martedì 18 dicembre 2012

Scandalo rimborsi in Regione,
l'altra faccia del federalismo...

Il Consiglio regionale della Lombardia
Finalmente, forse, abbiamo scoperto qual è la vera essenza del "federalismo all'italiana". Per anni partiti politici fondati su questo unico principio – Lega Nord prima di tutti – ci hanno riempito la testa con concetti come «vogliamo che i nostri soldi restino al Nord», «basta farsi portare via i soldi dallo Stato», «se non ci fosse il Sud, il Nord sarebbe la nazione più ricca del mondo». Tutte frasi a effetto, pare, studiate per convincere i cittadini come il federalismo rappresenti la via migliore per poter affermare la supremazia morale, civica, economica del Nord sul resto dell'Italia. Ma gli obiettivi perseguiti, sembra di capire dalle rivelazioni degli ultimi giorni, sembrerebbero essere ben altri.

Milioni di euro in rimborsi spese

La regola primaria da applicare, in particolare, sembrerebbe essere «Non lasciare che altri prendano quello che potresti prendere tu!». Cioè: perché permettere che i nostri soldi vengano "presi" (tanto per usare un eufemismo) da quelli che stanno a Roma, quando li possiamo "trattenere" comodamente noi qui, stando in casa nostra? Un concetto che, come risulta dall'inchiesta che sta interessando il Consiglio regionale della Lombardia, sarebbe stato applicato in modo quasi perfetto in questi ultimi anni dagli esponenti politici che ne fanno parte.

Secondo quanto sostenuto dagli inquirenti, gli esponenti della maggioranza, tra i quali ci sono anche i leghisti del famoso "Roma ladrona", avrebbero applicato questa semplice norma in modo sistematico, quasi scientifico. Non contenti dei 10mila euro netti mensili del loro stipendio, in questi ultimi anni si sarebbero "mangiati" milioni di euro di rimborsi spese per comprarsi iPad, iPhone, computer; per pranzare e cenare nei migliori ristoranti della città a suon di ostriche, champagne e tartufi; per comprarsi libri, francobolli, oggetti di antiquariato; per pagarsi pranzi di nozze e viaggiare ogni giorno in taxi, anche per spostamenti personali. Tutto pagato con i soldi dei contribuenti, naturalmente. Che vuol dire: tutto a spese nostre.

Ecco perché i soldi devono restare qui, sembrerebbe dimostrare l'inchiesta della Polizia tributaria che è in corso in questi giorni. Perché così è più facile "trattenerli". A Roma c'è gente esperta in questo, che lo fa da anni, ma qui gli spazi di azione sono molto più semplici da affrontare e la gente comune, che guarda al potere centrale con sospetto, sembra essere molto più indulgente – o forse più ingenua – quando si tratta di atti compiuti da persone provenienti dalla sua stessa terra.

Non di solo Minetti si tratta

Un'ultima cosa. Il fatto che Nicole Minetti abbia comprato con i nostri soldi il libro "Mignottocrazia" (qualcuno ha detto, scherzando, che si sarebbe trattato di un aggiornamento professionale...), oltre ad avere speso centinaia di euro per cene e aperitivi, è davvero deprecabile. Ma non ci piace il giochetto che qualcuno vorrebbe mettere in campo: concentrare l'attenzione sulla consigliera che il presidente regionale Roberto Formigoni ha voluto a tutti i costi con sé (inserendola nel suo listino bloccato), perché almeno così non si parla di tutti gli altri. La Minetti già di per sé rappresenta una degenerazione del modo di fare politica portato avanti dalla maggioranza che sta per lasciare la Lombardia dopo vent'anni di potere, in relazione al suo caso non c'è bisogno di questo nuovo scandalo per aggiungere altro. 


