050)
  • decessi totali: 13.915 (+749) / 13.155 (+727) / 12.428 (+837) / 11.591 (+812)
  • guariti totali: 18.278 (+1.431) / 16.847 (+1.118) / 15.729 (+1.109) / 14.620 (+1.590)
Lombardia
  • contagi totali: 46.065 (+1.292) / 44.773 (+1.565) / 43.208 (+1.047) / 42.161 (+1.154)
  • decessi totali: 7.960 (+367) / 7.593 (+394) / 7.199 (+381) / 6.818 (+458)
  • guariti totali: 12.229 (+814) / 11.415 (+530) / 10.885 (+548) / 10.337 (+1.082)
Mentre i contagiati a Milano hanno superato le 10.000 unità e mentre si calcola che la metà della popolazione mondiale sia confinata in casa, in Italia in linea di massima si mantengono in equilibrio sia l'incremento dei contagiati sia quello delle persone morte.

In Lombardia è stato un giorno positivo perché sono migliorati tutti e tre i parametri, ma non si può certo gioire quando si pensa alle 367 persone morte, sempre tante, sempre troppe.



41° giorno - Mercoledì 1 aprile 2020

Oggi è il primo aprile e tutti quanti, svegliandoci, abbiamo sperato di essere svegliati da qualcuno che ci dicesse: «Piaciuto lo scherzo che vi abbiamo fatto nei giorni scorsi?». Una pacca sulla spalla una risata e via, di corsa giù per le scale perché siamo in ritardo per andare al lavoro.

Niente di tutto questo, il silenzio che sale dalle strade ci ricorda che la realtà è ben altra, non c'è nessuno scherzo, l'emergenza continua.

La notizia giunta ieri sera nelle nostre case è che da oggi possiamo portare i nostri figli a fare quattro passi. Un genitore e un figlio alla volta e solo nelle vicinanze della casa. Chiaro no? No, perché già oggi qualcuno sottolinea che per "figli" non si intendono i quindicenni ma quelli più piccoli, che hanno una vera esigenza di muoversi. Forse chi ha fatto questa precisazione non ha figli adolescenti, ma non è questo il punto. Il punto è che abbiamo raggiunto il momento del picco e forse stiamo cominciando a ridiscendere lentamente verso la normalità. Non sarebbe il caso di aspettare qualche giorno, prima di rimettere in strada tante persone, con tutto quello che ne consegue?

Ieri abbiamo letto la notizia che nel Biellese un uomo fermato per strada a un controllo è stato multato perché al supermercato aveva comprato solo tre bottiglie di vino (ma anche un pacco di pasta) che per i carabinieri non sono state considerate beni di necessità. Il ragionamento fatto è stato probabilmente questo: esci di casa (in bicicletta), vai al supermercato e rischi di contagiare altre persone solo per tre bottiglie di vino (e un pacco di pasta)?

Secondo i carabinieri, insomma, l'uomo non avrebbe rispettato il diktat che dispone che bisogna uscire di casa solo per motivi validi o per necessità. Tre bottiglie di vino (e un pacco di pasta) non sono stati ritenuti beni essenziali.

Chissà i carabinieri che cosa pensano di quanto invece accaduto alla Fiera di Milano, dove è stato inaugurato l'ospedale messo in piedi dalla Regione Lombardia, che diventerà operativo, ha sottolineato il presidente Fontana, «probabilmente nel prossimo fine settimana: sabato, domenica o lunedì...».

Per annunciare la fine dei lavori – che proseguiranno comunque nel corso di tutta questa settimana – è stata convocata una conferenza stampa cui hanno partecipato decine di persone accalcate come se niente fosse accaduto in tutte queste settimane.


Avevamo capito fosse in vigore un divieto di assembramenti...


Nel dubbio, leggiamo alcuni stralci del Decreto-Legge 25 marzo 2020, n.19 (Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19), l'ultimo della serie emanato dal Governo:

Art. 1 Misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19 
 
(...)


2. Ai sensi e per le finalita' di cui al comma 1, possono essere adottate, secondo principi di adeguatezza e proporzionalita' al rischio effettivamente presente su specifiche parti del territorio nazionale ovvero sulla totalita' di esso, una o piu' tra le seguenti misure:

(...)

f) limitazione o divieto delle riunioni o degli assembramenti in luoghi pubblici o aperti al pubblico;

g) limitazione o sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni altra forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo, ricreativo e religioso;

(...)

l) sospensione dei congressi, di ogni tipo di riunione o evento sociale e di ogni altra attivita' convegnistica o congressuale, salva la possibilita' di svolgimento a distanza;



A Regione Lombardia quando prescritto dal Governo deve essere sembrato poco, per cui il divieto è stato rafforzato, come risulta anche sul sito dello stesso ente regionale:


Aggiornamento del 30 marzo 2020

Il Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha disposto con Ordinanza regionale del 21 marzo, successivamente integrata dalle Ordinanze del 22 e 23 marzo, alcune ulteriori limitazioni ancora più stringenti per contrastare la diffusione del coronavirus.

In virtù dell'art. 2 del decreto legge 19/2020, le disposizioni previste nell’ordinanza restano in vigore fino al 5 aprile 2020 (anziché fino al 15 aprile, come inizialmente indicato nell’ordinanza regionale).

Le disposizioni regionali sono state condivise con i sindaci dei capoluoghi della Lombardia, ANCI Lombardia, UPL e con il Tavolo del Patto per lo Sviluppo.

Di seguito le principali misure previste, integrate con le disposizioni nazionali in vigore:

il divieto di assembramenti di più di 2 persone nei luoghi pubblici. Deve comunque essere garantita la distanza di almeno un metro. In caso di violazione è prevista una sanzione amministrativa di euro 5.000,00; (...)



Siamo tutti felici per la creazione di questo nuovo ospedale, costruito in poche settimane – come tanti altri in Italia nei giorni scorsi – per contrastare il Covid-19.

Resta il fatto che la sua inaugurazione in pompa magna – unica nel suo genere, finora in Italia – nulla ha a che fare con l'emergenza che in quel luogo gli operatori sanitari metteranno in campo nei prossimi giorni, con grandi sforzi e sacrifici personali per assistere persone che si troveranno ad affrontare del tutto sole, senza la possibilità di avere le persone care al loro fianco, il momento più drammatico della loro vita.

Sarà, questo, un luogo di cura, di sofferenza, purtroppo anche di morte, condizioni che non hanno niente da spartire con l'aria di "festa" mostrata ieri in diretta TV (alcuni hanno detto che "mancava solo il rinfresco").

Ma è anche una questione di parità di diritti e di doveri. Noi ce ne restiamo chiusi in casa da settimane, evitiamo i contatti, non possiamo vedere i nostri nonni, non possiamo visitare i nostri malati, non possiamo assistere al funerale dei nostri cari. E fuori c'è gente che si permette di festeggiare e di radunare, una vicina all'altra, decine di persone ponendosi con presunzione sopra le nostre leggi e, soprattutto, sopra la nostra comune morale?

Vediamo i dati delle ore 18.

