giovedì 28 giugno 2012

"179 luoghi" all'Arci Bellezza,
una mostra da non perdere

Un consiglio? Eccolo qui: «Non perdete tempo!». Perché la mostra allestita nella ex palestra-boxe del circolo Arci Bellezza (in via Bellezza 16/A, proprio di fianco al parco Ravizza) durerà solo fino a sabato 30 giugno.

Si intitola "179 luoghi - Geografia della migrazione e del radicamento" ed è un viaggio affascinante e curioso compiuto attraverso le creazioni – fatte rigorosamente con materiale "povero" – di oltre 90 persone provenienti da tutte le parti del mondo. Per l'esattezza 28 Paesi, compresa ovviamente l'Italia. A loro è stato chiesto di creare, utilizzando carta, cartone, sassolini, tappi di bottiglia, fili di ferro, ecc. ambienti e luoghi in grado di rappresentarli. Ne è uscita una vetrina di luoghi reali, strappati alla memoria, quotidiani, ma anche di ambienti ideali, immaginari forse sempre desiderati e mai visitati.

 L'insieme è di quelli da lasciarti a bocca aperta, per la semplicità e la bellezza delle creazioni. Esposte, tra l'altro, in una sala storica, quella in cui Luchino Visconti girò molte scene del suo capolavoro "Rocco e i suoi fratelli".

Una mostra che dura pochissimi giorni, come detto. «E dopo esporrete da qualche altra parte?», abbiamo chiesto agli organizzatori, quelli di Asnada, la onlus che si occupa da molti anni di educazione e di intervento sociale verso persone italiane e straniere. «Dipende, se troviamo i soldi, per farlo...», la risposta.

Già, i soldi. Sono sempre loro il problema. Ma un piccolo aiuto glielo si può dare, a questi bravissimi amici, visitando la loro bella mostra, il cui ingresso è gratuito, e acquistando il microcatalogo, su cui sono riportate – ben disegnate – tutte le opere esposte. E' un gioiello in miniatura, costa pochi euro e potrebbe permettere a molti altri di godere di questa gradevole esposizione. Perché dunque non farlo proprio?



venerdì 22 giugno 2012

Il Dalai Lama, un milanese

Inutile nasconderlo. La mancata assegnazione della cittadinanza onoraria milanese al Dalai Lama è una grande delusione. Ed è una scelta difficile da condividere, quella presa dalla maggioranza del Consiglio comunale. Ma come, Giuliano Pisapia dice di essere prima di tutto il sindaco dei poveri, degli umili, dei meno fortunati, e poi fa una clamorosa retromarcia sul riconoscimento all'uomo che forse più di ogni altro al mondo, in questo momento, rappresenta un simbolo di libertà e di dignità umana?

Difficile, sì, da comprendere, anche se se ne possono intravedere le motivazioni. La Cina è potente, non dobbiamo nascondercelo. E quella frase della console cinese, secondo la quale la cittadinanza onoraria al Dalai Lama sarebbe stata interpretata dal governo cinese come "un chiaro segno di inimicizia", deve avere pesato non poco sulla decisione di chi governa la nostra città.

«Bisogna trovare un equilibrio», ha detto in tutta semplicità Pisapia, lasciando libera interpretazione alle sue parole. Ma non è difficile pensare che mettersi contro il colosso cinese sarebbe stata oggi, a tre anni da Expo 2015, una scelta che avrebbe comportato la rinuncia alla partecipazione all'Esposizione Universale da parte della Cina. Che sarebbe come se in un mondiale di calcio mancasse il Brasile, o l'Italia, o la Germania. Senza contare gli investimenti cinesi a Milano e dintorni: quanti posti di lavoro, anche di lavoratori italiani, sarebbe costata una scelta del genere?

Quando la realtà cozza contro i sogni

Questa è la realtà, che come sempre cozza contro i sogni. Il sogno sarebbe stato condividere la milanesità con il Dalai Lama e con tutto quello che rappresenta. Ma un sindaco, se n'è accorto anche Pisapia e molte delle persone che l'hanno votato con entusiasmo, a volte deve mettere da parte i sogni.