Paolo Valentini (Capogruppo Pdl in Consiglio regionale)
Molto meno accettabile è invece il fatto che i rimborsi a suon di centinaia di migliaia di euro li abbiano chiesti i rappresentanti "normali", quelli che sono stati messi lì per sostenere gli interessi di tutti i cittadini, di quelli che li hanno votati ma anche di quelli che non la pensano come loro. Ne citiamo solo due, presi ad esempio per il ruolo che occupano all'interno del Consiglio regionale. Sono i capigruppo di Pdl e Lega Nord, Paolo Valentini e Stefano Galli. Anche loro hanno chiesto rimborsi che sono andati su tutti i giornali e che ora sono al vaglio degli inquirenti. Ci auguriamo che entrambi, come tutti i loro colleghi, siano in grado di giustificare le loro spese e che, soprattutto, possano dirsi tranquilli con la loro coscienza. 

Stefano Galli (Capogruppo Lega Nord in Consiglio regionale)
Perché mentre loro 
hanno speso i soldi 
dei cittadini in cene 
luculliane offerte ad 
amici e parenti, (se 
l'inchiesta dovesse 
confermare quanto 
trapelato in questi 
giorni sui giornali), 
molti di quegli stessi 
cittadini che gliele 
hanno pagate fanno 
ogni giorno i salti 
mortali per riuscire 
a dare da mangiare 
ai propri figli.



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mercoledì 12 dicembre 2012

12/12/12.
Finalmente il grande giorno...

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Mentre mi stavo recando al lavoro, questa mattina, sono stato colpito in faccia da un foglio trasportato dal vento. In un primo momento ho creduto si trattasse di un foglio di carta straccia, ma ben presto mi sono accorto che quella era una pagina scritta da qualcuno e lanciata da chissà quale palazzo, perché qualcun altro ne leggesse il contenuto e, magari, lo rendesse pubblico. 
Io lo faccio, sperando di non arrecare danno a nessuno...

12 dicembre 2012. Oggi sarà finalmente il grande giorno

«Non so come sia potuto accadere. Era scritto nel mio destino, probabilmente, ma non capisco come mi possa essere ridotto così. Le date... le date mi stanno facendo impazzire! Era scritto nel mio destino, dicevo, non c'è altra spiegazione...

Sono nato il 6 giugno 1966. 6/6/66: un giorno, un destino. La dimostrazione che sin dal mio primo contatto con il mondo le date hanno condizionato la mia vita. Ne volete la conferma? Eccola: 7/7/77, il giorno in cui mi sono innamorato per la prima volta (c'è scritto sul mio diario, com'era bella la Lorenza...); 8/4/84, la prima volta che ho provato l'ebbrezza dell'amore (a 18 anni, non proprio precoce, eh...); 8/8/88, giorno in cui ho superato l'esame della patente (anche questo con un certo ritardo, lo ammetto). E poi ancora: 9/1/91, giorno della mia laurea (naturalmente in Matematica); 9/6/96, giorno della mia grande vincita al totocalcio (che domenica fantastica, peccato che i soldi siano ormai già finiti...).


Non ricordo con esattezza quando ho preso coscienza di questo mio destino, so solo che ho convinto quella che poi sarebbe diventata mia moglie a fissare, quasi per gioco, il giorno delle nostre nozze il 9/7/97. Fino a quel momento, devo dire, avevo trovato la cosa molto curiosa e anche divertente, ma la faccenda si è complicata quando è nata la nostra prima figlia. Provate a indovinare: era un giovedì... il 9/9/99! Da quel momento vivo nella certezza che ogni data particolare sia magica – nel bene e nel male – per me, e debba portarmi qualcosa di fantastico.

La fine del mondo dei Maya

Pazzo, sono diventato pazzo. Cerco sul calendario queste date e mi metto lì, fermo, ad aspettare che qualcosa accada. Ma l'incantesimo, me misero, sembra essersi da un po' di tempo a questa parte rotto. Sono passate date spettacolari e nulla mi è accaduto. Penso solo alle ultime 10/10/10, oppure 9/10/11, o ancora 11/11/11... ho atteso invano questi giorni: nulla è successo! Ma ormai per me questa è una vera e propria fissazione, non riesco a pensare ad altro... anche il 10/11/12 è passato senza nessuna novità e ora la mia ultima speranza è riposta in oggi, 12/12/12.