Italia
  • contagi totali: 110.574 (+4.782) / 105.792 (+4.053) / 101.739 (+4.050) / 97.689 (+5.217)
  • decessi totali: 13.155 (+727) / 12.428 (+837) / 11.591 (+812) / 10.779 (+756)
  • guariti totali: 16.847 (+1.118) / 15.729 (+1.109) / 14.620 (+1.590) / 13.030 (+646)
Lombardia
  • contagi totali: 44.773 (+1.565) / 43.208 (+1.047) / 42.161 (+1.154) / 41.007 (+1.592)
  • decessi totali: 7.593 (+394) / 7.199 (+381) / 6.818 (+458) / 6.360 (+416)
  • guariti totali: 11.415 (+530) / 10.885 (+548) / 10.337 (+1.082) / 9.255 (+293)
L'Italia tiene: a fronte di un aumento dell'incremento dei contagiati, il dato nazionale registra una diminuzione del numero delle vittime giornaliere, e questa è una buona notizia. In Lombardia, invece, aumentano sia i contagi sia le vittime gironaliere  e questa non è una buona notizia.

Per rassicurare gli animi, si dice che l'aumento del numero dei contagi derivi dal fatto che in questi giorni si eseguono molti più tamponi e quindi la crescita sarebbe dovuta semplicemente a una rilevazione più capillare. Affermazione, questa, che comproverebbe quanto si va dicendo da tempo, cioè che i contagiati totali nel nostro Paese sono molti di più di quelli dichiarati nei bollettini nazionali e regionali.



Clicca qui per andare al diario da Milano del Coronavirus dal 22 al 31 marzo 2020

domenica 22 marzo 2020

Coronavirus, il diario da Milano/marzo 2020_3

Diario giornaliero di una cosa che non era capitata mai, dalle nostre parti.



La storia del Coronavirus in Italia e in particolare a Milano, a partire dal Giorno 1, quello che ha fatto registrare la prima vittima dovuta a questa epidemia (era il 21 febbraio 2020).



Clicca qui per andare al diario da Milano del Coronavirus dal 1° aprile 2020


40° giorno - Martedì 31 marzo 2020

Il quarantesimo giorno di emergenza Covid-19 coincide con la fine di marzo, un mese vissuto interamente all'insegna della clausura forzata.

Un mese che si chiude con qualche barlume di speranza: sempre più si comincia a parlare di seconda fase dell'emergenza, sempre più si comincia a pensare al dopo.

La seconda fase dell'emergenza, se è vero che è ormai vicino il picco di contagi dopo di che si comincerà a scendere, dovrebbe essere quella delle prime parziali riaperture alla vita sociale. Le ipotesi per ora sono le più disparate, ognuno dice la sua e anche in questo caso è difficile riuscire a capire come sarà la situazione anche solo tra una decina di giorni.

Di sicuro c'è che l'obiettivo principale, in questo momento, è riuscire a contenere il contagio, se proprio non ad annullarlo del tutto, consentendo però di riprendere il proprio lavoro a buona parte dei cittadini che in questo momento sono del tutto fermi. Esistono categorie, che dovranno essere individuate con attenzione, che possono tornare in campo gradatamente senza pregiudicare tutto ciò che, con grandi sacrifici, è stato fatto fino a oggi.

Si ipotizza che le prime a riprendere l'attività possano essere le donne, che secondo le statistiche sono le meno colpite dal virus. Girano voci, non si sa quanto affidabili, che c'è la speranza di riaprire le scuole nel mese di maggio, cosa che consentirebbe di mettere una pezza a un anno scolastico rimasto in sospeso nonostante i tentativi – in molti casi andati in fumo, soprattutto a livello di scuole primarie – di mettere in piedi un efficace sistema di lezioni online.

Sono solo alcune delle idee sentite in questi giorni, volte a far riprendere la giusta marcia al nostro Paese. Doveroso che se ne parli ora, per non trovarsi impreparati quando sarà il momento, purché non ci si dimentichi – tutti, dai politici ai semplici cittadini – che siamo ancora in piena emergenza sanitaria.

Sul sito del Ministero della Salute ogni due settimane vengono pubblicati i dati aggiornati relativi al coronavirus. Ecco quelli del 26 marzo:
  • età media persone contagiate: 63 anni
  • eta media persone decedute: 78 anni
  • sesso delle persone contagiate: uomini 70,4%, donne 29,6%
Patologie pregresse al momento del ricovero:
  • pazienti con 0 patologie pre-esistenti: 2,1%
  • pazienti con 1 patologia pre-esistente: 21,3%
  • pazienti con 2 patologie pre-esistenti: 25,9%
  • pazienti con 3 o più patologie pre-esistenti: 50,7% 
 Aree geografiche con la percentuale maggiore di deceduti:
  • Lombardia: 65,9%
  • Emilia Romagna: 15,7%
  • Veneto: 4,4%
  • Piemonte: 2,9%. 
Sintomi più comunemente osservati prima del ricovero nelle persone decedute:
  • febbre: 75%
  • dispnea (mancanza di fiato): 71%
  • tosse: 40%
  • diarrea: 6%
  • emottisi (emissione di sangue con colpo di tosse): 1%.

La notizia di ieri più eclatante – e più preoccupante – viene dall'Ungheria dove il primo ministro Viktor Orbán ha fatto votare in Parlamento nuove misure che di fatto sospendono le elezioni, tolgono potere al Parlamento stesso, offrono al Governo la possibilità di violare leggi in vigore e dispongono l'arresto per chi diffonde notizie che critichino l'operato del governo nella lotta alla diffusione del virus. Una deriva verso un regime dittatoriale, già peraltro iniziata da tempo in Ungheria, che preoccupa l'Europa ma al tempo stesso trova l'appoggio di alcuni politici dell'opposizione nostrana.

Meglio pensare alle cose belle. La migliore che abbiamo visto, in questi giorni, riguarda Napoli, città che riesce sempre a sorprenderci.

Nei vicoli del centro storico è nata una gara di solidarietà verso le persone più bisognose – senzatetto, poveri, famiglie in difficoltà, disoccupati – che prevede l'esposizione di cestini in vimini penzolanti dai balconi in cui è riportata la frase di San Giuseppe Moscati, il medico ortopedico divenuto santo:
"Chi può metta, chi non può prenda".
Chi vuole può lasciare generi alimentari nel cestino, chi ne ha bisogno può prenderli.

Quanta civiltà c'è in questo piccolo, grande gesto?


Diamo un'occhiata ai dati delle ore 18.

Italia
  • contagi totali: 105.792 (+4.053) / 101.739 (+4.050) / 97.689 (+5.217) / 92.472 (+5.974)
  • decessi totali: 12.428 (+837) / 11.591 (+812) / 10.779 (+756) / 10.023 (+889)
  • guariti totali: 15.729 (+1.109) / 14.620 (+1.590) / 13.030 (+646) / 12.384 (+1.434)
Lombardia
  • contagi totali: 43.208 (+1.047) / 42.161 (+1.154) / 41.007 (+1.592) / 39.415 (+2.117) 
  • decessi totali: 7.199 (+381) / 6.818 (+458) / 6.360 (+416) / 5.944 (+542)
  • guariti totali: 10.885 (+548) / 10.337 (+1.082) / 9.255 (+293) / 8.962 (+96)
L'impressione è che in Lombardia la situazione stia lentamente, costantemente migliorando. Per quanto riguarda la crescita dei decessi siamo tornati ai livelli dello scorso 25 marzo, quasi una settimana fa. E sappiamo che settimana è stata, questa.