E veniamo al punto. Un sindaco sì, deve guardare alla realtà, più che ai sogni. Ma i suoi cittadini sono liberi di pensarla come vogliono, non hanno odiosi vincoli istituzionali da rispettare. Per questo, cari milanesi, è il momento di farci sentire. Tutti uniti – destra, sinistra, liste civiche, liste personali, bianchi, neri e forse anche gialli – a eleggere idealmente il Dalai Lama cittadino onorario milanese.

Non lo può fare la politica? Bene, lo facciamo noi, liberi cittadini di Milano.

Benvenuto fra noi, caro Dalai Lama. Per quanto ci riguarda da oggi Milano è anche la tua città.

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martedì 19 giugno 2012

Care Poste Italiane...


Ci stiamo rendendo conto, qui a Milanau, che sempre più spesso sul nostro blog parliamo di cose che non vanno per il verso giusto. Nella paura di apparire come disfattisti a oltranza, vorremmo dunque cambiare rotta e parlare di ciò che invece di questa città ci piace. Dobbiamo dire, a onor del vero, che di materiale e argomenti a questo proposito ne abbiamo in gran quantità, dobbiamo solo scegliere.

Ma ancora per una volta, concedeteci di occuparci di qualcosa che "non ci piace", perché questa storia che vi andiamo a raccontare ci rode dentro da un po' di settimane e non ci lascia dormire sonni tranquilli (tanto per usare un'iperbole).

Dovete sapere che gli uffici postali di via Mazzini sono stati spostati da pochi mesi in una nuova sede - distante poche decine di metri dalla prima – posta in via Paolo da Cannobio. Tanto era tetra e triste la vecchia location, così incassata in una corte circondata da alti palazzi com'era, tanto è colorata e luminosa la nuova, che si affaccia anche sulla larghissima via Albricci.

Quella vetrata che si è rotta

Perché parlare di questo "ordinario" spostamento? Perché mentre venivano montati i mobili della nuova sede, forse a causa di una manovra maldestra degli operai, una delle grandi vetrate che si affacciano sulla via si è rotta. Non si è frantumata – per fortuna, visto che poteva essere pericolosa per i passanti o per chi ci stava lavorando in quel momento – ma si è scheggiata irrimediabilmente.

Sede nuova, lavori ancora in corso, operai già sul posto... viene normale pensare che la vetrata sia stata sostituita in un men che non si dica. E invece no: sul vetro è stata disposta una pellicola adesiva - che ha la funzione di tenere insieme il tutto - che ancora oggi, a settimane dallo spostamento degli uffici nella nuova sede e quindi a settimane dall'inizio della piena operatività degli uffici stessi, è ancora lì, come se fosse il primo giorno.


Degrado, incuria, menefreghismo e anche pericolosità

E qui parte lo sclero. «Ma è possibile una cosa del genere?» è la domanda che ci poniamo. Ma in che posto viviamo? Un mondo in cui un'istituzione simbolo come quella delle Poste – che, non ci dimentichiamo, svolge ormai da qualche anno anche la funzione di ufficio bancario – non si preoccupa per settimane e settimane di sostituire un enorme vetro rotto in una sede nuovissima, lasciando che abbiano il sopravvento concetti come degrado, incuria, menefreghismo e forse anche pericolosità per gli utenti?

Ci fate un favore, care Poste Italiane, ce lo sostituite questo vetro?

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mercoledì 13 giugno 2012

Formigoni, chiarezza è stata fatta!

La gente lo aspettava da tempo. Tutti si guardavano negli occhi, da un po' di giorni, speranzosi. Sui tram, negli uffici, nelle case. "Dovrebbe arrivare presto...", "Sì, ha detto che è una questione di pochi giorni...", "Non vedo l'ora di poterlo leggere e capire finalmente tutto".