Ho preso un giorno di ferie dal lavoro e da questa mattina all'alba sono sul divano ad aspettare, fiducioso. Non può non succedere niente anche questa volta, non può... anche perché, se vado avanti di questo passo, alla fine del mondo prevista dai Maya per il 21/12/12 non ci arrivo di sicuro...».

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mercoledì 5 dicembre 2012

La Polizia nella sede del "Giornale",
un'onta impossibile da lavare

25 giugno 1974, primo numero del "Giornale"
Pensando alla condanna e all'arresto di Alessandro Sallusti, l'aspetto che più mi indigna e mi rattrista, da giornalista e da milanese, è il coinvolgimento in una storia così poco edificante del "Giornale", testata gloriosa e ormai anche storica della nostra città.

E' vero che Sallusti ha compiuto gli atti per cui è stato condannato – con l'accusa di diffamazione aggravata nei confronti di un magistrato – quando era direttore responsabile di un altro giornale edito a Milano, per l'esattezza "Libero". Ma quando la polizia è andata a prelevare Sallusti per condurlo agli arresti domiciliari lo ha fatto nella sede del "Giornale", in via Gaetano Negri,  dal momento che lì, essendone l'attuale direttore, il giornalista condannato aveva deciso di trincerarsi. Un'irruzione dovuta, ma che ha profanato per sempre l'immagine del quotidiano pensato e fondato negli Anni '70 da Indro Montanelli.

Sallusti, alla fine, non farà nemmeno un giorno di galera. Anche gli arresti domiciliari finiranno presto, con tutta probabilità. Qualcuno troverà un escamotage per ridargli la sua piena libertà: una grazia, una nuova legge, qualche trovata geniale dell'ultima ora. Ma sul "Giornale" peserà per sempre questa onta.

La "chiusura" dell'11 gennaio 1994

Lo dico con grande tristezza, pensando a quello che in passato questo giornale ha rappresentato per molte persone, prima della sua di fatto "chiusura", avvenuta l'11 gennaio 1994. In quel giorno Indro Montanelli, l'uomo che aveva voluto quel giornale, che lo aveva fondato nel 1974 dopo essere uscito dal Corriere della Sera e che lo aveva diretto per quasi vent'anni, decise di andarsene non intendendo sostenere la campagna elettorale del nuovo proprietario (dal 1979) del giornale, quel Silvio Berlusconi che poche settimane prima aveva deciso di "scendere in campo".

Mai Montanelli avrebbe accettato di essere direttore di un giornale di partito, quale il Giornale sarebbe di fatto divenuto dopo, con le direzioni di Feltri, Cervi (potremo mai perdonarglielo...?), Belpietro, Giordano, ancora Feltri e infine Sallusti. Per questo se ne andò e per molti quel giornale ("Il Giornale di Indro Montanelli") smise di esistere in quel freddo e triste giorno di gennaio 1994.

Riunione di redazione al "Giornale"
Ciò non toglie che oggi tutti coloro che sono cresciuti con gli articoli di Montanelli, Bettizza, Piovene, Corradi, Granzotto, Scarpino, Brera, Caputo, Staglieno, Torelli, Zappulli, Soavi, Pampaloni, Revel, De Felice, Severgnini, Orlando e tanti altri non possano provare grande tristezza per la caduta così in basso del loro vecchio quotidiano, quello per cui così tante volte furono contestati e insultati anche da persone amiche e per il quale rischiarono più volte di essere addirittura malmenati, se sorpresi ad averlo sotto il braccio nel tragitto tra edicola e casa.

Monumento a Montanelli

Meglio evitare certi paragoni

Un'ultima cosa. Vorremmo chiedere a Sallusti, con tutta l'umiltà possibile, di non buttarsi in confronti inadeguati, paragonando la sua situazione attuale a quella che visse Montanelli nel 1977. «E' una ferita – ha commentato al momento dell'arresto –. Una ferita per tutti noi, per il Giornale. Va bè che questo giornale è già stato ferito, un suo direttore è stato gambizzato. Siamo abituati alle ferite». 