Si discosta di poco il discorso che riguarda l'Italia in generale, con i numeri che in linea di massima sono sul livello di quelli di ieri. Non si registrano peggioramenti sensibili, insomma, e già questo è da considerarsi positivo.



39° giorno - Lunedì 30 marzo 2020

Il mio amore per la Spagna è anche "colpa" di Hemingway. Le mie letture giovanili – "Per chi suona la campana", "Fiesta", "Morte nel pomeriggio" – mi hanno fatto amare questo Paese ancor prima di metterci piede. Ci sono andato molte volte, dopo, e sempre ho pensato che se non vivessi in Italia è lì – soprattutto a Barcellona o a Siviglia – che vorrei vivere.

Per questo mi fanno davvero male le notizie e le immagini che arrivano da Madrid e dintorni: la crescita dei contagi e il numero delle morti in questo momento cresce in modo esponenziale, anche più che da noi, e per il momento non sembra esserci una soluzione per frenare la diffusione del virus.

Italia e Spagna hanno spesso condiviso il loro destino e già li sentiamo gli amici dei Paesi del Nord Europa, nelle loro segrete stanze, dire: «Quelli lì del Sud sono sempre gli stessi...!».

Difficile dire perché qui da noi il Covid-19 abbia attecchito più che da altre parti, per ora nemmeno gli scienziati e gli esperti di epidemie hanno risposte precise. Ma è certo che quando usciremo da questa difficile prova che ci troviamo ad affrontare tutti quanti, nessuno escluso – Francia, Germania, Olanda, Regno Unito non ne sono certo esenti –, ogni Paese potrà tirare le somme e capire chi lo ha aiutato nel momento del bisogno e chi invece ha girato la testa dall'altra parte.

È notizia di ieri l'arrivo di medici e operatori sanitari inviati dall'Albania, nei giorni scorsi sono atterrati medici e materiale sanitario provenienti da Cuba, dalla Russia, dalla Cina. Stranamente tutti da Paesi che hanno un presente o un passato legato al comunismo, probabilmente è solo un caso che sia così, ma alla fine dell'emergenza ci ricorderemo dell'aiuto che hanno voluto fornirci.

E non ci dimenticheremo dei nostri pazienti accolti dalla Germania, certo, ma nemmeno dell'atteggiamento di superiorità che i Paesi del centro e del nord Europa hanno mostrato una volta di più nei nostri confronti. Molti di questi prima ci hanno indicati come "untori" e hanno cercato di scaricare su di noi la colpa di avere portato il virus in Europa – situazione più volte smentita nel corso di queste settimane –, poi non hanno voluto seguire il percorso da noi tracciato – non sia mai che l'Italia ci insegni qualcosa –, azione che gli avrebbe fatto risparmiare tante scocciature ma soprattutto tante vittime. Infine storcono il naso quando si parla di aiuti alle nazioni più colpite dalla pandemia, tra cui in questo momento ci siamo anche noi.

Quello che sta accadendo a noi non lo auguriamo a nessuno. Siamo stati tra i primi a essere colpiti da questo flagello e forse saremo anche tra i primi a uscirne. Sono sicuro che quando ne avremo la forza e la possibilità metteremo a disposizione di Paesi vicini e lontani forze umane e strumentali e l'esperienza maturata in questa emergenza. Perché noi italiani siamo così, abbiamo il senso della solidarietà e non cercheremo certo vendette nel momento del bisogno.

Aiuteremo tutti, anche chi oggi gira la testa dall'altra parte. Con dignità, non certo per sottomissione.

Ma veniamo ai dati delle ore 18.

Italia
  • contagi totali: 101.739 (+4.050) / 97.689 (+5.217) / 92.472 (+5.974) / 86.498 (+5.959)
  • decessi totali: 11.591 (+812) / 10.779 (+756) / 10.023 (+889) / 9.134 (+969)
  • guariti totali: 14.620 (+1.590) / 13.030 (+646) / 12.384 (+1.434) / 10.950 (+589)
Lombardia
  • contagi totali: 42.161 (+1.154) / 41.007 (+1.592) / 39.415 (+2.117) / 37.298 (+2.409)
  • decessi totali: 6.818 (+458) / 6.360 (+416) / 5.944 (+542) / 5.402 (+544)
  • guariti totali: 10.337 (+1.082) / 9.255 (+293) / 8.962 (+961) / 8.001 (+162)
Cala il numero dei contagiati quotidiani mentre sale quello, sempre giornaliero, dei decessi rispetto a ieri e questo può avere un senso: i decessi di oggi riguardano i contagi dei giorni scorsi, che erano ben più numerosi di quelli attuali. Se l'incremento dei contagi continuerà a scendere non potranno che diminuire anche le morti, nei prossimi giorni.

Un gran botto per quanto riguarda i guariti, bene così!


38° giorno - Domenica 29 marzo 2020

Il giorno del cambio dall'ora solare a quella legale è, in genere, tra i miei giorni preferiti dell'anno. L'idea che alla sera sia chiaro fino a tardi mi mette gioia e voglia di vivere. Siamo nel periodo dell'anno, poi, in cui le temperature cominciano a salire, che bello uscire di casa e...

Credo che questo sia il momento più delicato da quando siamo entrati in emergenza per il Covid-19 e gli interventi di queste ultime ore di politici e amministratori sembrano confermarmi che non sono l'unico a pensarlo.

Pensiamoci bene. L'emergenza è riuscita in qualcosa che fino a poche settimane fa sarebbe sembrato del tutto impensabile. È riuscita a fare stare a casa tutti, a far rispettare la regola del #iorestoacasa alle categorie di persone più impensabili, dai manager d'assalto alle mamme tigre, dai ragazzotti della bande criminali alle ragazzine dedite allo shopping compulsivo, dai fannulloni perditempo che passano le ore al parco ai vecchietti seduti sulle panchine affiancati dalle badanti, dai ladri d'appartamento ai politici in perenne campagna elettorale.

A parte rarissime eccezioni – ma avete presente l'Italia, ve lo sareste mai aspettato che fossero così poche? – tutti a casa, responsabilmente, con un senso di partecipazione e di condivisione mai capitato in passato e che probabilmente mai più capiterà in futuro.

Ma quanto può durare questa situazione? L'attesa spasmodica di notizie positive viene spesso frustrata da numeri che vanno in tutt'altro senso. Molte persone cominciano ad avere difficoltà economiche, ormai da più di un mese per molte categorie di lavoratori le entrate sono diminuite se non annullate del tutto. Si cominciano a fare i conti, quanto potremo ancora sopravvivere in queste condizioni? Se poi si aggiunge la bella stagione e la voglia di tornare a uscire di casa, ecco che il momento diventa quanto mai delicato.

