venerdì 11 dicembre 2015

L'insopportabile e inutile intrusione delle martellanti offerte telefoniche


Sono in ufficio, sto lavorando, suona il cellulare.

Il numero che appare sul display non è registrato nella mia rubrica, chissà chi mi chiama. Forse un nuovo cliente?

Rumore di sottofondo, come se il mio interlocutore si trovasse in un palazzetto dello sport, con tanta gente sugli spalti a fare cagnara.

Dopo qualche secondo di sospensione ecco una voce, da lontano: «Buongiorno chiamo per conto di xyzsrtysj xoktyizxytoi, le volevo proporre la nostra ultima promozione...».

«Scusi, scusi, si fermi un attimo. Per chi lavora lei? Non ho capito...».

«La chiamo per conto di yhxtaonilert kuytxvelastr, volevo proporle...».

«No, scusi... vabbè... mi dica almeno come ha fatto ad avere il mio numero di cellulare, chi gliel'ha dato?»

«È perché lei è un cliente xxx (nome della mia compagnia telefonica), giusto? Io chiamo per conto di klixtgyzart fhuztkyxtkt per proporle...»

«No, guardi, scusi, la fermo subito, così non perde tempo lei e non lo perdo nemmeno io. Non ho bisogno di niente, non mi serve niente, grazie lo stesso...»

«Ma guardi, la promozione che le proponiamo...»

«No, scusi, ripeto, grazie, non mi interessa, la vostra promozione...»

«Incredibile! No, davvero incredibile...»

«Incredibile che cosa, scusi?»

«Incredibile che neanche stia a sentire quello che devo dirle e mi dice subito che non le serve niente... io vorrei...»

«No, guardi, di incredibile c'è solo la sua insistenza. Lei mi chiama disturbandomi sul cellulare, mentre sono al lavoro, non capisco nemmeno da parte di chi, le dico che non mi interessa quello che ha da dirmi e lei ha anche la sfrontatezza di dirmi che è incredibile? La saluto...»

«No, ma non esiste che non stia ad ascoltare quello che ho da dirle, signor Luca, io vorrei solo...»

«...allora non capisce, non voglio essere disturbato, non mi interessa quello che ha da dirmi. Mi ha chiamato lei, non l'ho cercata io. Grazie e buongiorno»

«Ma io volevo dire che...»

Click


Una scena che si ripete più volte al giorno 

Questa scena, più o meno così, si ripete due, tre, spesso anche quattro volte al giorno. Al cellulare o al telefono fisso. In ufficio e a casa.

Niente contro questi poveri ragazzi (spesso stranieri) dei call center che, di certo sottopagati, sono costretti a sorbirsi gli insulti e le rimostranze delle persone che sono obbligati a disturbare a qualsiasi ora della giornata.

Nessuna pietà, invece, per le compagnie telefoniche che programmano a tavolino questa tortura, senza dimostrare un benché minimo rispetto per chi sta dall'altra parte del telefono.

Se ne renderanno conto, prima o poi?



martedì 17 novembre 2015

Che disastro la newsletter "Ore 12"
del Corriere della Sera!


"Tocca agli azzurri", ma l'Italia aveva giocato il giorno prima...
L'ho già detto da qualche altra parte, in questo blog: il Corriere della sera è il mio quotidiano di riferimento.

Lo è diventato da quando Montanelli se n'è andato dal suo Giornale (prima leggevo per lo più solo quello), una volta esaurita l'esperienza per me esaltante – come lettore – della Voce.

Penso che il Corsera sia, in generale, un giornale serio, autorevole, non schierato. E anche milanese il che, se anche non aggiunge nulla, male non fa.

Per questo non sono disposto a subire pressapochismi che provengano dalle sue pagine, cartacee o elettroniche che siano. Non sono dunque disposto, per essere più preciso, a ricevere una newsletter giornaliera infarcita di errori grossolani, come nemmeno se ne trovano nel sito della più piccola e meno organizzata testata locale.

La newsletter delle ore 12

Per seguire le notizie pubblicate sul sito – io il giornale lo leggo ormai quasi esclusivamente online – mi sono iscritto alla newsletter del Corriere della Sera, quella che arriva (quasi) puntualmente ogni giorno, alle ore 12, per "lanciare" le ultime notizie.