L'aveva annunciato e ha mantenuto la promessa. Roberto Formigoni, presidente della Regione ha pubblicato il suo libro politico – così l'ha definito lui stesso – intitolato "Il buon governo". In questo, aveva anticipato, troverete tutte le risposte alle domande che vi siete posti in queste ultime settimane. Anche coloro che mi vogliono cacciare dalla Regione, insomma, resteranno soddisfatti delle mie risposte.

Una risposta per ogni domanda

Le supposte firme false? Il perché dell'inserimento della Minetti nel listino del presidente? Le favoleggiate vacanze gratuite, pagate dall'imprenditore in galera Pierangelo Daccò? Tutte queste e altre fandonie raccontate dai servi del potere occulto che mi vuole vedere a casa verranno spazzate via grazie alla pubblicazione di questo libro, aveva lasciato intendere.

E così è stato e tutti ringraziamo il nostro presidente. E' bastata una sola frase, per chiarire tutto. Una semplice frase che ci permettiamo di estrapolare dal libro, naturalmente virgolettata, perché possa divenire dominio di tutti, anche di chi non avrà la fortuna di leggere l'e-book presidenziale. Eccola qui:

«L'attacco alla mia giunta e a me personalmente è inquadrabile per molti versi come l'esempio di liquidazione dei centri di resistenza all'omologazione, come regolamento dei conti con una realtà da normalizzare per rendere governabile "dall'alto" l'Italia».

Ah... finalmente abbiamo capito... grazie presidente, per questa definitiva chiarificazione. Una gran mazzata, non c'è che dire, a chi le chiede di liberare la sedia...


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lunedì 4 giugno 2012

Com'è pulito, il nuovo
muro di via Patellani!

Deturpatori di muri pubblici, scusate, sappiate che è stata dura, arrivare fino a questo punto. Abbiate pazienza, perciò, lasciate in pace questo muro. Torniamo a parlarne perché al pari dell'alberello di via Altaguardia, il muro di via Patellani può essere considerato un simbolo di come la città possa essere migliorata grazie all'intervento diretto dei cittadini.

Prima che diventasse così – bianco e perfettamente "a piombo" – il muro, molti di voi lo ricorderanno (ne abbiamo parlato su Milanau nel febbraio scorso) era cadente e pericolante. Per questo era stato circondato da transenne (nell'aprile 2011) e lo era stato a lungo, anche troppo, scatenando le proteste dei residenti della zona. In molti avevano chiesto al Comune di risolvere la situazione – quando c'era ancora la Moratti e dopo, con l'arrivo di Pisapia – fino a quando qualcuno, più solerte e cocciuto degli altri, aveva scoperto che il muro era di proprietà di una banca che, più volte contattata, si era infine convinta a Pisapia una volta per tutte la faccenda.

Il muro prima dell'abbattimento
Il muro abbattuto a febbraio 2012










Una discarica, e poi finalmente la ricostruzione

Così nel febbraio 2012 il muro era stato abbattuto e tutti avevano tirato un sospiro di sollievo. Ma era durata poco, la gioia, perché il muro abbattuto, con tutto ciò che ne consegue, cioè il materiale accumulato lì vicino, era rimasto tale a lungo, anche in questo caso per troppo tempo.

In breve quel tratto di strada si era trasformato in una piccola discarica a cielo aperto, con conseguente sconforto dei milanesi che frequentano con regolarità la zona. Quindi, nuove proteste e nuovo intervento del cittadino supercocciuto (del resto è uno abituato ad avere a che fare con le storie tese...) che ricontattando la banca è riuscito a fare in modo che il muro venisse finalmente ricostruito.

Ed eccolo qui, ritratto nella foto d'apertura, il nuovo muro di via Patellani, in tutto il suo splendore. Tanto splendido che ora nasce una nuova paura: che così lindo non lo resti per molto tempo ancora. La richiesta, cari deturpatori di muri pubblici, è dunque che abbiate rispetto almeno di questo simbolo. I milanesi di via Patellani e dintorni ve lo chiedono per favore. Con gentilezza, sì, ma anche con tutta la fermezza possibile!

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