L'emergenza sanitaria continua, anzi è probabilmente al suo culmine (e questo non ci dispiacerebbe, visto che significherebbe che da qui si potrebbe solo migliorare). Ma il pericolo è che in questo momento ci sia assuefazione ai numeri dei contagi e addirittura anche a quello delle persone morte.

Mi ricordo bene i primi giorni di questa storia. Domenica 23 febbraio avevamo scritto: «Il numero di vittime sale a 3 e cominciano a essere tante». Eravamo preoccupati, turbati, tre vite umane portate via dal coronavirus in tre giorni ci sembravano davvero tante. Ieri in Italia le vittime ufficiali, e qualcuno ipotizza che potrebbero essere anche di più, sono state in un sol giorno 889 e tutti abbiamo tirato un piccolo sospiro di sollievo perché sono diminuite rispetto all'altro ieri.

Anche l'attività senza tregua degli operatori sanitari alla fine rischia di diventare "la solita solfa", sappiamo come la gente si stanchi presto delle situazioni che si ripetono in continuazione. È già successo tante altre volte, non ci sarebbe da stupirsi se, ahimè, dovesse accadere anche ora.

Ai piani alti, le persone più responsabili e che hanno a cuore le sorti del nostro Paese sembrano avere percepito questo pericolo e si stanno muovendo per cercare di tenere a freno le pulsioni che potrebbero scatenarsi se dovesse scoccare una pericolosa scintilla di ribellione.

Il Presidente del Consiglio ha varato una manovra economica di sostegno, il Presidente della Repubblica ha ancora una volta unito gli italiani attorno a sé, il sindaco di Milano, gli esponenti di vari partici politici, i virologi, gli economisti, i responsabili della Protezione Civile... tutti stanno lavorando per cercare di tenere alta l'attenzione. Anche Papa Francesco probabilmente non ha scelto a caso questo momento per la sua toccante e spettacolare preghiera in piazza San Pietro (quando ci si mette, la Chiesa non ha avversari dal punto di vista dell'efficacia della comunicazione!).

Non è il momento di lasciarsi andare, non è il momento di abbassare la guardia, non scherziamo. Cedere ora vorrebbe dire sacrificare tutto quanto di buono abbiamo fatto finora, vorrebbe dire buttare a mare tutti gli sforzi compiuti da medici, infermieri, operatori sanitari e di tutti coloro che non hanno mai smesso di lavorare per assicurarci un'esistenza quanto più possibile normale, pur nell'eccezionalità della situazione.

Che tutti remino verso questo obiettivo, questo quello che chiediamo più che mai oggi. Chi va in altra direzione ne dovrà rendere conto a tutti gli italiani quando questo incubo ce lo saremo finalmente lasciato alle spalle.

Ecco i dati delle ore 18, comparati con quelli dei tre giorni precedenti (tra parentesi la differenza rispetto al giorno prima)

Italia
  • contagi totali: 97.689 (+5.217) / 92.472 (+5.974) / 86.498 (+5.959) / 80.539 (+6.153)
  • decessi totali: 10.779 (+756) / 10.023 (+889) / 9.134 (+969) / 8.165 (+662)
  • guariti totali: 13.030 (+646) / 12.384 (+1.434) / 10.950 (+589) / 10.361 (+999)
Lombardia
  • contagi totali: 41.007 (+1.592) / 39.415 (+2.117) / 37.298 (+2.409) / 34.889 (+2.543)
  • decessi totali: 6.360 (+416) / 5.944 (+542) / 5.402 (+544) / 4.861 (+387)
  • guariti totali: 9.255 (+293) / 8.962 (+961) / 8.001 (162) / 7.839 (+558)
Che cosa dire, se non che l'impressione è che i dati stiano costantemente migliorando, sia dal punto di vista dei contagiati sia da quello dei deceduti? Questo sembra essere il trand, speriamo sia la vera discesa verso la normalità che tutti aspettiamo.

In controtendenza solo il numero dei guariti, il che fa pensare che ieri forse non avevamo tutti i torti quando avevamo ipotizzato che il grande incremento di questi dipendesse anche da questioni legate alla rilevazione dei dati.



37° giorno - Sabato 28 marzo 2020


Da 37 giorni ci svegliamo con la sensazione di vivere una vita sospesa. Per noi che facciamo il nostro dovere restando a casa è come se qualcuno avesse schiacciato il tasto della pausa. Non per tutto il film, ci sono aspetti della vita quotidiana che procedono senza sosta, ma per quanto riguarda la vita sociale, la vita che normalmente viene vissuta fuori dalle quattro mura del nostro appartamento.

Mio figlio ieri se n'è uscito con un «è quasi meglio andare a scuola» , frase che più di ogni altra è in grado di descrivere l'attuale situazione.

Ognuno, in casa, cerca di tenersi in forma come può. La moglie segue corsi di yoga online, il figlio ogni giorno svolge una lunga seduta di esercizi per potenziare e allungare i muscoli per il basket, la figlia si collega due volte alla settimana con l'allenatore e le compagne per l'allenamento di pallavolo. Io sono il più pigro, ma ho scoperto che sulla pagina Facebook di Milanosport ci sono esercizi per "tennisti casalinghi", credo che comincerò a seguirla. Certo non sarà come scattare per tutta la lunghezza del campo per recuperare una palla corta, ma questo abbiamo a disposizione, in questo momento...

Questi i fatti che ci hanno più colpiti nelle ultime ore:
  • la questione tamponi sì/tamponi no. I numeri reali dei contagiati, si dice, sono molto più estesi di quelli diffusi ufficialmente. Questo perché esiste un enorme numero di contagiati di cui non si conosce l'esistenza, dal momento che i tamponi con cui si può verificare il contagio, sono eseguiti solo a un numero ristretto di persone. Per esempio, tutti coloro che hanno i sintomi e vivono in casa – peraltro con famigliari che invece i sintomi non ce li hanno – non rientrano nel novero dei contagiati ufficiali, c'è chi dice che siano dieci volte tanti rispetto a questi. Una situazione che si ripercuote anche sui conteggi delle persone morte per Covid-19, che sarebbero molte di più di quanto rivelato nel bollettino quotidiano della Protezione Civile e nel corso delle conferenze stampa di Regione Lombardia
  • la positività al coronavirus di Boris Johnson, primo ministro del Regno Unito, quello che quando tutto il mondo cominciava a sentirsi in emergenza aveva minimizzato il problema e aveva ipotizzato di tenere tutto aperto, per non influire troppo sull'economia del Paese e per agevolare la cosiddetta immunità di gregge per cui, pur pagando il prezzo di migliaia di morti, si rafforza il sistema immunitario di chi sopravvive. Ipotesi poi presto scartata, vista la veloce diffusione del virus anche oltremanica
  • la preghiera di Papa Francesco in una piazza San Pietro deserta e flagellata dalla pioggia. Un messaggio di speranza e di preghiera rivolto a tutto il mondo, con il momento finale della benedizione "urbi et orbi", che in genere viene impartita dal Pontefice solo a Pasqua e a Natale, con l'indulgenza plenaria
  • il rinvio definitivo del "Salone del Mobile", quest'anno si salta, se ne riparlerà ad aprile 2021
  • il numero dei medici morti nella lotta contro il virus, salito finora a 51, e quello degli operatori sanitari contagiati in questi giorni di emergenza, ormai quasi 7mila, che ci danno il metro di quanto sia dura e drammatica la situazione vissuta da tutte le migliaia di persone che ogni giorno si dedicano senza sosta alla cura dei malati
  • l'annuncio che il giorno di Pasqua Andrea Bocelli in piazza  Duomo, ovviamente deserta, terrà un concerto che verrà trasmesso in diretta streaming in tutto il mondo 
  • l'intervento in Senato della ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina che ha annunciato, ma nessuno aveva dubbi in proposito, che la chiusura delle scuole proseguirà anche dopo il 3 aprile. Ha anche aggiunto: «Se la didattica a distanza funziona come sta funzionando non ci sarà alcun motivo per andare a scuola a luglio o agosto». Ma la domanda è: davvero la didattica a distanza sta funzionando? In tutte le scuole e a tutti i livelli?
  • il fuorionda messo in onda per sbaglio dal Quirinale prima del discorso televisivo del Presidente Sergio Mattarella, in cui si vede che al suggerimento di un collaboratore di aggiustarsi un "ciuffo ribelle" il Presidente, sistemandosi i capelli, risponde con questa frase: «Eh Giovanni, non vado dal barbiere neanch'io...». Il Presidente Mattarella, uno di noi. 