Vorremmo solo ricordare a Sallusti che Montanelli fu gambizzato dalle Brigate Rosse, mentre lui è stato arrestato a seguito di una sentenza emanata da un giudice.

Qualche differenza ci dovrà pur essere, o vogliamo essere d'accordo con chi sostiene che terroristi e magistrati sono la stessa cosa?


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lunedì 12 novembre 2012

Elezioni Regione Lombardia,
e se il Pdl sostenesse Maroni?


Oggi Roberto Maroni, numero uno della Lega Nord, ufficializza la sua candidatura per le elezioni del prossimo presidente di Regione Lombardia. L'hanno già fatto, nei giorni scorsi, l'avvocato Umberto Ambrosoli, che a scanso di sorprese dell'ultima ora sarà il punto di riferimento del centrosinistra, e l'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, che dovrebbe essere quello, invece, del centrodestra.


La Lega vuol ballare da sola...

Con la sua candidatura, di fatto, Maroni conferma l'intenzione della Lega di presentarsi da sola alle elezioni, rompendo un'alleanza, quella con il Pdl capeggiato da Roberto Formigoni, che le ha permesso di governare in Lombardia negli ultimi vent'anni. Ma siamo proprio sicuri che ci sarà questa rottura? L'appetito vien mangiando, si dice: siamo così certi che Lega e Pdl – o quello che resta di questi due partiti – siano disposti a rinunciare al potere presentandosi separati agli elettori lombardi?

Il candidato al momento favorito

Difficile pensarlo, anche perché al momento, se così dovessero restare le cose, il candidato favorito per la vittoria finale sembrerebbe essere Ambrosoli, che si presenta come esponente della società civile e sembra essere in grado di raccogliere i consensi di buona parte delle forze che compongono il centrosinistra, ma anche quelli dei cosiddetti "centristi" che fanno riferimento all'Udc. Che forse non sono moltissimi, ma che rappresentano quella porzione di elettorato cattolico sempre in grado di far pesare l'ago della bilancia da una parte piuttosto che dall'altra.

Una rivalità dannosa
per il centrodestra

Stando così le cose, appunto, la rivalità tra Albertini e Maroni, più volte espressa in queste ultime settimane, rischierebbe di fare il gioco dei veri avversari, portando alla perdita della Lombardia.
E allora? E allora – ipotizziamo – potrebbe anche avvenire un colpo di scena, di cui finora non si è mai parlato. La Lega non vuole sostenere Albertini e preferisce andare da sola? Allora la soluzione appare quella, obbligata, che sia il Pdl a fare un passo indietro e a decidere di sostenere Maroni come unico candidato del centrodestra. E Albertini? Verrebbe lasciato al suo destino, che probabilmente sarebbe quello di un ritiro onorevole prima delle elezioni. Del resto la sua candidatura finora è stata fortemente caldeggiata solo da Formigoni, il presidente uscente, che vede come il fumo negli occhi un passaggio di consegne alla Lega, da lui considerata una traditrice (è soprattutto a causa dei voti negati dal Carroccio dopo l'arresto dell'assessore Domenico Zambetti, accusato di avere comprato voti dalla 'ndrangheta, che è caduta la sua giunta). Il Pdl, con un silenzio che appare quanto mai eloquente, finora su Albertini non si è mai ufficialmente pronunciato. E' solo un caso?

Liberarsi di un personaggio
che può diventare "scomodo"

Dire sì a Maroni e implicitamente no ad Albertini potrebbe portare alle vittoria delle elezioni – tutto è possibile a questo mondo – e rappresenterebbe anche l'occasione buona per scaricare un personaggio, stiamo parlando di Formigoni, che all'interno del partito fondato da Berlusconi potrebbe in futuro risultare scomodo. Ha già detto che farà politica finché vivrà. Già, si stanno chiedendo con tutta probabilità all'interno del partito, con quale ruolo? Qualcuno è disposto a pensare che Formigoni ne accetterebbe uno inferiore a quello di leader? Nel Pdl la lotta di potere interna, quella del dopo Berlusconi, è aperta già da tempo e le elezioni lombarde potrebbero insomma contribuire a risolvere alcune lotte di corrente in atto...