Questa newsletter è un vero disastro. Le notizie riportate sono spesso vecchie di almeno uno-due giorni, non sono aggiornate, hanno titoli che non corrispondono ai link, a vole il titolo addirittura non c'è, c'è solo un suggerimento che nessuno ha trasformato in titolo. Le immagini a volte non coincidono con l'articolo cui si dovrebbero riferire e tante altre volte, troppe, addirittura non ci sono, al loro posto compare una finestra azzurra con una grande "C" al centro.

Alcuni esempi di newsletter con errori

Difficile spiegare come possa accadere qualcosa del genere, difficile pensare che un giornale come il Corriere della Sera possa affidare la propria immagine a uno strumento di così scarsa qualità.

Prendiamo ad esempio le ultime tre newsletter arrivate nella mia casella di posta.
Sono quelle del 15, 16 e 17 novembre. Tre giorni drammatici, che fanno seguito a uno dei momenti più tragici della storia moderna dell'Europa, quello contrassegnato dagli attentati e della carneficina perpretata dai terroristi dell'Isis a Parigi, la sera di venerdì 13 novembre.

Domenica 15 novembre 2015

Alle 12.10 mi è arrivata questa newsletter:


Come si nota la foto d'apertura manca e il titolo è abbastanza generico, oltre che sbagliato.
Anzitutto il numero delle sparatorie, non certo solo tre. Già venerdì notte si sapeva che i terroristi avevano colpito portando morte e terrore in almeno sette punti della città.

"Diversi morti" non è un granché come informazione, i numeri degli assassinati dai terroristi  domenica mattina cominciavano a essere quasi certi e "almeno sette feriti" è un errore madornale. Magari fossero solo sette i feriti, fin da sabato si parlava di almeno un paio di centinaia di persone coinvolte, con più di 90 feriti gravi o molto gravi.

Anche la notizia di spalla è vecchia: purtroppo la conferma della morte della povera ricercatrice italiana che viveva a Parigi, Valeria Solesin, era già arrivata nel pomeriggio di sabato.

Vabbè, dici, è domenica, può darsi lavorassero a ranghi ridotti, può capitare che una volta l'attenzione non sia al cento per cento...

Lunedì 16 novembre 2015

Alle ore 12.11 mi è arrivata questa newsletter:


Proprio così: nessuno nella redazione della newsletter del Corriere della Sera, il quotidiano più venduto in Italia, si è accorto, prima di spedirla, che non è stato cambiato né il titolo né l'immagine dell'articolo di apertura. Se dunque il titolo era vecchio e sbagliato già la domenica, figuriamoci il lunedì...

Può darsi che il lunedì mattina l'attenzione sia minore rispetto al resto della settimana, complice il fine settimana appena concluso. Un errore può scappare, ci mancherebbe.

Ma le sorprese non sono finite.

Martedì 17 novembre 2015

Oggi, alle ore 12.12, mi è arrivata questa newsletter:


Che disastro! Terzo giorno con la stessa apertura, vecchia, sbagliata e senza foto. E nessuno che si sia accorto nemmeno in questo caso dell'errore. Ma com'è possibile, viene da chiedersi, che venga spedita una schifezza del genere? Dal Corriere della Sera, mica dalla gazzetta del quartierino (nome che mi sono inventato, non vorrei offendere nessuno).

Abbiamo segnalato più volte la cosa a responsabili e ai giornalisti più autorevoli del quotidiano, attraverso Twitter, senza mai averne risposta o, almeno, un riscontro fattivo (lo dimostra la terza apertura sbagliata consecutiva, noi avevamo già segnalato l'errore del secondo giorno a un vicedirettore del giornale).

Forse sono contenti così, o forse non gli importa un granché di questa newsletter, anche se noi pensiamo che l'immagine del Corsera, in questo modo, non abbia molto da guadagnarci.

E intanto aspettiamo con curiosità la newsletter di domani...

Mercoledì 18 novembre 2015


Alle 12.12 mi è arrivata questa newsletter:


Una buona notizia, dal punto di vista giornalistico: il titolo è finalmente cambiato ed è abbastanza aggiornato rispetto ai fatti accaduti nella mattinata, a partire dalle 4.30 di notte, a Saint-Denis.  

La cattiva notizia, invece, è che anche oggi manca l'immagine d'apertura. Ma almeno un piccolo passo è stato fatto, rispetto ai giorni scorsi.

