giovedì 9 giugno 2011

La battaglia quotidiana di Missori

Il suo nome è Giuseppe. Il suo cognome Missori. Di lavoro fa, anzi faceva, il soldato.

Una vita di combattimenti, la sua, tutta rivolta al raggiungimento di quell'Unità d'Italia che festeggiamo – quasi tutti – in questo anno 2011. Prima tra i protagonisti delle Cinque Giornate di Milano, poi ufficiale al seguito di Garibaldi. Fu uno dei Mille, e questo basterebbe a renderlo immortale.

Ma fu anche colui che a Milazzo salvò coraggiosamente la vita all'Eroe dei due mondi: «Il colonnello Missori, con la solita bravura, mi apparve alla testa dei vari distaccamenti nostri e mi sbarazzò del nemico che guidava la cavalleria avversaria» scrisse in seguito Garibaldi nelle sue memorie.

A uno che salva la vita al Giuseppe nazionale minimo minimo bisognerebbe fargli un monumento. E infatti la città di Milano, di cui Missori è stato tra l'altro consigliere comunale (dopo avere attaccato la spada al chiodo) gliene ha dedicato uno, inaugurato nel 1916 e sistemato proprio al centro della piazza che porta il suo nome. Una piazza centrale, a pochi passi dal Duomo, e un monumento equestre unico nel suo genere.

Il cavallo stanco, vero coprotagonista del monumento

La scelta dello scultore, tal Ripamonti, è stata infatti quella di sottolineare l'orgoglio e la forza di questo combattente proprio grazie alla figura del cavallo, che in questo caso, possiamo dirlo, è protagonista della scultura tanto quanto il suo padrone. Se infatti l'animale appare affranto, stanco e forse anche un po' rassegnato – la scena probabilmente richiama il momento immediatamente successivo alla fine di una battaglia – il cavaliere, da par suo, mostra invece una vigoria estrema, un orgoglio che nemmeno la stanchezza può sconfiggere.

Davvero un grande soldato, deve essere stato Giuseppe Missori. Forse è per questo che, anche se ormai solo come monumento, continua a combattere una sua battaglia ogni giorno, indefessamente. Solo che i nemici non sono più gli austriaci, i papalini, i bersaglieri. L'assedio quotidiano cui è sottoposto è oggi quello delle auto, delle moto, dei furgoni che osano posizionarsi tutt'intorno ai suoi piedi, senza alcun rispetto.

Perché piazza Missori è senza dubbio una delle piazze più brutte di Milano. Non per il contorno, che alterna ruderi romani a palazzi storici, palazzi del ventennio e palazzi moderni, ma per ciò che ci sta in mezzo: una sorta di parcheggio, circondato da tratti di antiche linee tramvarie dismesse, dove regnano disordine e anarchia che, ormai solo casualmente, ha al suo centro una statua equestre con un cavallo stanco e un militare col busto eretto.

Sì, perché l'orgoglio di Missori, quale che sia il nemico, rimane lo stesso di sempre. Anche se la sua fiera immagine, ultimamente, viene affiancata da... amici di ben altra natura, come qui si testimonia. Capita, con questa nuova moda di sponsorizzare i lavori di ristrutturazione dei palazzi. Ma forse ci si aspetterebbe che al vil denaro proveniente dall'anima del commercio – anzi, dal commercio senza anima – non si piegasse anche la Chiesa (il palazzo in questione è la bellissima sede della parrocchia di Sant'Alessandro).

La sistemiamo o no, questa piazza?

Ma il punto è un altro, pubblicità o non pubblicità: insomma, la sistemiamo o no questa piazza? O meglio: la facciamo diventare una vera piazza? Della quale il suo protagonista indiscusso possa davvero essere fiero?

Non vorremmo che lo spirito del cavallo, alla fine, dovesse avere la meglio...


Questo è ovviamente un post che sarà soggetto a continue aggiunte, almeno fino a quando perdureranno i lavori di sistemazione del palazzo retrostante il monumento. E, dunque, ecco (siamo al 20 giugno 2011) due nuovi amici di Missori. Questa volta si tratta di due personaggi famosi, un regista e uno scrittore

Più famosi del nostro eroe? Questo lo potranno dire solo i posteri...

Oggi, 5 luglio 2011, stanno smontando le impalcature del palazzo. Gli amici del buon Missori già da giorni sono spariti, tra poche ore il fiero cavaliere tornerà finalmente solo. O meglio... adesso ci sono le macchine parcheggiate alla bell'e meglio attorno alla sua base, da eliminare. Ma per quelle il timore è che non sia così facile... Intanto godiamoci, qui sotto, questo primo passaggio verso la normalità...




E già che ci siamo, per chiudere, un po' di... nostalgia. Ecco com'era piazza Missori nel 1916. Ogni commento appare superfluo.


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