I dati delle 18, comparati con quelli dei tre giorni precedenti (tra parentesi la differenza rispetto al giorno prima)

Italia
  • contagi totali: 92.472 (+5.974) / 86.498 (+5.959) / 80.539 (+6.153) / 74.386 (+5.210)
  • decessi totali: 10.023 (+889) / 9.134 (+969) / 8.165 (+662) / 7.503 (+683)
  • guariti totali: 12.384 (+1.434) / 10.950 (+589) / 10.361 (+999) / 9.362 (+1.036)
Lombardia
  • contagi totali: 39.415 (+2.117) / 37.298 (+2.409) / 34.889 (+2.543) / 32.346 (+1.643)
  • decessi totali: 5.944 (+542) / 5.402 (+544) / 4.861 (+387) / 4.474 (+296)
  • guariti totali: 8.962 (+961) / 8.001 (162) / 7.839 (+558) / 7.281 (+624)

Sia in Italia in generale, sia in Lombardia in particolare, tutti i dati sono o equivalenti o positivi rispetto a quelli del giorno prima. Una combinazione che non è capitata spesso, in tutti questi giorni, non possiamo che raccogliere questa notizia con piacere.

È vero, il numero dei decessi è calato di poco (consideriamo che nel conteggio dell'Italia di ieri sono inseriti anche 50 decessi che in realtà erano dell'altro ieri), ma quello che colpisce è il numero dei guariti, in tuti e due i casi clamorosamente salito, tanto che insieme a un trend sicuramente positivo potrebbe avere contribuito anche una causa legata al sistema di rilevazione. Ma ci piace pensare che non sia così.



36° giorno - Venerdì 27 marzo 2020

Mentre si teme che a Milano si scateni da un momento all'altro un focolaio – ma c'è chi rassicura gli animi e sostiene che l'aumento del numero dei contagi è solo dovuto al fatto che sono aumentati i test e che quindi è solo una questione di maggior rilevazione – la notizia del giorno è che gli USA sono diventati la parte del mondo con il maggior numero di contagi registrati. Hanno superato in sol balzo l'Italia e la Cina e la diffusione del contagio sembra non volersi fermare, anzi.

Anche la Spagna continua a essere in grande difficoltà, entrambi i Paesi scontano un'indecisione iniziale che non ha fatto tesoro delle misure che qui in Italia avevamo già assunto. La stessa indecisione che sembrano ancora avere altri Paesi del mondo.

Come la Svezia, ad esempio, dove il Direttore della Sanità ieri ha detto "non si possono varare misure draconiane che hanno un impatto limitato sull'epidemia ma abbattono le funzioni sociali" e quindi restano aperti gli uffici, i mezzi di trasporto sono pieni e le scuole sono chiuse solo per gli studenti dai 16 anni in su.

O come il Brasile, dove il presidente Jair Bolsonaro ha dichiarato di voler riportare il Paese alla normalità, perché non si può fermare tutto per una semplice "gripezinha", un'influenza da poco.




Visti i movimenti rilevanti, anticipo di un giorno la pubblicazione della classifica aggiornata dei dieci Paesi al mondo più colpiti dal contagio del Coronavirus – che da qualche settimana qui su Milanau pubblichiamo al sabato –  con la comparazione dei dati registrati sabato scorso, 21 marzo:

  1. USA                    85.991 contagiati             erano 19.624           + 66.367
  2. Cina                   81.828 contagiati              erano 81.303                 + 525
  3. Italia              80.589 contagiati          erano 47.021         +33.568
  4. Spagna              57.786 contagiati              erano 21.571           + 36.215
  5. Germania          47.278 contagiati              erano 19.848           + 27.430
  6. Francia               29.567 contagiati             erano 12.632            + 16.935
  7. Iran                     29.406 contagiati             erano 19.644              + 9.762
  8. Regno Unito       11.813 contagiati              erano 4.014               +7.799
  9. Svizzera               11.811 contagiati               erano 5.544             + 6.267
  10. Sud Corea             9.332 contagiati               erano 8.652                + 680
Curiosamente, ma forse no, i dieci Paesi non sono cambiati, sono sempre gli stessi. È cambiata però la disposizione nella graduatoria, con gli USA che dalla settima posizione balzano in prima e la Francia che supera l'Iran, con il Regno Unito che dal decimo sale al settimo e la Corea del Sud che scivola in ultima posizione e, c'è da giurarlo, presto uscirà da questa triste classifica.

Dietro, sempre un manipolo di europee: Olanda, Austria e Belgio e a seguire il Canada.

Se si tiene conto degli aumenti dei contagiati di questi ultimi giorni, la vera classifica mondiale è:
  1. USA
  2. Spagna
  3. Italia
  4. Germania
  5. Francia.
Non siamo più il Paese con la maggior diffusione del contagio, ma il fatto che altri stiano peggio di noi non è certo una consolazione.

I dati di oggi delle 18, per la prima volta, provo a confrontarli con quelli dei tre giorni precedenti, così che sia più facile comprendere l'andamento dei numeri.

Italia
  • contagi totali: 86.498 (+5.959) / 80.539 (+6.153) / 74.386 (+5.210) / 69.176 (+5.249)
  • decessi totali: 9.134 (+969) / 8.165 (+662) / 7.503 (+683) / 6.820 (+743)
  • guariti totali: 10.950 (+589) / 10.361 (+999) / 9.362 (+1.036) / 8.326 (+894)
Lombardia
  • contagi totali: 37.298 (+2.409) / 34.889 (+2.543) / 32.346 (+1.643) / 30.703 (+1.942)
  • decessi totali: 5.402 (+544) / 4.861 (+387) / 4.474 (+296) / 4.178 (+402)
  • guariti totali: 8.001 (162) / 7.839 (+558) / 7.281 (+624) / 6.657 (+582)

Rispetto a ieri, in Italia si registrano 969 vittime in più, numero mai raggiunto finora, e poco ci consola il fatto che questa cifra comprenda anche 50 decessi che ieri non erano stati registrati. Oggi abbiamo superato la Cina nel numero dei contagiati totali (lì sono 81.897), davanti a noi gli inarrestabili USA che viaggiano ormai a una media di quasi 10mila contagi al giorno.