Giovedì 19 novembre 2015

Alle 12.11 mi è arrivata questa newsletter:


Evviva! La newsletter del Corriere della Sera oggi ha finalmente tutto a posto: titoli, immagini e link.

Allora si può fare...

Venerdì 20 novembre 2015

Alle 16.11 (!), mi è arrivata questa newsletter


Un passo indietro. A parte l'orario di arrivo – a pomeriggio inoltrato – e riscomparsa l'immagine d'apertura.

Per bilanciare a questa mancanza, sembra giusto sottolineare la qualità dell'articolo d'apertura sull'attacco terroristico in Mali, a firma Valentina Santarpia e redazione online. Una cronaca chiara e completa, che spiega quello che è accaduto senza sensazionalismi e senza dare niente per scontato. Complimenti!

Martedì 8 dicembre 2015

Alle 12.10 mi è arrivata questa newsletter:



Una data storica, oggi si inaugura il Giubileo, avvenimento che mette Roma e l'Italia in primo piano, in tutto il mondo. E la newsletter del Corriere che fa? Si scorda l'immagine d'apertura...

E la notizia in alto a destra? Alla Scala "arriva Renzi" già, peccato che oggi sia l'8 dicembre, la Prima della Scala è stata ieri sera, Renzi oltre a essere arrivato se n'è anche già andato.

Martedì 15 dicembre 2015

Alle 12.12 mi è arrivata questa newsletter:


Variazione del tema. Questa volta la notizia d'apertura è a posto (anche se l'immagine non è fantastica, diciamocelo, ma vabbè). Ma questa volta il problema è sulla spalla: due finestre vuote, senza titolo e senza immagine... se clicchi sulle finestre blu con la "C" al centro vai alle notizie questo sì, ma forse un piccolo sforzo in più non avrebbe guastato.

Domenica 14 febbraio 2016

Alle 12 in punto (complimenti!) mi è arrivata questa newsletter:



I giornali di sabato 13 febbraio presentavano questo dubbio: "Questa sera, cari lettori, che cosa seguirete? La finale del Festival di Sanremo o la partitissima di calcio Juve-Napoli?".
Un grande dubbio per molti, ma non per il Corriere della Sera.
Nella newsletter del giorno dopo, infatti, è come se la sera prima niente fosse accaduto.

Nel titolo principale si parla di "sabato italiano", sì, ma non per farne la cronaca. Sanremo? Va verso la finale (!) e qualcuno si è dimenticato pure l'immagine relativa. E la sfida scudetto del campionato di calcio? Deve ancora essere giocata...

Pensare che dall'inizio dell'anno il Corriere ha fatto il grande passo, decidendo di far pagare la lettura online delle sue notizie (dopo un certo numero di click gratuiti)...

mercoledì 11 novembre 2015

Ma mi... cantata da Ornella Vanoni, la mia prima vera canzone milanese


Negli Anni '70 la Fiat 132 grigio topo di mio padre aveva l'autoradio ma non il mangiacassette.

Nelle nostre gite domenicali, o quando andavamo in vacanza, portavamo dunque il nostro radiolone Grundig C6000 Automatic, che tenevamo sul sedile posteriore o, meglio, sulle gambe di quello che era seduto in mezzo, perché mia madre non ne voleva sapere di tenerlo lei e avere la musica così vicina alla orecchie. Noi, le mie sorelle e io, di questo fatto eravamo ovviamente contenti, sentivamo meglio.

Tra le musicassette dei miei genitori – perché noi ancora non avevamo la facoltà di scegliere la musica da ascoltare in famiglia (se penso che quest'estate in auto ho ascoltato quasi solo Fedez, J-ax, Maroon 5 e Katy Perry...) – c'era una raccolta di canzoni di Ornella Vanoni.

Tra le nostre preferite c'era "Ma mi..." – canzone scritta nel 1962 da Giorgio Strehler (testo) e Fiorenzo Carpi (musica) – che ai tempi ascoltavamo a ripetizione e cantavamo a squarciagola pur senza capirne il senso.

Quell'italiano strampalato che ci faceva ridere...

