martedì 28 febbraio 2012

Quarantenni a Milano (parte prima)


Come vivono le coppie del quasi-centro milanese, quelle che abitano a cavallo della cerchia delle mura – o appena al di fuori o appena al di dentro – e che hanno un'età attorno ai 35/40/45 anni e, in genere, un paio di figli a carico? Non stiamo parlando delle coppie che rientrano nella categoria "ricchi", che hanno uno stile di vita tutto loro, al di sopra di ogni classificazione. Ci riferiamo piuttosto a quelle famiglie che rientrano in un concetto moderno di media-borghesia, anche se magari non se ne accorgono o comunque non vorrebbero (per antiche e radicate ragioni ideologiche).

Come detto, i quarantenni di oggi (chiamiamoli così, per semplicità) hanno di solito due figli. Tre o più se hanno entrate solide e sicure. I bambini sono piccoli, non hanno più di 7/8 anni il primo, 5/6 il secondo, e via via gli altri, perché nella quasi totalità dei casi sono stati concepiti non prima dei 35 anni. Cominciano la trafila scolastica molto piccoli, questi figli, praticamente appena nati, andando all'asilo nido a pochi mesi compiuti per proseguire in una carriera che li vede sostare negli edifici scolastici, ogni giorno, per circa 8 ore, visto che in genere frequentano l'orario continuato, quello che va suppergiù dalle 8.30 di mattina alle 16.30 del pomeriggio. Meglio – ritiene la maggior parte di questi genitori – mandarli nelle scuole pubbliche che, nonostante tutto quello che si dice da sempre, sembrano offrire migliori garanzie di una gestione adeguata alle richieste dei piccoli frequentatori (e delle loro esigenti madri).

Per le mamme fare carriera è difficile

In genere, è difficile che tutti e due i membri della coppia abbiano un lavoro fisso. Nella maggior parte dei casi è lui ad avere il posto sicuro, a portare a casa la parte più cospicua di reddito, mentre lei cerca di barcamenarsi tra attività che rendono sempre troppo poco se rapportate allo sforzo compiuto. Perché per le donne è sempre e comunque più difficile, ottenere soddisfazioni professionali. Alcune lavorano part-time e così facendo si giocano ogni possibilità di carriera. Altre hanno messo in piedi attività personali, anche online, altre ancora insegnano, scrivono. Alcune sono riuscite ad affermarsi nella loro professione e fanno l'avvocato o il medico e per questo sono costrette a sacrificare il loro ruolo di madre. Il loro posto, durante le ore del giorno in cui non c'è frequentazione della scuola, viene "occupato" da baby sitter, quasi sempre di origine sudamericana o orientale, di cui poco o niente conoscono. Si fidano di loro perché spesso sono state consigliate da persone amiche, presso cui hanno lavorato in precedenza.

Casa di proprietà, ma con l'aiuto dei genitori

I due coniugi hanno una casa quasi sempre di proprietà, ma per acquistarla hanno in molti casi dovuto chiedere un mutuo o, più spesso, un prestito ai genitori. Prestito che di solito viene restituito in piccole rate per i primi anni e che poi viene generosamente "abbuonato". Gli appartamenti sono per lo più considerati piccoli dagli occupanti, tutti vorrebbero un po' di spazio in più, ma i prezzi al metro quadro, nella zona in cui hanno scelto di abitare, sono particolarmente alti e i soldi non sembrano essere mai a sufficienza. Cambiare zona? «No, questa è quella che ci piace, qui abbiamo gli amici e i bambini hanno la loro scuola...» e quindi sognano di trovare, prima o poi, l'affare della vita, la vecchina che, impietosita, "concede" il suo immenso appartamento in cambio di quattro soldi o poco più.

I pionieri del car sharing

Hanno un'auto, per lo più capiente. L'importante è che «sia sicura e che abbia un bagagliaio spazioso», ma la usano poco, soprattutto nei fine settimana o per le sole emergenze. Alcuni, i più aperti alle novità, hanno deciso di rinunciare all'auto di proprietà e di affidarsi al car sharing, sempre più diffuso in città. All'inizio sono molto entusiasti e raccontano la loro esperienza come se fossero dei pionieri del Far West che hanno scoperto l'uso della ferrovia. Con il passare del tempo, però, tendono ad accorgersi che il servizio non è ancora ben oliato e che si creano delle problematiche irrisolvibili, soprattutto in presenza di figli piccoli. «Abbiamo vissuto per sei mesi con i sedili dei bambini in corridoio», mi racconta una coppia di amici che, alla fine, ha deciso di riacquistare una macchina.

Bella l'idea di non avere spese per un mezzo a motore, se non quelle relative al suo uso ma, mi dice lui: «Dovevo andare a prelevare l'auto al parcheggio, portarla sotto casa sperando di trovare uno spazio per metterla vicino al portone, salire in casa e prendere i sedili dei bambini, portarli giù, montarli... magari anche solo per andare dall'altra parte della città. E al ritorno stessa sequenza al contrario... Alla fine non ce l'ho più fatta, anche se è un peccato...». Già perché i vantaggi – niente spese per bollo, assicurazione, revisione, bollino blu, riparazioni, niente giri a cercare un parcheggio, niente ticket per entrare in centro – sono davvero tanti, un peccato rinunciarvi.

Gli uomini preferiscono lo scooter, le donne la bicicletta

Gli uomini si consolano comunque con lo scooter (ce l'hanno in molti), con cui si muovono agevolmente in città. Lo parcheggiano sotto casa, spesso sui marciapiedi, perché nella via in cui abitano e nei dintorni non ci sono quasi mai spazi riservati alla sosta delle moto. Le donne prediligono la bicicletta, ma riescono a usarla poco perché sono sempre di fretta. Già, perché, lavoro a parte, nella quasi totalità del tempo "libero" sono impegnate a scarrozzare i bimbi tra un corso e l'altro: musica, basket, ginnastica artistica, calcio, danza, scherma, karate e via dicendo. Di piste ciclabili ce ne sono davvero poche, in città, quasi nessuna a cavallo della cerchia delle mura, quindi la soluzione "tutti in bici" non è certo praticabile, è troppo pericoloso. Diminuiscono le biciclette di proprietà, ad ogni modo, anche perché spesso finiscono vendute alla fiera di Sinigaglia, e aumentano gli abbonamenti al bike sharing, considerato comodo e affidabile.

Area C? Non è un problema...

Per queste coppie e per le loro famiglie l'istituzione dell'Area C non costituisce un dramma. Utilizzano senza problemi i mezzi pubblici e comunque – lavoro a parte, che non dipende chiaramente da loro – cercano di svolgere e far svolgere ai propri bambini le attività nei dintorni della loro zona di abitazione. Non sentirete mai una di queste persone lamentarsi per il traffico diminuito in centro, anzi: il desiderio di vivere in una città più vivibile, adatta alle famiglie, è superiore a qualsiasi sacrificio possa essere richiesto. Sospettano che l'Area C possa fare poco contro l'inquinamento cittadino – troppo legato ad altri fattori come le emissioni delle caldaie e la mancanza di pioggia e vento – ma questo non crea loro disturbo. Tengono separati i due discorsi, quello della vivibilità e quello dell'inquinamento. Il centro è di sicuro più vivibile, ora, e questo è un risultato certo, positivo. E' chiaro che, a questo punto, bisognerà trovare soluzioni per eliminare o perlomeno diminuire l'inquinamento, ma questo non toglie nulla alla validità dell'Area C. Che, anzi, vorrebbero addirittura allargare fino all'anello della circonvallazione esterna.

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