Anche in Lombardia il numero dei decessi è il più alto registrato finora in una sola giornata. E la cosa strana è che il numero dei guariti è diminuito sensibilmente, sia in un caso sia nell'altro.

In leggero calo, e questo è finalmente un dato positivo, l'aumento dei contagiati di tutta italia. Prendiamolo come un segnale di buon auspicio, senza però dimenticarci che ora più che mai – per noi che non esercitiamo professioni direttamente coinvolte nell'emergenza – è tempo di fare il nostro dovere uscendo di casa solo in caso di necessità.



35° giorno - Giovedì 26 marzo 2020

Oggi vado io, a fare la spesa, e questo è il mio colpo di vita di questi ultimi giorni. Non esco da sabato e comincio ad accorgermene. Non si tratta solo di respirare aria, per quello si può andare sul balcone – se c'è il sole mi siedo lì e leggo un po' – ma è proprio un'esigenza sia fisica, il fare quei quattro passi che ti sgranchiscono ossa e muscoli, sia mentale, l'idea di avere qualcosa da fare che non sia stare al computer a scrivere.

È incredibile come sia cambiata la nostra vita in questi 35 giorni, chissà quanto tempo ci impiegheremo per tornare ai ritmi e alle abitudini di prima. Chissà, magari qualche brutta abitudine non la riprenderemo. O forse per reazione faremo anche di peggio...

Ho guardato sull'App che ti segnala quanto sono lunghe le code per entrare nei supermercati. Per il mio c'è scritto 20 minuti, non male. Ora mi vesto ed esco: scarpe indossate sul pianerottolo, giacca perché la temperatura è ancora invernale, mascherina d'ordinanza e foglio con autocertificazione. Si parte...

Altro che 20 minuti: non ho fatto nemmeno un secondo di coda. Avevo due uomini davanti a me, ma ci hanno fatti entrare subito.

Dentro, tante persone ma tutte a distanza regolamentare. I dipendenti del supermercato tutti con mascherina e guanti, i clienti quasi tutti.

Tutti sembrano molto più gentili, meno frenetici, più educati. Forse perché ci si sente tutti sulla stessa barca, il virus ci rende tutti uguali e anche un po' più attenti agli altri.

Lo dimostrano del resto le centinaia di raccolte fondi, tutte di successo, nate in questi giorni: pur nella difficoltà in cui ci si trova, tutti hanno voglia di aiutare e sostenere, per quello che possono, le realtà e le persone che stanno combattendo in prima linea contro questo maledetto nemico.

Ci si sente in colpa, un po': noi nelle nostre case – costretti a starci, certo, ma pur sempre nelle nostre case – e tanti altri là fuori, negli ospedali, a lottare senza sosta contro la morte. Sono già più di 30, dicono i giornali, i medici che hanno dato la vita in questa battaglia senza confine e chissà quanti altri saranno i sacrifici che questa lotta richiederà.

Vorremmo partecipare, aiutare in modo attivo, ma il nostro compito in questo momento è solo quello di contribuire a bloccare la diffusione del virus, restando in casa ed evitando i contatti con le altre persone.

Quando l'emergenza finirà e gli operatori sanitari potranno finalmente riposarsi toccherà a noi scendere in pista per rimettere in piedi questo Paese. Dobbiamo avere pazienza, prima o poi arriverà anche il nostro turno.

I dati della sera sono stati anticipati nel pomeriggio da alcune dichiarazioni del presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, che si è detto preoccupato per l'aumento odierno dei contagi sul territorio regionale. «Dobbiamo valutare - ha sottolineato - se si tratta di un fatto eccezionale determinato da qualche episodio particolare o se è un trend in aumento, il che sarebbe un po' imbarazzante». 

Parole che hanno trasmesso una certa insicurezza nei lombardi e hanno lasciato il dubbio sul loro vero significato: Fontana proverebbe imbarazzo per quanto fatto finora dalla Regione nella lotta al Coronavirus? Sarebbe un caso più unico che raro di "mea culpa" in diretta televisiva.  

Ma vediamoli, questi dati che riguardano la Lombardia. I contagiati totali sono diventati 34.889 (+2.543 rispetto a ieri), le persone morte 4.861 (+387) e quelle guarite 7.839 (+558)

Numeri davvero impressionanti, anche se confrontati con quelli di ieri, che erano molto più contenuti sia riguardo i contagiati (+1.643 rispetto all'altro ieri) sia riguardo i decessi (+296 rispetto al giorno prima).

In Lombardia, al momento, la chiusura totale fatica a produrre effetti (ma dobbiamo pensare che se non fosse stata disposta ora ci troveremmo in una situazione ben più critica).

Vediamo i dati relativi a tutta Italia. I contagiati totali sono diventati 80.539 (+6.153 rispetto a ieri, dato in crescita), le persone morte 8.165 (+662, dato in leggera diminuzione), i guariti 10.361 (+999, dato in leggero calo)

La buona notizia è che è sceso il dato relativo ai decessi. E questa sera vogliamo andare a dormire ricordandoci solo questo.




34° giorno - Mercoledì 25 marzo 2020

Ieri sono andato un po' nel pallone per quanto riguarda il numero dei contagiati. Secondo i miei calcoli il loro dato giornaliero era aumentato rispetto a quello dell'altro ieri (+ 5.249 di ieri rispetto a +4.789 dell'altro ieri). Un numero negativo, quindi, che si era andato a sommare a quello altrettanto negativo dell'aumento delle persone morte (+743 rispetto a +601).

Poi sono andato a leggere i giornali online e ho visto i telegiornali e ho scoperto che tutti sostenevano che finalmente i contagi erano diminuiti, anche se purtroppo i morti no, che per quanto riguarda i contagiati si cominciava dunque a godere degli effetti positivi della serrata del Paese, che risale a due settimane fa, mentre per quanto riguarda i morti è ovvio non fossero diminuiti perché riguardavano persone che si sono contagiate prima del decreto di chiusura totale.

Sono andato a vedermi e rivedermi i numeri: dove ho sbagliato? E ho scoperto che in questi ultimi giorni in Italia è cambiato il modo di conteggiare i contagiati.

Politici, addetti all'emergenza e amministratori regionali – e di conseguenza giornali e televisioni – non parlano più, come si era fatto fino all'altro ieri, dei "contagiati totali", cioè di tutte le persone che dall'inizio della crisi sono risultate positive al tampone, ma dei "casi positivi" del momento, cioè del numero dei contagiati totali cui vengono sottratti il numero delle vittime e quello dei guariti (così il risultato finale è: +3.612 di ieri rispetto al +3.780 dell'altro ieri).