Ci piaceva davvero tanto questa canzone. Forse per la bella voce della Vanoni, forse perché era in dialetto milanese – quello che mio padre usava sempre e solo quando parlava con il nonno –, forse perché parlava di San Vittore che ci avevano spiegato essere una prigione o, forse ancora, perché c'era una parte in un italiano un po' strampalato (quello parlato da un commissario meridionale) che ci faceva ridere.

In quegli anni ci piaceva solo per per tutte queste cose, questa canzone. Solo più tardi, crescendo, ne avremmo compreso anche il senso, il valore di grande inno alla resistenza e alla libertà. E pure l'italiano strampalato, a capirne le frasi, avrebbe assunto una valenza ben diversa.

Tra le strofe della canzone, oltre al famoso ritornello "Ma mi, ma mi, ma mi, quaranta dì quaranta nott, a San Vittur a ciapàa i bott...", ce n'è una che richiama più di altre la città di Milano. I nazisti – è di questo che si parla – hanno chiuso il protagonista della canzone in una cella di San Vittore (ratera = trappola per topi) e lui da lì sente in lontananza il rumore della sua città:

Sont saraa su in 'sta ratera
piena de nebbia, de frecc e de scur,
sotta a 'sti mur passen i tramm,
frecass e vita del me Milan...

Ecco, "Ma mi..." è la prima canzone che mi ha parlato di Milano. Una canzone triste ma orgogliosa, che si conclude con un perentorio "Mi parli no!" e che è entrata non per caso a far parte del repertorio di tutti i principali cantori di Milano, da Enzo Jannacci a Nanni Svampa.





Vai ad altri post in cui si parla di canzoni dedicate a Milano:


lunedì 12 ottobre 2015

La palestra di via Iseo, così Milano reagisce alla violenza delle mafie

La palestra Ripamonti di via Iseo, ad Affori
Palestra Ripamonti di via Iseo, Affori, ore 9 di domenica 11 ottobre 2015.

Varchiamo la soglia di questo impianto sportivo come fosse niente, ma già il fatto che oggi io e mio figlio si possa essere qui – lui deve giocare a basket in un quadrangolare organizzato per l'occasione dalla Pallacanestro Olimpia Milano – è un fatto eccezionale.

Quattro anni fa, qui, al posto di questa bella palestra nuova e fiammante, c'era un cumulo di macerie, dopo che fiamme cattive, di origine dolosa, se l'erano mangiata in poche ore.

Quella della palestra di via Iseo, ad Affori, è una storia brutta che si è trasformata, in questi ultimi mesi, in una storia bella. Nell'ottobre 2011 questo impianto era stato oggetto di un incendio doloso, di origine mafiosa. Qualche mese prima era stato messo sotto sequestro perché si era scoperto che era gestito da una società sportiva controllata dalla 'ndragheta. Un'azione che non era stata gradita da chi vorrebbe controllare la città e che aveva dunque voluto compiere un gesto intimidatorio di grande effetto, compiuto in un sabato pomeriggio, proprio mentre molte famiglie del quartiere stavano frequentando il centro sportivo (che comprende anche un campo da calcio/rugby, campi da tennis e una piscina).

E il risultato era stato ottenuto: la palestra era diventata inagibile e l'intero quartiere aveva perso un punto di riferimento prezioso, soprattutto per i giovani. Le macerie annerite, poi, stavano lì come una minaccia incombente. Le mamme non portavano nemmeno più i bambini nella vicina piscina, per paura di quello che era accaduto e per quello che sarebbe potuto accadere.


Una situazione inacettabile

Una situazione che non poteva essere accettata. Da qui la volontà dell'amministrazione comunale milanese di restituire al più presto l'impianto ai cittadini. Una restituzione che ha visto in ieri, domenica 11 ottobre,  la festa di inizio attività ufficiale della palestra, a quattro anni dall'incendio.

«Davanti alla violenza si dice sempre no e si va avanti tutti insieme», ha detto l'assessore allo Sport del Comune di Milano Chiara Bisconti rivolgendosi ai bambini, ai genitori, ai cittadini di Affori e di Milano.

Giusto, si vince tutti insieme, reagendo alla violenza e ristabilendo la normalità, sempre e comunque.


Combattere la violenza, senza ambiguità

Non so se mio figlio, che ha quasi 11 anni, ha capito l'importanza della sua partecipazione a questo piccolo torneo di basket.