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lunedì 22 ottobre 2012

Salviamo l'ex fabbrica
di via Altaguardia!

Sì, lo so, è inutile essere tristi, il progresso non lo si può fermare. E nemmeno le trasformazioni della città. Milano ne è da sempre soggetta, non si è mai fermata, fagocitando interi quartieri in nome della modernità.

Per questo non ci si deve sorprendere se angoli che si sono salvati per miracolo negli anni sono ancor oggi destinati a scomparire in nome della costruzione di nuove soluzioni abitative. Ancor più in una zona che oggi più che mai appare in fermento, quella Porta Romana che sembra sempre più diventare un vero quartiere/succursale dell'Università Bocconi, vera piovra gigante che sta allungando i suoi tentacoli, diretti o indiretti, su tutto ciò che la circonda. Nuove palazzine, spesso veri e propri palazzi stanno sorgendo come funghi, da queste parti, riempiendo i pochi spazi rimasti ancora liberi o addirittura prendendo il posto di vecchie strutture sopravvissute ai decenni, in alcuni casi non tenendo conto del loro valore di "testimoni" del passato.

La struttura tipica
di una vecchia fabbrica

È il caso, per venire al punto, della ex fabbrica dell'Argenteria Ganci, in via Altaguardia, angolo via San Rocco. La sua struttura è quella tipica delle fabbriche che abbondavano in questo quartiere che, tra la fine dell'800 e i primi anni del 900, era tra i più produttivi della città. I suoi mattoncini rossi, le sue finestrone protette da bellissime inferriate di ferro battuto e finemente lavorato, la parte superiore che richiama le costruzioni industriali dell'epoca e il giardino interno, ricco di vegetazione selvatica e rampicanti, ne fanno un angolo da incorniciare, da preservare a ricordo imperituro.

E invece anche quest'angolo, come tanti altri, presto se ne andrà per lasciare spazio al solito condominio con cemento a vista, grandi vetrate, finti marmi, cespugli e alberelli senza spazio per le radici, destinati a rinsecchire, e prato di tre metri per tre a dare l'impressione del rispetto per l'ambiente. Gli occupanti dell'argenteria si sono spostati infatti pochi metri più avanti, nella stessa via Altaguardia, in uno spazio moderno e più consono alle loro nuove esigenze, e la vecchia struttura è stata ceduta a un'immobiliare, che ha presentato un progetto di conversione. In questi giorni sono iniziati i lavori di bonifica, preludio di interventi sulle strutture che presto verranno.

Punto di riferimento
del quartiere

Il progetto prevede il mantenimento dei muri esterni esistenti, ci hanno assicurato i futuri costruttori. Bene, ma non possiamo fare a meno di augurarci che non si verifichi quello che capita di solito in questi casi: qualcosa va storto, ci sono "crolli di strutture rese deboli dal tempo" oppure vengono trovati cavilli, per cui della vecchia struttura non resta che un triste ricordo.

Sarebbe un vero peccato, perché la bellezza di questo quartiere, fatto ancora di botteghe, laboratori, spazi di produzione artigianale – proprio da lì parte via Vannucci, che è una delle vie più interessanti della città, da questo punto di vista – passa anche attraverso la presenza di questa muta testimone dei tempi che furono. Che, per inciso, avrebbe potuto diventare lo spazio perfetto per accogliere qualcosa di legato al mondo produttivo o culturale, come laboratori, esposizioni, mostre, ecc., assumendo un ruolo di punto di riferimento per l'intero quartiere. E invece verranno costruiti altri appartamenti, destinati a restare per lo più vuoti.