Visto che le vittime, purtroppo, al momento non accennano per niente a diminuire, e visto che sale, in questo caso per fortuna, il numero delle persone guarite, è chiaro che il numero dei "casi positivi" non cresce come quello dei "contagiati totali" – che, appunto, sono aumentati, non diminuiti – e l'impressione che tutto vada meglio è subito trasmessa. Ma ho dubbi che sia davvero così, mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse se la mia analisi è errata o ha qualche fondamento di verità.

Perché poi la domanda sarebbe: ma perché dovrebbero dire che qualcosa va meglio se questo non è vero? Forse perché tutti in questa settimana ci aspettavamo che si vedessero gli effetti della chiusura dell'Italia e lo scoprire che per ora non è così potrebbe far sorgere qualche dubbio sulla validità delle misure prese a livello nazionale e regionale? (che non a caso ogni due giorni vengono rese sempre più restrittive...).

Ma cambiamo discorso e non dimentichiamoci che l'emergenza coronavirus è un'emergenza mondiale. Le notizie che ci arrivano dall'estero ci danno la misura di quanto stia accadendo anche fuori dai nostri confini:
  • in Spagna si sono raggiunti i quasi 3mila morti, la zona più colpita è quella di Madrid
  • negli Stati Uniti per ora i decessi sono "solo" 680, ma i contagi hanno superato ormai le 50mila unità, con epicentro a New York
  • In Giappone si è deciso di rimandare i giochi olimpici al 2021, i giochi "ventiventi" non esistono più
  • nella notte l'India, con il suo miliardo e trecentomila abitanti, ha decretato il "coprifuoco del popolo", cioè la chiusura totale del Paese per i prossimi 21 giorni
  • in Inghilterra, notizia degli ultimi minuti, il virus ha colpito anche la famiglia reale, nello specifico il 71enne principe Carlo.

Veniamo ai dati delle 18. Riferiti, nella consueta diretta, non dal febbricitante capo delle Protezione Civile Angelo Borrelli, ma dal Direttore operativo del Dipartimento della Protezione civile, Luigi D'Angelo.

Oggi i contagiati totali in Italia sono diventati 74.386 (+5.210 rispetto a ieri), le persone morte 7.503 (+683), quelle guarite 9.362 (+1.036).

In Lombardia: contagiati 32.346 (+1.643 rispetto a ieri), persone morte 4.474 (+296), persone guarite 7.281 (+624).

Non si può gioire quando in un solo giorno muiono 683 persone, ma è indubbio che oggi tutti i dati – sia quelli relativi all'Italia intera sia quelli che riguardano la sola Lombardia – siano migliori di quelli di ieri. Quello che riguarda i contagiati è migliorato di pochissimo (5.210 oggi, 5.249 ieri) ma già vedere un numero più basso, in questi giorni, è per noi un messaggio che davvero un po' ci rincuora.



33° giorno - Martedì 24 marzo 2020

Pare che nel mondo ci siano 1,7 miliardi di persone rinchiuse in casa. Un numero che ci fa sentire un po' meno soli. Perché diciamolo, anche se dall'esterno delle nostre quattro mura continuano ad arrivarci indicazioni su come ci dobbiamo comportare, ci sentiamo tutti come se dovessimo combattere il coronavirus con le sole nostre mani.

È una sensazione che abbiamo fin dall'inizio. Non si tratta di scarsa fiducia in chi ci governa o amministra, qualcuno, nel mazzo, riteniamo sia capace e ci fidiamo di lui. Dipende piuttosto dalla consapevolezza che nessuno ha la ricetta in tasca, che una cosa del genere, come diciamo nell'incipit di questo nostro diario, non ci è mai capitata e inevitabilmente si è portati spesso a brancolare nel buio.

Da quando siamo chiusi in casa – al netto di decreti, consigli, messaggi su Facebook, autocertificazioni... – ognuno è padrone del suo destino, di quello suo e di quello dei famigliari che condividono il tetto con lui.

I controlli, soprattutto in città, non riescono a essere così capillari: sarebbe facile uscire tutti i giorni inventando la storia della spesa, della farmacia o del cane. C'è chi lo fa, mettendo a rischio la sua vita e quella degli altri. Le persone di buon senso non lo fanno, ma perché sono di buon senso, lo fanno in modo indipendentemente dai decreti.

Non si può certo paragonare la nostra lotta casalinga quotidiana a quella di medici e infermieri, ma nemmeno a quella dei cassieri e delle cassiere del supermercato, degli operai e delle operaie che lavorano nelle aziende ancora aperte, dei trasportatori che sono ogni giorno sulle strade e nei magazzini di mezza Italia, esposti ogni momento al rischio di contagio...

Questo non toglie, però, che quando avremo sconfitto il Covid-19 ci potremo sentire un po' tutti vincitori. Ognuno avrà messo il suo piccolo mattoncino, avrà fatto la sua parte. Al caldo delle sue quattro mura, certo, ma non dimentichiamoci che questo è un nemico che non bussa alla porta chiedendo se può entrare.

Ci avviciniamo al bollettino delle 18. Da più parti, e da più giorni, molti sostengono che i numeri che vengono diramati ogni giorno dalla Protezione Civile non sono quelli reali. I contagiati sarebbero molti ma molti di più, si sostiene, forse anche dieci volte tanto quello che ci dicono. E anche i decessi sarebbero molti di più, perché i conteggi ufficiali non tengono conto di tutte le persone che muoiono nelle loro case, senza avere avuto la possibilità di essere curate.

Anche in questo caso è difficile dire dove sta la verità, così come è difficile dire se davvero in Italia la situazione è così catastrofica rispetto agli altri Paesi coinvolti. Noi non possiamo che basarci su quello che ci viene raccontato, consapevoli che i numeri che ogni giorno ci vengono comunicati sono difficilmente verificabili e hanno una fortissima influenza sullo stato d'animo di noi cittadini, impotenti spettatori di questo spettacolo così inedito e tremendo...

Veniamo comunque ai numeri. Oggi i contagiati totali in Italia sono diventati 69.176 (+5.249 rispetto a ieri), le persone morte 6.820 (+743), quelle guarite 8.326 (+894).

In Lombardia: contagiati 30.703 (+1.942 rispetto a ieri), persone morte 4.178 (+402), persone guarite  6.657 (+582).

Una giornata non molto positiva, purtroppo.



32° giorno - Lunedì 23 marzo 2020

Questa nuova settimana si apre con la piccola speranza data dai numeri che ieri sono stati più clementi rispetto ai giorni precedenti. Non è la prima volta, che succede, e quando ci siamo esaltati per questo fatto poi siamo stati regolarmente rigettati nello sconforto dai numeri del giorno successivo. Per questo meglio non gioire, almeno fino a questa sera.

È un dato di fatto, però, che questa che inizia oggi è una settimana cruciale per la nostra lotta al coronavirus e anche per la nostra tenuta emotiva. Coincide infatti con le due settimane da quando si è "chiusa l'Italia", da quando cioè il Governo ha stabilito per decreto la grande maggioranza delle limitazioni che caratterizzano la vita di questi nostri giorni.