Forse ieri, insieme ai suoi amici, dopo essersi divertito sul campo si è annoiato un po' ai discorsi dei grandi. Ma sono sicuro che un giorno gli tornerà in mente quella mattinata in cui – insieme a suo padre e ai suoi amici del basket – ha partecipato a un evento importante, storico, a un momento/simbolo prezioso per la città in cui è nato e in cui, forse, avrà deciso di vivere la sua vita.

Una città che non ha intenzione di arrendersi, che combatte a testa alta contro la violenza delle mafie senza paura, senza tentennamenti e, soprattutto, senza ambiguità.




mercoledì 9 settembre 2015

Non ci sono più i rom (centri sociali, No Tav, terroni) di una volta

Il miracolo è avvenuto. Finalmente ci siamo liberati dei rom. Non ci sono più i rom, e nemmeno i centri sociali e i No Tav. In un men che non si dica, grazie ai migranti, ai rifugiati, ai clandestini che stanno prendendo d'assalto le nostre coste, abbiamo risolto tre grossi problemi, anzi, forse anche quattro. Perché i terroni dove vogliamo metterli, anche quelli lì sono scomparsi.

I cattivi non sono più i rom, ci avete fatto caso? Nessuna casa più svaligiata dai rom. Nessuna donna più aggredita dai rom, nessun anziano più derubato della pensione dai rom.

E le case occupate? E chi se le ricorda più. E i centri sociali? Boh... Così come quei terroristi dei No Tav che distruggevano i centri delle città, chissà che fine hanno fatto. Saranno finiti tutti a lavorare in banca.

I terroni, quelli no, erano già spariti da tempo, sono anni che non rappresentano più un problema. Oltretutto loro votano, anche, non saremo mica matti di disperdere un patrimonio tale di preferenze, oggi poi che proprio i terroni sono i più colpiti dai movimenti migratori provenienti dal sud del mondo.

I terroni? Le nuove vittime (che votano)

Ecco, i terroni oggi sono diventati vittime, proprio come i polentoni lo erano quando quelli del sud Italia invadevano il nord. Adesso gli invasi sono loro, è su loro che bisogna lavorare, per raccogliere consensi.

È una lotta tra poveri costruita ad arte, una lotta in cui a guadagnarci sono i poveri di prima, quelli che improvvisamente si trovano a risalire uno o più gradini della scala predisposta dalla propaganda incessante di politucoli da strapazzo in cerca di voti facili.

Rom, centri sociali, No Tav, terroni oggi sono un gradino sopra i migranti, che godano di questa nuova posizione, finalmente possono vivere in pace.

La scala che porta al cielo

E i migranti onesti abbiano pazienza: prima o poi arriverà qualcun altro cui verrà assegnato il gradino più basso di questa scala, quello che oggi tocca a loro. In fondo, si tratta solo di aspettare.

Vallo a dire, però, alle migliaia di persone – donne, uomini, bambini, anziani – che muoiono in mare e i cui corpi giungono senza vita sulle nostre spiagge. Per loro l'unica scala esistente, oggi, è quella che porta direttamente al cielo.

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mercoledì 26 agosto 2015

Balotelli è tornato al Milan, viva Balotelli!

Balotelli è tornato al Milan, viva Balotelli.

Sì, viva Balotelli, detto ad alta voce da un milanista, senza alcuna ironia.

Dire questo, oggi, è altamente impopolare, soprattutto tra i tifosi rossoneri. Balotelli non lo vuole nessuno, Balotelli non è un campione, Balotelli è un fannullone, Balotelli è un ragazzo viziato e impertinente.

Balotelli, si dice, è tutte queste cose qui, ma io sono davvero contento che sia tornato al Milan, così come ero arrabbiato quando lo scorso anno era stato venduto.

Perché? Per tanti motivi, che qui cerco di elencare cercando di smontare le accuse che gli vengono via via rivolte.

1. Balotelli non è un campione.  

E allora? Forse che il Milan di oggi sia infarcito di Campioni, quelli veri con la "C" maiuscola? Balotelli non è un leader, questo no, ma se messo in condizione di giocare può dare il suo apporto più di altri. Con un Milan a pezzi non è l'uomo che può prendersi la squadra sulle spalle, con un Milan che gira può dire la sua. E chi dice il contrario vada a vedersi le sue azioni più belle in Nazionale e nei vari club in cui ha giocato (escluso Liverpool, ovviamente... youtube ne è pieno). Dire che Balotelli è calcisticamente una sega non risponde al vero, è una volgare mistificazione della realtà.