Tra pochi mesi, di tutto ciò non resteranno con tutta probabilità che poche foto, e questo, l'abbiamo detto all'inizio, ci rende inevitabilmente tristi. Anche se sappiamo che è del tutto inutile esserlo, perché il progresso non lo si può fermare. Possiamo però pretendere che chi dovrà vigilare che tutto venga fatto a regola d'arte lo faccia davvero, con la massima attenzione...



(Vuoi sapere qual è stato il destino dell'ex fabbrica di via Altaguardia? Nessuna buona notizia, purtroppo, come puoi leggere qui).



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lunedì 15 ottobre 2012

Domeniche a piedi,
tra passato, presente e futuro

La quinta DomenicAspasso dell'anno. E' il 15 ottobre e le macchine sono ferme.

Oggi il tempo non è tanto bello, ma chi se ne frega, già è una bella soddisfazione svegliarsi senza sentire il rumore di fondo della città. Si sentono anche le persone che parlano, in strada.

PASSATO

Ma non tutti la pensano così, visto che appena diamo un'occhiata a Twitter scopriamo un messaggio che ci lascia l'amaro in bocca. E' scritto da qualcuno della Lega Nord di Milano e recita, nella sua prima parte: «Buongiorno milanesi appiedati dall'inutile blocco traffico!».

"Appiedati"? Ma che cosa significa appiedati? Senza auto? E che cos'è, un dramma? Forse che in questa domenica saremo costretti a restare chiusi in casa? O forse che, al contrario, è proprio l'occasione per andarsene tranquillamente in giro per la città? E poi, ancora: "Inutile blocco traffico"? Ma perché inutile e in quale caso sarebbe stato utile? Solo perché il cielo è grigio il blocco del traffico diventa inutile? Siamo ancora fermi al concetto di città senza auto solo per ridurre lo smog?

Forse è giunto il momento di cambiare un po' i propri punti di vista, di rendersi conto di quali siano le esigenze dei milanesi del XXI secolo. Non rendersene conto significa rimanere al palo, vivere, appunto, in un passato che non esiste più.

PRESENTE

Pietro oggi compie sei anni e ai suoi genitori ha chiesto di festeggiare il suo compleanno in bicicletta, in giro per la città. Appuntamento alle 15, al parchetto vicino alla scuola. E poi tutti, più di 20 bambini dai 5 ai 10 anni, accompagnati da vari genitori, in partenza alla volta dei Giardini Montanelli, in via Palestro. Lì, foto ricordo e giro turistico tra i viali del parco, esibendo le bandierine e i palloncini da pirati distribuiti per l'occasione ai partecipanti. Poi ancora sulle strade, semideserte di mezzi a motore, alla volta del Duomo, prima di tornare a casa, stanchi ma soddisfatti. Una bellissima e originale festa, che i piccoli ricorderanno a lungo e che lascerà un segno sul loro desiderio di vivere in una città in cui queste cose possano diventare la normalità.

FUTURO

Vittorio ha invece otto anni e mentre percorriamo le vie della città, dal basso del suo mini mezzo a due ruote, mi guarda e mi dice: «Per me la bicicletta è l'invenzione più bella dell'uomo». Ecco il motivo per cui queste giornate non possono essere considerate inutili. Sono preziose proprio perché mostrano ai nostri piccoli che Milano, se lo si vuole, può essere più bella, più vivibile, meno pericolosa per loro ma anche per i loro genitori. Quando cresceranno, c'è da crederlo, molti di loro avranno fatto tesoro di queste esperienze – da alcuni ancora considerate "inutili" – e le trasformeranno in nuovi stili di vita cittadini, contribuendo a cambiare una volta per tutte, in meglio, l'aspetto della nostra città.



venerdì 12 ottobre 2012

Mai più in quel bar!

Pausa pranzo. Giusto il tempo per fare quattro passi e spingerci un po' più in là, fino al Castello, per andare a vedere i vagoncini con i libri vecchi, come quello della gentile signora che ormai ti riconosce e sa già quello che cerchi. Il tempo di dare un'occhiata alla vetrinetta più interessante ed ecco che da lontano ti sembra giunga una musica conosciuta.