Si è sempre detto che l'incubazione del Covid19 dura circa 14 giorni, per cui da questa settimana si dovrebbero vedere gli effetti positivi delle misure adottate. Siamo tutti molto fiduciosi.

Nel frattempo ieri un nuovo decreto del Governo ha stabilito la chiusura di molte altre attività produttive non considerate essenziali. E ha fissato una lunga lista di attività che invece devono essere mantenute attive. Come accade sempre in questi casi c'è chi ha detto che le misure restrittive non sono sufficienti, che bisognerebbe avere il coraggio – lasciando intendere che questo Governo il coraggio non ce l'ha – di chiudere tutto.

Abbiamo tutti parenti e amici che in questo momento stanno lavorando come se niente fosse e sappiamo benissimo, perché ce l'hanno detto, che se restassero a casa con molta probabilità non avremmo da mangiare e bere, non avremmo farmaci da comprare nelle farmacie, se ci si rompesse il computer saremmo del tutto isolati dal mondo, probabilmente non avremmo l'energia elettrica e l'acqua nelle nostre case, le nostre città sarebbero invase dall'immondizia, morirebbero gli animali negli allevamenti, non potremmo prelevare denaro o utilizzare le carte di credito, non potremmo informarci attraverso la lettura del nostro giornale, nelle case di cura le persone anziane sarebbero abbandonate, senza assistenza...

Sono solo alcune delle cose che succederebbero se si fermasse tutto. Chi chiede che ogni attività lavorativa venga interrotta, senza distinzione, o non sa quello che dice, o lo dice solo per "dare fastidio".

E di gente che non sa quello che dice o che lo dice tanto per dare fastidio, francamente, in questo momento non abbiamo per niente bisogno.

Detto questo, è chiaro che chi lavora deve poterlo fare in assoluta sicurezza, protetto da tutte le misure antivirus del caso, su questo credo nessuno abbia il minimo dubbio. Abbiamo bisogno di persone che svolgono il loro lavoro, non di eroi.

Il posto d'onore, oggi, lo riserviamo al tweet di Fedez, che insieme alla moglie, Chiara Ferragni, ha messo in piedi una raccolta fondi che ha coinvolto oltre 200mila persone e ha fruttato più di 4 milioni di euro che sono serviti anche a costruire da zero un impianto di terapia intensiva all'Ospedale San Raffaele di Milano.



Dall'inizio della raccolta fondi alla consegna del reparto di terapia intensiva sono trascorsi meno di 14 giorni. Il reparto, costruito dove prima sorgeva un campo da basket, è stato predisposto in soli 8 giorni.

Ricordiamocene la prossima volta che esalteremo l'efficienza degli altri e che diremo che in Italia non funziona mai niente.

I dati delle 18. I contagiati in Italia sono diventati 63.927 (+4.789 rispetto a ieri), le persone morte 6.077 (+601), i guariti 7.432 (+408)

In Lombardia: contagiati 28.761 (+1.555 rispetto a ieri), persone morte 3.776 (+320), persone guarite 6.075 (+210).

In generale, ma lo diciamo sotto voce, oggi è andata benino: i numeri dei nuovi contagiati e dei nuovi decessi per il secondo giorno consecutivo sono in calo, sia se consideriamo tutta l'Italia, sia se guardiamo alla sola Lombardia.




31° giorno - Domenica 22 marzo 2020

Se avessi la possibilità di parlare con qualche politico o amministratore che conta – tipo il presidente del Consiglio, o il presidente della Regione o il sindaco – gli direi di stare molto attento a quello che fa e che dice, in questa fase.

Siamo nel momento più critico dell'emergenza – più critico finora, non so che cosa succederà nell'immediato futuro – i contagiati salgono, le persone morte anche, medici infermieri e tutti quelli che sono occupati nella lotta al coronavirus sono allo stremo delle forze, non si capisce bene quando tutto questo comincerà a passare.

In questi giorni stanno affiorando dubbi e incertezze che all'esordio di questa crisi avevamo messo tutti un po' da parte, presi come eravamo a cambiare i ritmi della nostra vita.

La gente ha cominciato a pensare, a elaborare, e comincia per questo a pretendere maggiori certezze per il presente e soprattutto per il futuro. Se nella prima fase si riusciva a comprendere che anche chi ci governa avesse dubbi, non sapesse bene come e dove andare a parare, vista la novità assoluta della situazione che ci siamo trovati ad affrontare, ora ci si attendono decisioni certe, chiare, risolutive.

L'impressione è che questo passaggio che è avvenuto nei cttadini non lo sia ancora a livello dei politici e degli amministratori, tutti compresi, a ogni livello.

Supermercati aperti o supermercati chiusi? Inutile che ognuno dica la sua, che venga presa una decisione per tutti e per tutti sia quella. Tampone per tutti o tampone solo per chi è a rischio? Che ci si decida una volta per tutte, abbiamo esempi  – Cina, Corea del Sud – che ci possono aiutare. Apertura o chiusura di attività e negozi in parte utili? Il tira e molla cui stiamo assistendo non aiuta certo a stare tranquilli. Si può o non si può correre nelle strade? Che lo si dica chiaramente, senza formule ambigue come "nelle vicinanze". È possibile rimandare il pagamento dell'IVA? Sì o no? Che cosa vuol dire chi può la paghi...? Davvero siamo tracciati attraverso i cellulari? Non si tratta di una pratica anticostituzionale? Com'è possibile che se ne parli così, come se niente fosse?

Queste sono solo alcune delle domande che al momento sembrano avere risposte troppo vaghe. Toccano tematiche che vanno da quelle più complicate e fondamentali per la sopravvivenza del Paese ad altre molto personali, legate a situazioni che in altri momenti non sarebbero state oggetto di alcuna attenzione.

Se potessi parlare con politici e amministratori direi loro di non sottovalutare la delicatezza di questo momento. La gente comincia a diventare nervosa, ad accettare meno certe situazioni, ed è meno disposta a concedere fiducia a chi si mostra titubante o comunque poco chiaro.

Che si capisca a chi compete la tal decisione – Governo? Regione? Comune? – e che questa sia una e solo una. Parli solo chi ne ha la facoltà e, soprattutto, non faccia proclami prima di rendere ufficiali le questioni: finora le chiacchiere che hanno preceduto le emanazioni di decreti, ordinanze e quant'altro hanno fatto solo danni.

I dati del giorno per quanto riguarda l'Italia: i contagiati sono diventati 59.138 (+5.560 rispetto a ieri), i deceduti 5.476 (+651), i guariti 7.024 (+952).

In Lombardia, invece: contagiati 27.206 (+1.691 rispetto a ieri), deceduti 3.456 (+361) e i guariti 5.865 (+815).

In Lombardia si è quasi dimezzato il numero dei nuovo contagiati rispetto a ieri (erano +3.251), anche i decessi si sono ridotti sensibilmente (erano +546).

A Milano ieri 868 contagiati, oggi la metà: 424. E non aggiungiamo altro.



Clicca qui per andare al diario da Milano del Coronavirus dal 12 al 21 marzo 2020




Votami

migliori