2. Balotelli è un ragazzo viziato.  

Che scoperta! Da quando ha la maggiore età guadagna milioni di euro ogni anno, vive al di sopra dell'immaginabile. Osannato e super pagato, è così strano che un ragazzone di oggi – li conoscete i ragazzi di oggi? – abbia difficoltà a mantenere uno stile di vita normale, non caratterizzato da comportamenti sopra le righe? Se preso nella giusta maniera, credo comunque che questo suo modo di fare possa addirittura rappresentare un aspetto positivo per la squadra in cui milita. Che noia quegli spogliatoi dove tutti sono perfettini. Che noia quelle partite in cui ci sono solo soldatini che fanno il loro compitino senza fantasia, senza qualche lampo di sregolatezza...

3. Balotelli è pagato troppo per il suo valore. 

Può essere, ma è colpa sua? Ottiene forse gli ingaggi puntando la pistola alla tempia dei dirigenti dei massimi club europei? Se lo pagano, se l'hanno pagato così fino ad ora, è perché in lui hanno intravisto potenzialità – sia sportive, sia di marketing – enormi. Nessuno regala niente, lo sappiamo noi che ogni giorno ci guadagniamo la pagnotta con fatica, figuriamoci se lo fanno le società calcistiche, gestite da manager e consulenti super sgamati, che non si fanno certo infinocchiare dal primo arrivato.

4. Balotelli è un ignorante.  

Balotelli non è un ignorante, è un ragazzo di oggi – li conoscete i ragazzi di oggi? – che di lavoro fa il calciatore. Al di là del fatto che è certamente più sveglio di quanto lo si voglia far apparire, nessuno può pretendere che un calciatore abbia il cervello di Einstein. Così come nessuno poteva pretendere che Einstein fosse un campione di calcio. Una volta Platini (Platini, che corre per diventare il numero uno del calcio mondiale!) disse: «Anche Einstein, intervistato tutti i giorni farebbe la figura del cretino». Ognuno fa il suo lavoro, l'importante è che lo faccia al massimo delle sue possibilità, il resto sono solo parole.

6. Balotelli spacca gli spogliatoi. 

Non sono d'accordo. Il suo comportamento può forse dare fastidio ai "vecchi", ma il suo carattere aperto può anche rappresentare una forza in più per uno spogliatoio forte. Per uno spogliatoio forte, certo, questa è la base irrinunciabile e forse il nuovo allenatore del Milan è la persona giusta perché questa condizione si verifichi. Senza dimenticare che Mihajlovic conosce Balotelli fin da ragazzo, potrebbe essere, questa, un'arma in più per lui e per il Milan.

5. Balotelli ci ha fatto perdere il Mondiale 2014. 

Questa è l'accusa più pusillanime tra tutte quelle rivolte a questo ragazzo. I baroni della Nazionale, ct e capitano in testa, hanno scaricato su di lui le colpe e le mancanze di una spedizione disastrosa. Balotelli ha giocato secondo le sue possibilità, ha pure segnato uno dei due miseri gol segnati dalla nostra Nazionale. Ha sbagliato gol facili? Può essere, ma qualcuno ha forse mai sostenuto che Del Piero non fosse un campione dopo i gol che si era mangiato nell'Europeo del 2000, nella finale persa contro la Francia? Troppo facile scaricare sul solito Balotelli, questa è stata una vera vergogna sostenuta peraltro dai principali giornali sportivi italiani, sempre a caccia di titoloni e di copie da vendere.

7. Balotelli non è una questione di razzismo, ma è proprio antipatico.  

Quando si premette che "non è una questione di razzismo, ma..." in genere si sta dicendo una cavolata. Può darsi non sia una questione di razzismo, l'acredine con cui molti si scagliano contro Balotelli, ma io credo che il colore della sua pelle sia all'origine della sua popolarità quanto della sua impopolarità. Perché Balotelli incarna e rappresenta l'Italia multiculturale e multirazziale di oggi. Atleti italiani di colore ce ne sono ormai da tanto tempo – soprattutto in atletica, ma anche già nel calcio – ma nessuno di loro è mai stato esposto in modo così clamoroso ai mass media, nessuno è mai stato così tanto sotto i riflettori. Perché Balotelli è un calciatore, certo, ma anche per il suo carattere. Molti italiani non perdonano a Balotelli non tanto di essere famoso e ricco – questo può capitare – ma piuttosto di ostentare senza pudore questa sua ricchezza. Che un "nero", anche se italiano, si permetta di fare quello che vuole, magari anche di comprare le macchine più belle e costose del mondo e di avere pure fidanzate non di colore, questo dà fastidio a molti. Che non lo ammetteranno mai, e quindi sfogheranno la loro stupida rabbia scaricando su Balotelli tutte le colpe immaginabili, in campo e fuori dal campo.