Ti concentri di più e non hai più dubbi, è "Shine On You Crazy Diamond" dei Pink Floyd. Come un fluido magico la musica ti attira e poco più in là scopri un ragazzo che, seduto su una seggiola, suona una chitarra con la musica che esce amplificata da due casse sistemate accanto a lui.

Come David Gilmour

Il solito furbastro, pensi. La musica è troppo uguale a quella del disco che hai ascoltato centinaia di volte, fino a consumarlo. Questo fa finta, penso mentre gli sbuco da dietro le spalle e mi sistemo di fronte a lui, dove già ci sono almeno quindici/venti persone. Incredibile, la chitarra la suona veramente, a meno che non sia un fenomeno dell'imbroglio. Una musica sublime, esce da quello strumento, sembra di stare lì, come per miracolo, a pochi metri di distanza da David Gilmour...

Le facce dei presenti vanno dal sorpreso all'estasiato. Vedo uno mettere una banconota da dieci nella custodia della chitarra. Cerco qualcosa anch'io, non posso fare a meno di lasciargli un segno del mio compiacimento. Mentre ancora non ha finito il pezzo lascio il mio contributo, faccio segno di "Ok" al fenomeno e mi allontano, perché ho un po' di strada da fare a piedi prima di arrivare al mio ufficio. Ma, non so voi, io non riesco a lasciare a metà una musica che sto ascoltando. Mi è sempre successo così, non ci riesco e basta.

Un'auto nell'isola pedonale

Torno dunque sui miei passi, correrò un po' dopo, ma "Shine" me la voglio sentire tutta. Il mio comportamento è probabilmente notato dal tipo che aveva messo i dieci euro, che mi si avvicina e mi dice: «Ma suonerà davvero lui? Prima ha fatto "Smoke on the water" in un modo fantastico...». Anche lui è esaltato dall'ascolto, così come il distinto signore in giacca e cravatta che si unisce a noi e confessa di essere lì da più di mezz'ora e di non essere riuscito a staccarsi, dopo avere sentito una versione di Santana da brividi. Il nostro eroe ha nel frattempo finito il suo pezzo e si è beccato gli applausi del pubblico che nel frattempo è aumentato a vista d'occhio.

Neanche il tempo di un sorriso e di ringraziare che ecco giungere da via Dante, attraverso la zona pedonale, una macchina che frena bruscamente davanti al musicista di strada. Ne scendono due persone dall'aspetto deciso, che chiedono senza troppa gentilezza i documenti al chitarrista reincarnazione di Ritchie Blackmore (pur essendo lui vivo e vegeto). C'è chi si è lamentato, dicono. Si tratta del proprietario del bar che è posto lì di fronte a qualche decina di metri di distanza, che tra l'altro assiste compiaciuto alla scena dalla porta del suo locale. 

Un barista con la puzza sotto il naso

Il musicista mostra i permessi, dice che ha fatto richiesta, che è tutto in regola, che ha pagato la tassa al Comune per stare lì. Ma i due gli rispondono che dovrebbe spostarsi più in là, (dove non c'è passaggio...), che la musica è troppo alta, che non può esporre i suoi cd (e non è vero, dice il musicista, non posso esporre il loro prezzo, e questa è una cosa diversa...). Insomma, i due sono fermi e irresoluti, mentre qualcuno timidamente, si lascia sfuggire ma lasciatelo in pace e qualcun altro sottolinea che si tratta di un vero artista...


Insomma, non so come sia andata a finire, gli impegni di lavoro mi hanno fatto scappare in tutta fretta. Ma io e i miei due amici siamo stati d'accordo nel pensare che il blitz con l'auto civetta, i due poliziotti in borghese, tutto questo zelo per salvare l'incolumità di un barista probabilmente con un po' di puzza sotto il naso ci hanno fatto perdere un quarto d'ora di gioia. E questo non glielo perdoneremo mai. 

Io, ad esempio, in quel bar non ci berrò mai più neanche un caffè!

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