8. Balotelli farà come gli altri campioni di ritorno, che al Milan hanno sempre fallito. 

Vero, le operazioni nostalgia (Sheva, Kaka, ma anche Sacchi e Capello tra gli altri) al Milan non hanno mai dato i frutti sperati. Ma finora i ritorni riguardavano calciatori alla fine della carriera, spremuti e invecchiati. Balotelli è ancora relativamente giovane, c'è gente che è esplosa a età superiori della sua (vedi Toni, per fare un esempio). E poi è in prestito (nessun euro pagato per averlo) e metà dello stipendio lo paga il Liverpool, dal punto di vista economico potrebbe essere un vero affare.


Ecco, ho detto perché sono contento che Balotelli sia tornato al Milan. E spero che ci rimanga a lungo, a suon di gol e di prestazioni da vero campione, magari anche con la "C" maiuscola, alla faccia di chi gli vuole perennemente male (c'è anche gente che cavalca la questione Balotelli per fini elettorali, diffidate gente, diffidate).





lunedì 17 agosto 2015

Il valore di un pranzo

Milano vista dal Duomo
Qualche giorno fa, prima di partire per le ferie, in pausa pranzo sono andato a mangiare nel solito baretto.

Dire "solito" è però forse esagerato. Ci vado volentieri in primavera ed estate, con il caldo, perché ha il dehor posizionato in una delle piazzette più belle di Milano ed è un vero piacere, mangiare lì. Quest'anno sono riuscito ad andarci un po' di volte, mentre la scorsa estate, quella 2014, tra una pioggia e l'altra, era stato davvero difficile restare seduti lì, all'aperto.

Ho mangiato come al solito, ordinando ai soliti simpatici e gentili camerieri. Quando sono andato a pagare alla cassa, quando è stato il mio turno, il proprietario mi ha fatto lo scontrino e mi ha detto quanto gli dovevo. Poi ci ha pensato un attimo e ha detto no, che questa volta non dovevo pagare niente.

Non me l'aspettavo e tra lo stupito e il guardingo in una frazione di secondo mi sono chiesto, tra me e me, perché mi dice questo, quale secondo fine avrà?

Le cose che non hanno una spiegazione

Il proprietario del bar con il bel dehor, anche se sempre molto gentile, tende in genere ad apparire un po' "teso". C'è sempre molto da fare, lì, e probabilmente vuole avere tutto sott'occhio, per cui se qualcosa non funziona a dovere, anche con i clienti, si vede che fatica a tenere a bada i nervi. Anzi, a volte i nervi, a bada, non li tiene proprio.

Questi pensieri mi sono passati in un lampo per la testa, mentre osservavo il sorriso di chi mi stava parlando. Scusi non ho capito, ho detto, perché non vuole che paghi il pranzo? Così, ha risposto lui con noncuranza, perché ogni tanto si possono fare anche queste cose senza spiegazione... lei viene spesso qui e oggi mi va di non farle pagare il pranzo, tutto qui.

Ho biascicato un "grazie, davvero" quasi imbarazzato, ricambiando il sorriso. Poi ho anche aggiunto – che stupido! – che la settimana dopo non mi avrebbe visto, lì nel suo bar, perché stavo partendo per le vacanze (giustificazione non richiesta di una mia assenza che, ho pensato, sarebbe potuta apparire oltraggiosa se associata al bel gesto appena ricevuto).

Ho detto ancora grazie e sono uscito dal bar un po' confuso: un gesto del genere non me lo sarei mai aspettato. Ma mi sono ripreso in fretta e me ne sono tornato in ufficio sentendomi più leggero e pensando che mi piace davvero, ma davvero tanto, vivere in questa città.




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